Sono gli osservati speciali del governo. Quelli per cui sia il premier Renzi e il ministro del Lavoro non hanno esitato ad ammettere: “Ci siamo sbagliati”. E ora, a quanto pare, vogliono porvi rimedio. Si tratta dei titolari di partite Iva, il settore dei lavoratori autonomi martoriato dalle varie innovazioni del 2014, che vedono, però, in questo inizio di anno qualche spiraglio per tornare a sperare.

Non c’è dubbio che i passati dodici mesi siano stati, nei confronti dei titolari di attività commerciali, artigianali e studi professionali, una delle parentesi più drammatiche di sempre, sia dal punto di vista del reddito che, soprattutto, da quello fiscale.

Se, infatti, la contrazione del mercato rappresenta, purtroppo, una condizione ormai abituale da qualche anno, le varie stangate che si sono succedute negli ultimi tempi sul fronte tributario, hanno reso la vita quasi impossibile alle partite Iva, specie a quelle di recente istituzione.


Non deve sorprendere, infatti, il boom di aperture nei mesi di novembre e dicembre 2014, quando, cioè, era ormai evidente che il governo avesse intenzione di mettere mano al regime dei minimi, modificando – al rialzo – imposte e – al ribasso – i tetti entro cui godere del sistema fiscale agevolato. Tutto ciò, mentre, è bene ricordarlo, si abbatteva sul capo degli autonomi anche il salasso di Tasi e Tari, le due tasse sulla proprietà di immobili e sulla raccolta rifiuti, che hanno visto avere la peggio proprio le attività commerciali, artigianali o imprenditoriali.

Cosa cambia nel 2015

L’innalzamento dell’imposta sostitutiva dal 5% al 15%, dunque, è stato il colpo di grazia per le partite Iva, in grado di mettere definitivamente in ginocchio un settore già provato. Non sono mancate, prima, durante e dopo, le proteste per l’approvazione del nuovo regime in legge di stabilità e, ora, a distanza di un paio di mesi, l’esecutivo ha deciso di fare marcia indietro, con qualche novità.

Regime dei minimi. Confermato nel decreto Milleproroghe 2015 il ripristino, per il 2015, del vecchio regime dei minimi, con possibilità di optare, per le nuove aperture, anche per l’imposta al 5% – con limite di ricavi a 30mila euro – oppure al 15% secondo la recente modifica, con soglie variabili tra 15 e 40mila euro di ricavi annui.

Gli esperti mettono comunque in guardia da un aspetto: al di là della mera quota impositiva, va tenuto presente che la scelta del vecchio regime comporterà la documentazione approfondita dei costi sostenuti. In aggiunta, un eventuale superamento del limite nel bilancio consuntivo superiore al 50% del tetto, comporterebbe l’immediato e retroattivo abbandono del bonus fiscale. C’è, poi, da tenere presente che il regime vale solo per gli under 35. Insomma, torna il vecchio regime dei minimi, ma la vita si complica e non di poco.

Qui tutto sul regime dei minimi 2015: soglie, contributi e modalità

Freelance. C’è un’altra novità di rilievo nel Milleproroghe per le partite Iva dei lavoratori a cottimo o comunque retribuiti a singola prestazione, che vede coinvolti non solo i freelance ma anche i professionisti non iscritti a casse professionali. Anche qui, retromarcia sulle decisioni recenti: in luogo dell’aliquota al 30% aggiunta dello 0,72% in quota di maternità, viene definito il ritorno del versamento al 27,72%, che l’anno prossimo passerà al 28,72% e nel 2017 al 29,72%.

Vai allo speciale Milleproroghe

 

NOVITA' FISCALI 2015: LEGGE DI STABILITA' 2015 E DECRETO SEMPLIFICAZIONI

NOVITA' FISCALI 2015: LEGGE DI STABILITA' 2015 E DECRETO SEMPLIFICAZIONI

Centro Studi Fiscale, a cura del, 2015, SEAC

Il 2014, dal punto di vista fiscale, è stato un anno intenso, caratterizzato dall'emanazione di una serie di provvedimenti normativi, tesi al rilancio dell'economia e allo snellimento degli adempimenti tributari ed amministrativi a carico di imprese e cittadini. Il Volume si propone come guida...




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