Jobs Act, ancora polemiche sull’articolo 18. Ieri sera, il premier Matteo Renzi ospite alla trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, è intervenuto nuovamente sul tema che sta spaccando la scena politica e sindacale del Paese, nella vigilia di questa giornata decisiva. Oggi, infatti, non solo è in programma la direzione del Pd che dovrebbe sancire la posizione definitiva del partito guidato dal premier-segretario, ma anche un summit tra i sindacati che dovrebbe portarli a un accordo sulla linea comune da seguire in tema di contratti di lavoro.

Ovviamente, la battaglia è tra il governo, intenzionato a ridurre le coperture dai licenziamenti – in primis ai neo assunti – così come sono attualmente in vigore – già allentate, ricordiamo dalla legge Fornero del 2012 – e le rappresentanze dei lavoratori, in particolare la Cgil, che si erge a scudo dell’articolo 18 e degli ultimi scampoli di tutela del posto di lavoro.

“Quando hai un disoccupato non devi fare una battaglia ideologica sull’articolo 18 ma devi fare in modo che trovi un lavoro – ha notato il premier in televisione – Non è il reintegro la soluzione dei problemi, è una battaglia ideologica della sinistra”. 

Con queste parole, il presidente del Consiglio si è rivolto in maniera conclamata anche alla minoranza del proprio partito, con i vari Bersani, Cuperlo e D’Alema che, negli ultimi giorni, hanno rialzato la testa schierandosi apertamente contro la linea del governo in materia di Jobs Act. “Per 20 anni c’è stata una generazione di persone che ci ha raccontato cos’è la sinistra disinteressandosi della realtà delle persone. Il mio obiettivo non è far contento D’Alema, ma la mamma che non ha la maternità. E non la si difende con l’articolo 18”, ha aggiunto il primo ministro.

Al centro di tutto, ritiene Renzi, la solita guerra agli imprenditori, i quali, però, “non sono cattivi e devono avere il diritto di lasciare a casa”. Da parte loro, invece, i sindacati sarebbero corresponsabili di un sistema che ha incentivato e fomentato il ricorso ai contratti precari come modalità principale di inserimento al lavoro. Così, assicura il premier, oggi in direzione “dirò che cancelliamo i Cocopro e tutte quelle forme di collaborazione precarie”.

Legge di stabilità. Anticipazione importante anche quella fornita sulla prossima finanziaria che, ha assicurato il premier, sarà un’operazione da 20 miliardi “e non un centesimo di più di tasse”. Si avvicina, dunque, la presentazione del testo che metterà a punto il bilancio dello Stato, con gli interventi molto attesi sulla sfera fiscale e sociale.

 Il video completo dell’intervista a Renzi

Vai al testo del Jobs Act


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2 COMMENTI

  1. che ne dite di tutti i lavoratori a partita iva falsi perche’ dotati di badge, fanno turni festivi e netturni senza indennità e con uno stipendio diciamo forfetterio

    ma che fai? dici che non va bene? non puoi !

    ma può accadere anche che se non parli e lavori anche a queste condizioni un giorno arriva la figlia o nipote di qualche mammasantissima e ti faranno fuori

  2. Giusto voler eliminare le forme atipiche di lavoro, mere invenzioni elusive causa di precariato, da lungo tempo vado sostenendo che la prima vera e necessaria riforma del lavoro dovrebbe necessariamente passare attraverso il ritorno al sistema ‘duale’: non esiste ‘in natura’ un tertium genus ‘parasubordinazione’ (cocopro, ecc.), il lavoro è non può non essere se non dipendente o autonomo. La domanda però è: Renzi, che ora sembra aderire a detta impostazione, dice la verità o questo è uno dei suoi soliti annunci poi non realizzati? Il dubbio è fondato e legittimo, visto che il progetto di legge del governo (emendamento, art. 4, lett e), ben lungi dall’eliminare i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ne dà implicitamente per scontata la loro esistenza e permanenza nel nostro ordinamento. Di fronte poi alle insuperabili ed insuperate obbiezioni dei diciottisti, Renzi si inventa altre furbesche falsità pur di convincere l’opinione pubblica: dopo la vulgata della ‘ingiustizia’ dell’attuale sistema da abbattere togliendo diritti a chi ce li ha (e non invece estendendoli a chi non ce li ha) -subito rivelatasi, agli occhi degli onesti, mero inganno- ecco ora, spiattellate ad effetto nella trasmissioni di Fazio, quelle secondo cui il giudice non può interferire nella gestione dell’impresa e l’art. 18 non si applica ai sindacati. Ma non è esattamente così, è noto infatti che: a) il giudice non ha alcun potere di sindacare il merito della gestione aziendale -la quale compete esclusivamente all’imprenditore- ma può, e deve, solo verificare se sussistono le condizioni dalla legge richieste perché il licenziamento non sia ingiusto (crisi economica, riorganizzazione, inadempienza del lavoratore, ecc.); b) oltre al fatto che l’art. 18, in principio, non si applica a tutti i datori di lavoro che imprese non sono (ivi comprese le organizzazioni di tendenza, come sindacati, associazioni di categoria, partiti, ecc.), l’esenzione riguarda, comunque, esclusivamente i dipendenti di tali soggetti che svolgano funzioni di rappresentanza politica, ma non quelli –e sono la stragrande maggioranza- che svolgono ordinarie mansioni ‘tecniche’ amministrative.

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