Etimologicamente democrazia significa “governo del popolo”, Abramo Lincoln ci aggiunse “esercitato dal popolo”, “a favore del popolo”.

Dimenticò, non per negligenza, di specificare che “esercitato dal popolo” vuol dire che al governo ci stanno uomini scelti dal popolo.

Che cosa è realmente la democrazia?

Un delicato insieme di equilibri comuni.

In particolare, l’equilibrio dei poteri si configura come il catalizzatore dei processi sociali: una minima alterazione di qualsiasi elemento tende a squilibrare  il bilanciamento dell’intero sistema.

Da sempre nei regimi democratici ogni potere cerca di prevalere sugli altri e da qualche anno, nel sistema sociale chiamato Italia, il potere esecutivo tende ad assumere una posizione preminente sugli altri poteri.

A  quanto affermato dobbiamo aggiungere la recessione, non del sistema economico, ma della Legge.

Ciò serve a spiegare i motivi della fuga dell’ingegno dai luoghi vitali della decisione democratica.

Il parlamento è impoverito dalla presenza di uomini di secondo piano, scelti da primari interessi di categorie ben precise per favorire le stesse a discapito della intera collettività.

Gli esecutivi sembrano ignari del fatto che non sono i legislatori, per quanto modesti, o i giudici, per quanto comunisti, a minare o rallentare il loro esercizio.

Il mancato raggiungimento degli obiettivi politici deriva fondamentalmente dalla bulimia di potere dei potentati economici che hanno sostituito una classe politica corrotta senza estirpare le cause della corruzione.

Come rimedio alla corruzione dei politici fu proposto, ed attuato, la divisione dei compiti:

  • agli amministratori le linee guida, ai burocrati la gestione.

Ciò che sembrava un rimedio si è dimostrato dannoso ed inefficace: la corruzione si è ampliata, ai politici si sono aggiunti i burocrati, immutabili e non sottoposti al giudizio del popolo.

La ristrutturazione che si è intesa apportare con la riforma derivante dal dlgs 29/93 e dal dlgs 165/2001 si è rivelata peggiore del male che voleva curare.

Se qualcuno, circa mezzo secolo fa, avesse profetizzato il futuro dell’Italia, affermando:

  • che persone, scelti non dai cittadini ma da un sistema di interessi particolari, avrebbero occupato, in nome dei cittadini, il parlamento;
  • che questi “parlamentari” avrebbero eletto e rieletto il Presidente della Repubblica;
  • che questi “parlamentari”  avrebbero votato un Governo formato da una coalizione mai votata dai cittadini;
  • che questi “parlamentari” avrebbero fatto la riforma della Legge Fondamentale dello Stato votata da uomini del calibro di Pietro Calamandrei, Alcide De Gasperi, Ugo La Malfa, Pietro Nenni, ecc…

Quell’ipotetico profeta sarebbe stato quantomeno deriso. Invece ……………..

Vista la crisi della Legge, tante le leggi non osservate,  sembra che i cittadini non abbiano più il diritto di avere diritti.

Norberto Bobbio ricordando Montesquieu ed il suo discorso sulla “molla della politica”, affermava: La molla che fa funzionare il dispotismo è la paura; il potere dei privilegiati, l’invidia (finché dura e non si trasforma in rabbia). Per la democrazia, che è il regime di tutti, occorre una “virtù” particolare, fatta di serietà e sobrietà negli stili di vita, di stima reciproca, di spirito d’uguaglianza, di rifiuto del privilegio e rispetto del diritto, di cura per le cose pubbliche che, essendo di tutti, non possono essere preda di nessuno in particolare.

Bobbio, giustamente, parla di dispotismo e non di despota, parla ancora di potere dei privilegiati, parla di “virtù” come rifiuto del privilegio e ricerca dello spirito d’uguaglianza.

Insomma, descrive tutto ciò che non si riesce più a configurare all’interno del nostro sistema “democratico?”.

Per rafforzare il loro diritto a governare, i nuovi despoti propongono di aumentare la velocità dell’iter di approvazione delle leggi proposte dall’esecutivo utilizzando una sola Camera dove i soggetti “attivi” sono ancora più asserviti e devoti al soggetto (politico?) che li ha scelti.

Il caos che regna sovrano, impedisce ai cittadini di richiedere l’approvazione dell’unica legge necessaria per uscire fuori dal caos: la legge che regolamenta la vita dei partiti.

Queste le domande che i cittadini dovrebbero porsi:

  • è ipotizzabile una vita democratica senza interfacce sociali organizzate (i partiti) portatrici di proposte politiche?
  • è giusto finanziare i partiti o quest’ultimi devono vivere con le quote dei soci?
  • è giusto non avere una legge che regolamenti l’uso che i partiti fanno dei finanziamenti pubblici?
  • è giusto non controllare la democrazia interna ai partiti?
  • è giusto non far ritornare ai cittadini i patrimoni dei partiti che non vengono più votati e/o si sciolgono?
  • è giusto che i partiti siano proprietari di immobili e datori di lavoro?

A tutto ciò dobbiamo aggiungere che abbiamo identificato come altamente democratico la scelta di leader di partito affidata a cittadini non iscritti al partito.

Se non vogliamo dire “Au revoir Mme démocratie” prima di abolire il Senato ed il bicameralismo perfetto, dovremmo provare, visto che siamo l’oggetto attivo e passivo dell’azione dei partiti, a regolamentare la loro vita, anche quando preferiscono chiamarsi “movimenti”.


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2 COMMENTI

  1. Giuseppe, come ho scritto in un atro post parlando di Montesquieu , da noi la separazione dei poteri non è mai avvenuta. Negli Enti locali il funzionario prende ordini dal politico e fa strada oppure viene distrutto da quest’ultimo.
    Il cittadino non contesta l’operato della P.A. tramite la legge 241/90, preferisce rivolgersi al politico per avere corsie preferenziali.
    Vista la cosa in un ‘altra ottica non ha neanche tutti i torti, poiché dall’altra parte si trova un operatore della P.A che non conosce la portata della legge e non sa che sta “servendo” il cittadino e non assecondando un politico, e poi i dinieghi della P.A o i lunghi silenzi se li impugnati davanti al TAR hanno costi esorbitanti e tempi biblici.
    E’ da qui che il Governo deve iniziare il suo lavoro nella SEPARAZIONE DEI POTERI , educando sia il cittadino sia l’operatore della P.A. e proponendo figure terze ed imparziali con potere disciplinare che valutano l’operato della P.A. .
    Nel caso che il funzionario pubblico disattende la legge per ordine del politico ne risponderà personalmente poiché gli sarà comminato un provvedimento disciplinare che influirà sul suo stipendio e sulla sua carriera qualora non fosse soddisfatto del provvedimento comminato per aver trasgredito alle norme di legge sarà lui a ricorrere al TAR a sue spese, il giusto processo non si nega a nessuno!

  2. Pare vivere in una dittatura anarchica….Tanto vale un buon dittatore/trice che abbia il coraggio di assumersi responsabilità di decisioni. ma di quelle TOSTE prima che decida per noi lo straniero:)

    La domanda a questo punto è: quale straniero?

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