E’ fatta: il Jobs Act dal primo marzo sarà ufficialmente in vigore. Per lo meno, lo saranno i primi due decreti che il governo ha portato oggi in Consiglio dei ministri, a conclusione di una maratona parlamentare durata quasi due mesi.

I due schemi di decreto legislativo, in attuazione della delega sul lavoro che il Parlamento ha accordato al governo, si riferiscono alle materie a cui l’esecutivo ha dato priorità in sede di attuazione: licenziamenti, contratti e ammortizzatori sociali.

Ovviamente, a farla da padrone nelle cronache è il testo che modifica la regolamentazione dei contratti, anticipato da ilrottamatore.it. Un testo molto atteso, per il quale anche il premier Renzi ha dedicato uno dei suoi tweet giornalieri:


RenziTweet

Il premier ha difeso il decreto che il governo ha portato in approvazione, sottolineando come lo stesso avvii l’abbandono di contratti a collaborazione, come co.co.co e co.co.pro. che hanno infestato il mercato negli ultimi tempi, specie per le nuove assunzioni di laureati o post stage.

In realtà, come abbiamo messo in evidenza, resteranno comunque in vigore altre formule di precariato, come il lavoro a chiamata, i voucher, il lavoro interinale, senza contare che rimarranno 5 i rinnovi di contratti a termine nell’arco di 36 mesi, prima di definire l’assunzione a tempo indeterminato.

“Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”. Così esordisce il decreto attuativo del Jobs Act, al Capo I articolo 1. Un proposito rispettato tra le pieghe del testo? Non proprio.

Il vecchio rapporto di assunzione stabile muterà forma, sotto la sigla del neonato contratto a tutele crescenti, che verrà attivato essenzialmente per le nuove assunzioni nel settore privato.

Come annunciato, infatti, rimarranno esclusi dal Jobs Act i lavoratori del pubblico impiego, i quali dunque non saranno investiti anche dalla nuova disciplina sui licenziamenti.

Confermate le modifiche al licenziamento di tipo economico e disciplinare, che costituiranno, secondo precisi criteri, modalità sufficienti a evitare il diritto al reintegro. Rimane inalterato il licenziamento discriminatorio.

Qui lo speciale sui licenziamenti

Da ultimo, poi, l’altro decreto riforma l’assicurazione sociale per l’impiego – o Aspi – che altro non è che il corpus di ammortizzatori che viene riconosciuti a lavoratori che abbiano perso l’occupazione per motivazioni indipendenti dalla propria volontà. In questo caso, cambiano i termini dell’assegno di disoccupazione, che viene allungato fino a 24 mesi in presenza dei requisiti e della longevità contributiva necessaria.

Qui lo speciale Naspi

Vai al testo del decreto sui licenziamenti

 

NOVITA' FISCALI 2015: LEGGE DI STABILITA' 2015 E DECRETO SEMPLIFICAZIONI

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Centro Studi Fiscale, a cura del, 2015, SEAC

Il 2014, dal punto di vista fiscale, è stato un anno intenso, caratterizzato dall'emanazione di una serie di provvedimenti normativi, tesi al rilancio dell'economia e allo snellimento degli adempimenti tributari ed amministrativi a carico di imprese e cittadini. Il Volume si propone come guida...




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4 COMMENTI

  1. E’ stato ridotto il tradizionale lavoro precario e reso precario il tradizionale lavoro a tempo indeterminato. Bel risultato!!! Si susseguono ormai e senza essere stati votati governi di secchioni che fanno i “compiti a casa” sotto dettatura della Merkel & company

  2. Mi chiedo :
    Come mai il jobs act non è esteso per dipendenti pubblici ( regioni , provincie e comuni ???.

  3. Leggi la legge , diceva Eratostene, caro Luciano, le aziende stanno attendendo il giorno della entrata in vigore del Job Act per assumere a tempo indeterminato. Ho letto la legge e finalmente vedo che i Sindacati sono stati confinati nel loro giusto campo di azione. Ho letto la legge e vedo che ci avviciniamo al mercato libero del lavoro. Non ci sono padroni “cattivi” ogni datore di lavoro ha interesse a trattenere un buon lavoratore. Andiamo avanti così . Adesso dobbiamo educare le Banche e gli Istituti fiianziari al nuovo mercato Italiano.

  4. Sono convinto che,dato il disastroso periodo economico,l’abolizione dei contratto cococpro e cococo manderà in mezzo ad una strada una miriadi di giovani,in quanto,le aziende non possono sostenere i costi degli oneri sociali e preferiranno chiudere,piuttosto che dissanguarsi.

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