Il Jobs Act entra nella settimana decisiva. Dopo l’approvazione dei giorni scorsi alla Camera dei deputati, infatti, la riforma del lavoro sta per approdare in Senato nella versione identica a quella approvata a Montecitorio.

In un primo momento, pareva che anche a palazzo Madama sarebbero incorse modifiche al testo del ddl sull’occupazione, prolungando ulteriormente l’iter del provvedimento e mettono a rischio l’approvazione definitiva entro l’anno. Questo, infatti, è il limite che il governo, in primis con il presidente del Consiglio Renzi e il ministro per i Rapporti con il parlamento Mari Elena Boschi, si sono dati dopo la prima, faticosissima fiducia in Senato.

Un termine che, viste le resistenze sia politiche che sindacali – con la Cgil pronta a invocare i suoi scioperi in tutto il paese e la fronda interna di Civati, Cuperlo, Fassina e compagni, a fare impensierire il premier – pareva fuori dalla realtà. Poi, nel corso del confronto alla Camera, è arrivato l’accordo che ha consentito di approvare la riforma del lavoro senza ricorrere a un nuovo voto di fiducia, ma semplicemente inserendo un richiamo più diretto all’articolo 18, escluso in toto nella versione originaria del disegno di legge.


Così, pare che le condizioni in atto lascino presagire un via libera definitivo per i prossimi giorni, se non interverranno sorprese nel corso del dibattito in aula. Così come alla Camera, infatti, il governo pare intenzionato a non porre la questione di fiducia nella nuova lettura in Senato, lasciando ai rappresentanti la possibilità di intervenire sul testo, anche se il governo si augura un via libera convinto. Le defezioni nei precedenti passaggi, con alcuni esponenti che non hanno votato con il governo, prima la fiducia, e poi il testo del Jobs Act, non paiono preoccupare troppo Renzi, che dovrebbe avere i numeri per portare a casa l’ok definitivo.

Le novità del Jobs Act

Tra le maggiori innovazioni della riforma, ovviamente, figura la nuova disciplina dei contratti di assunzione, con la formula del rapporto a tutele crescenti, che assicurerà l’avvio di forme di collaborazione a tempo indeterminato, ma con maggiori possibilità di licenziamenti per i dipendenti.

QUI TUTTE LE NOVITA’ SUL LICENZIAMENTO

Ci sono poi i capitoli fondamentali del welfare, che vedrà applicate le novità in termine di unificazione di Aspuie  mini Aspi, con la possibilità di allargamento anche ai precari. In arrivo, poi, il diritto alla maternità anche alle lavoratrici senza contratto a tempo indeterminato, più un corposo sostegno alle politiche attive di riduzione della disoccupazione.

Ecco la circolare completa con il Jobs Act spiegato in tutte le sue componenti

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