Tutto pronto per il primo decreto del Jobs Act: il governo ha già fissato la data per la sua presentazione, a mercoledì 24 dicembre, quando, presumibilmente, la grandissima parte degli italiani sarà alle prese con i preparativi natalizi e non si curerà delle modifiche all’articolo 18.

Il governo lo ha affermato con una serie di annunci molto chiari già in tempi non sospetti: le novità del Jobs Act, soprattutto quelle inerenti il mercato del lavoro, i nuovi rapporti e la possibilità di licenziare, saranno in vigore dal primo gennaio.

Così, con l’approvazione del disegno di legge arrivata lo scorso 4 dicembre e la pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale lo scorso lunedì 15 dicembre, sotto forma della neonata legge 183 del 2014. Con la specifica di entrata in vigore al 16 dicembre, allora, il governo ha piena facoltà di intervenire sulle tematiche enunciate nella nuova norma, e in particolare:


• ammortizzatori sociali;

• servizi per il lavoro e politiche attive;

• semplificazione procedure e adempimenti;

• riordino forme contrattuali e attività ispettiva;

• tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.

QUI SPIEGATE UNA PER UNA LE CINQUE DELEGHE DI RIFORMA DEL LAVORO

A questo punto, dunque, il governo è chiamato a emanare almeno un decreto delegato per ciascuna delle materie qui sopra enunciate e ha tutta l’intenzione di partire proprio dalla materia più spinosa – ma più economica per le casse pubbliche – ossia la riforma dei contratti di lavoro.

 

Cosa sarà nel primo decreto

Il provvedimento, come detto, dovrebbe essere presentato il giorno della vigilia di Natale e conterrà tutte le informazioni sul nuovo contratto a tutele crescenti, introdotto proprio con il Jobs Act, più le modifiche allo Statuto dei lavoratori, in quell’articolo 18 al centro di tante polemiche nei mesi scorsi.

Come previsto dalla delega approvata in Parlamento, tanto per cominciare le novità in materia di diritto al reintegro non saranno retroattive, ma si applicheranno esclusivamente a coloro che saranno assunti o cambieranno contratto di lavoro a partire dal primo gennaio 2015.

Tra gli ultimi dettagli in via di definizione, poi, le specifiche di reintegro per il licenziamento disciplinare, la vera spina che cambierà radicalmente le tutele dei vecchi occupati rispetto a quelle dei nuovi.

Ora, sembra che il decreto indicherà come necessario il reintegro solo se viene riscontrato dal giudice che il fatto materiale di cui il lavoratore sarebbe accusato non sussista. 

Per chi verrà licenziato in seguito a decisioni di stampo economico, invece, il Jobs Act ha previsto un diritto a un indennizzo in caso di riscontrata illegittimità, anziché il reintegro in azienda – sempre che questa sia ancora in attività – pari a 1,5 mensilità per anno di servizio fino a un massimo di 24. Per modificare questo regime, poi, si sta pensando di introdurre una soglia minima di almeno 3 mensilità anziché le 6 inizialmente indicate. Per la conciliazione classica, invece, l’indennizzo sarebbe previsto entro un range da una a 16 mensilità.

Per i casi non finiti in giudizio, invece, l’indennizzo dovrebbe partire da due mensilità, con il bonus dell’esenzione fiscale per dissuadere dal portare il caso di fronte all’autorità giudiziaria.

QUI IL TESTO DEFINITIVO DEL JOBS ACT 2014

 

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