Renzi-Qui-Quo-Qua non accetta le osservazioni sul suo dilettantistico Jobs Act e, sulle pagine de La Stampa, rilancia i suoi soliti slogan. Ma la sensazione fortissima è che il sindaco di Firenze si sia formato ed abbia studiato gli spunti delle sue riforme esattamente sul Manuale delle giovani marmotte.

Renzi afferma: “Abbiamo molti limiti, certo. Ma siamo volenterosi, pieni di passione, ricchi di grinta e soprattutto desiderosi di mostrare come le cose – volendo – si possono fare”. E’ l’inganno che per fare riforme e proporre idee basi avere “passione” ed essere molto entusiasti.

Non è così. Non basta essere iperattivi e onnipresenti nei media: occorre che le riforme abbiano un senso, siano utili e, soprattutto, efficaci e migliorative della situazione dalla quale partono. E nessuna delle idee sin qui indicate solo nei titoli da parte di Renzi pare avere queste caratteristiche.


Intanto, sulla presunta loro “novità”. Renzi continua a ribadire che occorre trasformare il Senato ed abolire le province. Già sentito e sapete da chi? Licio Gelli. Leggiamo dal “Piano di rinascita democratica” del capo della Loggia P2: “nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.); II – modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed alla Senato preponderanza economica (esame del bilancio)”; “V – riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli” finanziari”.

La cosa dovrebbe risultare parecchio sinistra, non nel senso della provenienza politica delle idee, ma della perpetuazione di indicazioni di modifica dell’assetto statale che trovano la loro profonda radice in soggetti che hanno tramato contro lo Stato, le cui idee sono ancora talmente vive, da essere state addirittura attuate: era di Gelli, sempre, la teoria secondo la quale occorresse avere un Ministero dell’economia, puntualmente introdotto da D’Alema e Bassanini e, come noto, molto ben presidiato e gestito dal 1999, quando è stato istituito, ad oggi.

Renzi, nella sua risposta a Ricolfi, si vanta di aver proposto di “eliminare ex nunc la figura del dirigente a tempo indeterminato in un Paese dominato dai capi di gabinetto”. E’ un’affermazione davvero sconcertante, sia per i fatti della cronaca recente, sia perché davvero ingannevole. Forse nel Manuale delle giovani marmotte non c’è scritto, ma i “capi di gabinetto” sono tutti già assunti nominativamente e con contratti a tempo determinato da ciascun ministro nuovo insediato, tranne nell’ipotesi in cui non siano chiamati a svolgere questo ruolo magistrati (il che scatena da sempre un plateale e clamoroso conflitto di interessi). Ma, soprattutto, come può Renzi pensare che si tratti di una proposta utile e sensata attivare una dirigenza solo a tempo determinato, facendola diventare del tutto asservita alla politica, specie in presenza della questione della De Girolamo che a casa del padre trama e decide convocando dirigenti delle Asl, uno dei quali, il direttore generale (che viene assunto da sempre con contratti a tempo determinato) in uno dei colloqui afferma: “Nunzia, premesso che io non resterò un secondo su quell’Asl se non per te e con te perché io la nomina l’ho chiesta a te, tu me l’hai data ed è giusto che ci sia un riscontro…”.

Scrive Renzi a La Stampa che l’elenco delle sue proposte potrebbe continuare. Si potrebbe tranquillamente continuare ad elencare i tantissimi difetti e problemi, nonché i vizi di provenienza da mondi anti-Stato, che le idee avanzate dal sindaco di Firenze comporterebbero. La cosa auspicabile, invece, sarebbe che Renzi, che tanto disprezza i tecnici, i codici, i codicilli, passasse dalle letture della Disney ad approfondimenti e studi più robusti, in primo luogo la storia e la cronaca, per evitare di profondere idee come quelle sin qui avanzate.


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