Entra ufficialmente in vigore oggi il decreto che istituisce l’obbligo di concedere il pagamento elettronico a tutti gli esercenti, artigiani, professionisti, negozi e studi professionali. In realtà, però, quella del Pos è una riforma zoppa, dal momento che non saranno previste sanzioni per chi non si sia adeguato entro oggi.

Malgrado le numerose richieste e il pressing dei diretti interessati, dunque, nessuna proroga è stata concessa.

 

Il decreto

Risale allo scorso mese di gennaio la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che istituisce a partire da oggi l’obbligo di detenere all’interno delle attività a gestione singola o collettiva il dispositivo per i pagamenti con le carte di debito. In realtà, il primo a presentare l’idea di un obbligo generalizzato su il governo Monti, nell’ottica della lotta all’evasione, che stabiliva il iva ufficiale al primo gennaio di quest’anno. Poi, lo slittamento di altri – e, a questo punto, ultimi – sei mesi.

A 60 giorni di distanza dalla pubblicazione del decreto, e dunque a partire dal 28 marzo scorso, le disposizioni sono entrate in vigore per tutte quelle realtà il cui fatturato dell’anno precedente fosse stato pari o superiore ai duecentomila euro. Per tutti gli altri, il termine scade invece oggi.

 

Chi e cosa riguarda

Nello specifico, la vendita diretta di servizi, prodotti o prestazioni dovrà contemplare, a partire da oggi lunedì 30 giugno, anche la possibilità di saldo tramite pagamento elettronico, purché siano al di sopra del tetto minimo di 30 euro. Dunque, interessati sono tutte quelle categorie professionali – dall’avvocato al dentista – o anche i commercianti e gli artigiani, che fino a oggi non abbiano immesso nei propri spazi il terminale elettronico.

Nel frattempo, però, nessun regolamento sanzionatorio efficiente è stato varato. O, meglio, sarà per le numerose proteste dei professionisti e artigiani direttamente coinvolti, che si sono trovati di fronte all’obbligo di dover pagare fino a mille euro per mettersi in regola, o sarà forse per una svista, fatto sta che mancano le ammende per chi non si adegua.E questo, ovviamente, cambia di molto le carte in tavola.

Cosa fare

Comunque, per chi non vuole correre rischi e intende dotare il proprio ufficio, o negozio di un terminale Pos, il suggerimento è quello di informarsi verso la propria banca su eventuali convenzioni attivate per l’apertura di una postazione di pagamento elettronico.

Tanto è vero che categorie, sigle e Ordini professionali, per venire incontro all’esborso richiesto agli iscritti, hanno stipulato degli accordi con alcuni istituti di credito, che concedono le macchine per il pagamento tramite carta a costi agevolati.

Per installare il Pos, è necessario che l’esercizio si collegato alla rete internet per via telefonica, meglio se a banda larga o fibra ottica, e che sia attivato un abbonamento di fruizione del servizio di rete, con canone dai 20 euro al mese in su. Il costo di ogni operazione, per il titolare, sarà di 20 centesimi – cioè il costo della chiamata – più i 25 cent per ogni transazione portata a termine per la banca.

Vai al testo del decreto sull’obbligo del Pos

 


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