Il decreto salva Roma finalmente è diventato legge dello Stato. Oggi, il Senato ha ratificato in forma definitiva il provvedimento sugli enti locali, con 132 voti a favore, 71 contrari e 9 astensioni.

“Decreto-legge n. 16 per le disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche”:  è questo il nome di un decreto che è in ballo dallo scorso mese di dicembre e che ha dovuto aspettare al terzo tentativo prima di riuscire a passare con formula piena.

A fine 2013, si ricorderà, fu il presidente della Repubblica Napolitano a chiedere di far decadere il provvedimento, dopo la denuncia del MoVimento 5 Stelle che aveva scoperto il disincentivo nei riguardi di quei Comuni che avessero attuato misure di contrasto alla dipendenza da gioco d’azzardo. Dall’impasse, il governo Letta optò per una sostituzione in toto del decreto, dunque affossato anche per suggerimento del Quirinale.

Quindi, all’indomani dell’avvicendamento a palazzo Chigi tra lo stesso Letta e l’attuale premier Matteo Renzi, il salva Roma-bis era arrivato ai giorni decisivi per la sua conversione in legge ancora ben lontano da un’intesa, finendo in secondo piano per le fibrillazioni politiche che avevano portato alla nascita del nuovo governo. Così, si decise di tentare un’accelerazione disperata in Commissione al Senato, proponendo, da parte della maggioranza, la sede deliberante nell’assemblea competente in materia di Bilancio. Una strada, però, rivelatasi fin da subito impraticabile, per l’ostruzionismo incrociato tra MoVimento 5 Stelle e Lega Nord, che avrebbe impedito ogni approccio di mediazione sul testo.

Giorni caldissimi, quelli della seconda “caduta” del decreto, con il sindaco della Capitale Ignazio Marino che minacciò di bloccare i trasporti pubblici se non sarebbero arrivate in tempo, dal Parlamento, le guarentigie promesse. Un battesimo certo non dei migliori per l’allora neo premier Renzi, nonché ex collega di Marino, in qualità di primo cittadino di Firenze.

Ancora una volta, dunque, la strada del Salva Roma si è trovata sbarrata. Così, in barba al principio della non reiterabilità dei provvedimenti, più volte ribadito dalla Corte costituzionale, non si è trovata altra soluzione che quella di insistere, con un terzo testo che ha ricevuto finalmente il benestare del Parlamento.

Tra le novità contenute nel decreto lo slittamento al 31 maggio del termine per la cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali, ossia il pagamento senza mora né interessi dei ruoli emessi prima dello scorso 31 ottobre, e la conferma al 31 luglio del termine per la presentazione dei bilanci comunali.

Vai al testo definitivo del decreto salva Roma


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1 COOMENTO

  1. Basta mantenere Roma! Ogni scusa per pompare quattrini agli italiani e tamponare l’incapacità della sinistra di amministrare qualsiasi organizzazione la si trova.
    Qualunque altra azienda sarebbe fallita da un pezzo !

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