Quella che segue è una richiesta di cancellazione realmente inviata da una collega. I dati sensibili sono stati, naturalmente, rimossi.

Trattasi di lettera “pilota” realmente inviata da una giovane avvocato elaborata dal gruppo di studio sulla previdenza forense che si ritrova su fb denominato “Istituzione Gestione Separata Cassa Forense”, il cui admin (amministratore) è l’Avv. Felice Adelfio.

“Lettera d’amore” di una neo iscritta alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense

“Lettera d’amore” di una collega neo iscritta all’ente di previdenza degli avvocati.

“Alla CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA FORENSE
Via E. Q. Visconti 8
00193 ROMA
e
AL PRESIDENTE CASSA NAZIONALE
DI PREVIDENZA E ASSISTENZA FORENSE
Avv. Nunzio Luciano
lettera raccomandata anticipata mediante pec agli indirizzi: ….
Oggetto: Domanda di cancellazione – Richiesta di interventi concreti in soccorso degli Avvocati in difficoltà e contestuale proposta di soluzioni alternative o rateizzo contributi anno 2013 e 2014.

La sottoscritta ….

PREMESSO
– che con domanda del 05.11.2013 chiedeva iscrizione alla Cassa Forense, deliberata in data 21.11.2013;
– che in data 25.11.2013 riceveva comunicazione n° prot. …., riguardante il pagamento dei contributi professionali previdenziali, che per l’anno 2013 ammontano a € 3.512,00;
– che nel gennaio 2014 riceveva ulteriore comunicazione n° prot. 2014/…., inerente il pagamento dei contributi per l’anno 2014, che per il corrente anno ammontano a € 3.631,00;
– che, dunque, l’importo totale è di € 7.143,00, da versare entro il termine ultimo del 31/10/2014.
CONSIDERATO
– che, come dagli ultimi due mod. 5 allegati, il reddito percepito dalla scrivente risulta essere di gran lunga inferiore a € 10.000,00, nel particolare è di € ….per l’anno 2012 e € ….. per l’anno 2011;
– che è coniugata e corresponsabile al sostentamento della propria famiglia;
– che l’attuale congiuntura economica del paese non consente, alla sottoscritta, di poter sperare in futuri aumenti reddituali, anzi rende umanamente e materialmente impossibile sostenere il sistema previdenziale attualmente in vigore di Cassa Forense, il quale prevede dei contributi minimi inaccetabili ed illogici, se paragonati all’intero attuale contesto, che vede circa 90.000 avvocati, versare in serie difficoltà e non certo per incapacità o mancanza di buona volontà;
– che l’iscrizione a Cassa Forense, dopo aver abbandonato la gestione separata Inps, non è dipesa certo dalla volontarietà o dal superamento del reddito minimo, ma piuttosto dall’idea indotta, nelle more dell’approvazione dell’ormai famoso Regolamento, che questa sarebbe divenuta, nell’imminenza, obbligatoria;
– che, tuttavia, optando per tale Sistema Previdenziale, la scelta così manifestata, è stata anche un riconoscimento di fiducia ad una previdenza che, si credeva, sapesse andare incontro ai propri iscritti,
essendo tutti gli Avvocati, giovani e meno, parte della stessa grande categoria. Tale senso di appartenenza sentito dalla sottoscritta, è rimasto purtroppo deluso tante volte, per poi dissolversi nel buio della più nera solitudine;
– che, con nota del 5.6.2014 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha rilevato, in relazione al regolamento contributi deliberato dal comitato dei delegati di CF in data 31 gennaio 2014, che “l’art. 1 del regolamento in esame, che fissa la decorrenza dell’iscrizione obbligatoria alla cassa alla data di entrata in vigore della riforma di rango primario, ovvero al 2 febbraio 2013, non appare in linea con il quadro normativo di riferimento. Benchè infatti il comma 8 dell’art.21 della legge 247/2012 disponga testualmente che l’iscrizione agli Albi comporta la contestuale iscrizione alla cassa, tuttavia l’immediata precettività di tale disposto è esclusa dalla stessa previsione normativa del Regolamento normativo in esame” ;
– che, pertanto, come evidenziato dal ministero vigilante “non sarebbe ragionevole considerare iscritto a una cassa di previdenza alcun soggetto senza aver prima disciplinato le conseguenze di tale iscrizione” e ancora “evidenza di tale criticità si registra nella scelta operata dalla cassa di fissare i minimi contributivi per coloro che sono al di sotto dei parametri reddituali, operando un richiamo ai minimi già previsti dal regolamento dei contributi, piuttosto che prevederne di nuovi e autonomi” e in questa ottica “invita l’ente a realizzare un percorso di armonizzazione delle discipline fino a pervenire alla unificazione dei regolamenti generali”;
– che la scrivente è stata indotta in errore sia con riguardo alla data di entrata in vigore del contenuto precettivo, oggetto di interpretazione autentica in data successiva alla domanda di iscrizione e che ancora oggi resta sub judice (rif. ricorso Associazione Giovanile Forense / Cassa Forense, Tribunale di Roma), sia infine con riguardo ai contenuti sostanziali del rapporto previdenziale, non certo di agevole lettura anche ai pratici del diritto come rilevato sul punto dal ministero, per le “pericolose e dubbie sovrapposizioni delle disposizioni regolamentari vigenti “;
– che la sottoscritta pur volendo, sia chiaro, è, suo malgrado, impossibilitata, per le motivazioni oggettive suindicate e comuni ai più, a poter onorare l’intero debito di € 7.143,00,
Tanto premesso,
CHIEDE
e propone con grande umiltà, in via alternativa e confidando in una Vostra concreta collaborazione, al fine di risolvere una situazione, che di certo la sta facendo vivere male, carica d’ansia e appesantita dal pensiero fisso del debito, anche nella normale vita quotidiana:
1) la cancellazione della sottoscritta dalla Cassa Forense, stante i motivi dell’iscrizione, sopra addotti, non avendo raggiunto il minimo reddituale, alla luce della normativa tutt’ora vigente e della Nota Ministeriale di questi giorni;
2) la modifica del sistema di calcolo, optando per il sistema contributivo, con aliquote contributive sul reddito e contestuale eliminazione dei contributi minimi obbligatori, dotandosi Cassa Forense di due sistemi e due bilanci, con scelta facoltativa, di cui uno, riservato all’area “sofferenza” dell’avvocatura, che includa i nuovi iscritti con reddito sotto la soglia e tutti i colleghi iscritti in difficoltà, se non al collasso economico, come la sottoscritta, e l’altro, per i Colleghi più fortunati; solo qualora le prime due alternative non dovessero, malauguratamente, essere accolte:
3) il rateizzo in n.° 71 rate del suddetto debito di € 7.143,00, di € 100,00 cadauna, con ultima rata di € 143,00, in quanto momentaneamente in situazione economica molto precaria, diversamente sarò costretta ad accettare l’invio del ruolo per i debiti non pagati e richiedere poi normale rateizzo. Le modalità di pagamento delle rate, bonifico o altro, saranno eventualmente comunicate da Cassa Forense alla sottoscritta per tempo.
Si resta, con fiducia, in attesa di un Vostro cortese riscontro in merito, che sia di aiuto concreto alla pesante condizione della sottoscritta ed a quella dei circa 90.000 Avvocati italiani.”

