Tecnicamente sarebbe entrato in vigore sabato 7 marzo, ma in realtà è da oggi che il Jobs Act inizierà a produrre i primi, concreti effetti sul mercato del lavoro.

Venerdì scorso, infatti, sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale i primi due decreti firmati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che inaugurano la legge sul lavoro voluta con tutte le forze dal premier Renzi e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Insomma, si tratta solo della prima parte dei provvedimenti che dovranno realizzare il pacchetto Jobs Act: inizialmente, infatti, erano quattro i decreti licenziati dal Consiglio dei ministri dello scorso 20 febbraio,  tra cui figuravano anche i due oggi in corso di effettività.


All’appello, insomma, mancano ancora il provvedimento sui precari – che dovrebbe mettere fuorilegge i contratti co.co.co a partire dal prossimo primo gennaio – e il nuovo percorso della maternità e del congedo parentale.

Ma la parte più attesa della nuova legge è realtà: si tratta, ovviamente, del Jobs Act relativo a nuovi contratti di lavoro, articolo 18 e licenziamenti, le materie che hanno generato il braccio di ferro dei mesi scorsi tra governo, sindacati e minoranze non allineate.

Contratto a tutele crescenti

E’ ora in vigore il nuovo contratto di lavoro definito “a tutele crescenti” non perché concede particolari agevolazioni ai lavoratori rispetto all’anzianità di servizio, come lascerebbe intendere il nome, ma semplicemente poiché, al progredire del rapporto di lavoro, aumenta l’entità dell’indennizzo che verrebbe corrisposto al lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. A esserne coinvolti, i lavoratori neoassunti a tempo indeterminato nel settore privato come operai, impiegati o dirigenti. Esclusi, dunque, coloro che godono già di un contratto di lavoro senza scadenza e i dipendenti del settore pubblico.

Licenziamenti. Con il Jobs Act, si stabilisce che, per licenziamenti disciplinari ed economici adeguatamente comunicati, il giudice possa disporre essenzialmente l’erogazione di un’indennità non soggetta a contributi Inps, pari a due mensilità dell’ultimo stipendio per ogni anno lavorato, con un minimo di due e un massimo di 24.

Ciò non rimane valido per i licenziamenti discriminatori e intimati in forma orale, nonché i nulli: tutte fattispecie per cui la disciplina vigente rimane quella dell’articolo 18 post legge Fornero. Norma, quella del 2012, che viene invece abolita per le altre tipologie di licenziamento. Resta solo una possibilità per il lavoratore ingiustamente allontanato dal luogo di lavoro: dimostrare in aula l’insussistenza del fatto imputato, cosicché il giudice possa disporre il reintegro immediato.

Vai al testo definitivo del decreto sui nuovi contratti

La nuova Naspi

L’altro decreto entrato in vigore aggiorna le previsioni dell’assegno di disoccupazione, prevedendo di aver maturato non meno di tre mesi per periodo che va dal primo gennaio dell’anno solare antecedente al momento di interruzione del rapporto, con non meno di un mese lavorato nell’anno del licenziamento.

La Naspi è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni e si calcola con il 75 percento dello stipendio entro i 1195, dopodiché, per retribuzioni superiori, si aggiunge la somma pari al 25 per cento della differenza tra la retribuzione mensile e il predetto importo. Il massimo è di 78 settimane.

Dis-Coll. Nel decreto per la prima volta viene istituita un’indennità di disoccupazione per i precari a cui non sia stato rinnovato il contratto: viene corrisposta ogni 30 giorni per la metà dei mesi effettivamente lavorati, entro un massimo di sei mesi corrisposti.

Vai al testo definitivo del decreto sulla Naspi

Vai allo speciale Jobs Act

Vai alla circolare sulla riforma

 

Jobs Act  e le nuove regole  del licenziamento

Jobs Act e le nuove regole del licenziamento

Rocchina Staiano, 2015, Maggioli Editore

Il presente volume, aggiornato al D.Lgs. 4 marzo 2015 n.23 (G.U. del 06/03/2015 n. 54 – in vigore dal 7 marzo 2015), esamina in maniera approfondita, gli aspetti più problematici del LICENZIAMENTO INDIVIDUALE e COLLETTIVO nel settore privato e nel settore pubblico.Con un pratico...




5 COMMENTI

  1. Buongiorno . Vi sono alcune cose che, per quel poco che ne so, non tornano.
    1) nel sito inps viene detto che la vecchia disoccupazione ordinaria e requisiti ridotti, veniva sostituita da Aspi e Mini Aspi, in quanto, ci sarebbero stati, dei fondi europei per disoccupati/beneficiari e per diversi anni.
    2) anche se astutamente cambiata la sigla Aspi con Naspi, di fatto rimangono sempre fondi europei, dove, penso che né Renzi né tutte le magagnerie di decreti che cambiano continuamente dovrebbero interferire con la FINALITA dello stesso fondo.
    3) ritengo dia un abuso continuato sulle spalle dei stagionali che per forza maggiore si trovano a lavorare solo metà anno, mentre i signori ministri continuano a non farne a meno del blasonato scomodamente chiamato vitalizio di tre, cinquemila o più euro al mese che si acchiappano. (Questi non sono vitalizi. si chiamano super stipendi omaggiati dal popolo a chi già si becca 10,15,18mila euro al mese) …a mio avviso non solo si stanno bevendo il loro cervello, ma stanno disagiando e non di poco, chi in maniera lecita è legittima attinge dallAspine miniAspi vitalizi e sopravvivenza. Distinti saluti.

  2. Una cosa non è chiara, come sarà gestito il periodo di transizione? Un dipendente con 4 anni di contributi che sarà licenziato (o rimarrà disoccupato dal) il 20 Aprile 2015, ha diritto a 24 mesi di NASPI o 10 mesi di ASPI? Per soli 10 giorni rischierebbe di perdere potenzialmente 14 mesi di NASPI.
    Grazie,
    Michele

  3. articolo interessante.

    ma houna peplessità in relazione a quanto dichiarato: l’erogazione di un’indennità non soggetta a contributi Inps, pari a due mensilità dell’ultimo stipendio per ogni anno lavorato, con un minimo di due e un massimo di 24.

    In realtà il comma 1 dell’art. 3 del D.Lgs 23/2015 dispone l’erogazione di un’indennità non soggetta a contributi Inps, pari a due mensilità dell’ultimo stipendio per ogni anno di servizio in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità”.

    Grazie.

  4. Salve, sono disoccupato dal febbraio 2015 , volevo sapere se posso percepire la nuova naspi

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