Il DL 90/2014 prende atto che gli Enti locali non sono ancora pronti per fare fronte ai nuovi adempimenti, e rinvia il problema di qualche mese.

Novità in arrivo dal DL 90/2014, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, per l’acquisizione di beni e servizi da parte dei piccoli Comuni, che mai come oggi si trovano alle prese con cambiamenti epocali per la loro preziosa e capillare operatività al servizio dei bisogni del territorio.

L’art. 23 ter del nuovo DL, infatti, rinvia dal 1° luglio 2014 al 1° gennaio 2015 l’obbligo per i Comuni non capoluogo di provincia di aggregarsi – o di servirsi delle centrali di committenza – per gli appalti di beni e servizi, e al 1° luglio 2015 il corrispondente obbligo per gli appalti di lavori.

Ai sensi del comma 3 del medesimo art. 23 ter, inoltre, viene disposto che, per gli appalti sotto i 40.000 euro, i Comuni al di sopra dei 10.000 abitanti possono procedere autonomamente senza obblighi di aggregazione.

Va detto che una siffatta regolamentazione non è per nulla frutto di circostanze estemporanee, ma si ricollega a un progetto organico da qualche tempo intrapreso dal Governo, con l’obiettivo di puntare al contenimento della spesa pubblica mediante una razionalizzazione delle procedure di acquisto poste in essere dalle Autonomie locali.

Si tratta di un progetto però destinato a produrre, nel contempo, un drastico impatto per i Comuni – specie di minori dimensioni – che si trovano alle prese con carenze strutturali di organico, e un sovraccarico di procedure amministrative sempre più difficili da gestire.

Non c’è da stupirsi, perciò che il 10 luglio 2014, in sede di Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali, sia emersa con forza la necessità – sancita da un’apposita intesa – di un percorso di preparazione e coinvolgimento di vari soggetti per l’applicazione della norma, e sia stata espressa l’esigenza di posticipare l’entrata in vigore del nuovo regime in programma dal 1° luglio (ex art. 9, comma 4, del DL 66/2014), al fine di consentire agli Enti locali di avviare il percorso di attuazione del nuovo modello operativo.

In particolare, nell’ambito dell’intesa raggiunta è stato ritenuto fondamentale che “l’A.N.AC. conceda il codice identificativo gara (CIG) ai Comuni non capoluogo che dal 1° luglio non abbiano potuto ricorrere con le attuali modalità previste, ancora in gran parte da attuare, alle acquisizioni suddette, a prescindere dalla tipologia e dal valore”.

Un dettaglio non trascurabile: l’art. 9, comma 4, del DL 66/2014 dispone espressamente che l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (oggi ANAC) non rilascia il codice identificativo gara (CIG) ai Comuni non capoluogo di provincia che procedano all’acquisizione di lavori, beni e servizi in violazione degli obblighi di aggregazione.

In tale contesto critico, nel luglio 2014 il Presidente dell’ANAC mette in risalto la dicotomia emersa tra l’intesa siglata in sede di Conferenza unificata e il DL 66/2014, osservando che “anche l’Autorità è a conoscenza delle problematiche manifestate dagli Enti locali ed è consapevole che il diniego nel rilascio dei CIG potrebbe avere un effetto negativo per l’intero comparto degli appalti pubblici; tuttavia non può esimersi dall’applicazione della disposizione vigente e, pertanto, senza un opportuno intervento normativo, deve opporre il diniego al rilascio dei CIG nei confronti di tutti i soggetti che non agiscano in ottemperanza alla norma. Appare quindi urgente un intervento normativo che disponga la proroga dei termini così come definiti nell’intesa”.

In linea con questi auspici, sopraggiunge ora – come sempre in ritardo e con il sapore di una sanatoria – l’art. 23-ter del DL 90/2014, che rinvia il problema di alcuni mesi, e in qualche misura lo attenua, estrapolando dall’obbligo de quo gli appalti al di sotto dei 40 mila euro, se attuati dai Comuni con popolazione superiore a 10 mila abitanti.

Il banco di prova è dunque spostato al 2015, che ci regalerà, forse, una nuova e avvincente puntata dell’ennesima commedia all’italiana.

AppaltieContratti.it

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteSciopero esercito: così Renzi potrà assicurare promozioni e assegni
Articolo successivoTari e Tasi 2014, l’autunno caldo del fisco. Le prossime scadenze

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here