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8 COMMENTI

  1. Ribelliamoci all’obbligatorietà dell’iscrizione alla Cassa pur non raggiungendo il reddito minimo .
    Dov’è il diritto al lavoro ?
    Dove sono i politici che dovrebbero garantirlo ?
    E’ una vergogna !!!!

    Costa54

  2. E’ veramente assurdo quello dell’obbligo di iscrizione alla Cassa anche quando non si maturi il reddito preteso. Ma i nostri politici come permettono una ingiustizia del genere ! Non è pensabile che un avvocato che ,per svariate ragioni non produca reddito , debba pagare ogni due mesi ben 900 euro ad una Cassa ricchissima e a favore sempre degli studi più ricchi e affermati. Dov’è il sacrosanto diritto al lavoro ?
    E’ una vergogna, dobbiamo ribellarci nei confronti di questo sistema iniquo e vessatorio.
    Antonio
    Sardegna

  3. Sono pienamente d’accordo! Obbligatorieta’ di iscrizione alla Cassa per l’esercizio della professione forense, dopo anni di studio e non essere nelle condizioni di poter assolvere, con l’unica soluzione prospettabile di dover abbandonare.
    Abbandonata l’idea di un futuro pensionistico e distrutta anche la possibilità di un presente lavorativo.

  4. FIRMIAMO TUTTI PER L’ABOLIZIONE DELLA CASSA FORENSE OBBLIGATORIA!!!!!!!!!!!
    I poveri avvocati NON VOGLIONO più mantenere quelli ricchi!

    Diciamo BASTA ADESSO, prima che diventi troppo tardi x tutti noi!

  5. Avvocato con reddito di € 15.000,00
    Per un avvocato che dichiara € 15.000,00 di reddito (e ce ne sono tanti) alla fine del mese gli restano, dopo aver pagato tasse e contributi, non più di 700,00 euro mensili.
    A ciò si aggiunge che, a fine carriera, se il reddito è cresciuto in modo costante (secondo l’inflazione), avrà diritto a percepire una pensione molto vicina alla “pensione sociale”, pur avendo versato negli anni rilevanti contributi rispetto al reddito dichiarato, a differenza di chi prende la pensione sociale senza aver versato nulla.

    Su facebook ci sono diversi gruppi che si occupano di previdenza forense, per chi interessato, tra i più attivi menziono: PREVIDENZA FORENSE, ISTITUZIONE GESTIONE SEPARATA CASSA FORENSE, A.GI.FOR, NO alla bozza di Regolamento Cassa forense contributo miimo. Vi sono comunque molti altri gruppi e pagine facebook attivi.

  6. La collega ha fatto bene a pubblicizzare la notizia, perché anche l’avvocatura è divenuta una organizzazione di casta privilegiata. Sono un pensionato della P.A, quindi con reddito maturato dopo oltre 40 anni di lavoro. La cassa Ha preteso e pretende che paghi il minimo dei contributi, anche se non produco reddito professionale. Insomma dopo la lauerea mi sono abilitato all’esercizio della libera professione. L’iscrizione comporta l’obbligo dei contributi, quindi secondo la casta non potrei vantarmi di un titolo acquisito con impegni e sacrifici restando iscritto e versando nel caso di effettivo esercizio. Invece secondo le regole che vigono in tutti gli stati seri, l’iscrizione è libera e il professionista versa i contributi in rapporto al reddito prodotto, fosse anche solo un euro.

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