Venerdì scorso il Consiglio dei ministri ha varato un decreto che, secondo gli esponenti del governo “abolisce il finanziamento pubblico ai partiti”. A dare l’annuncio, su Twitter, il presidente del Consiglio Enrico Letta, subito seguito dal vice Angelino Alfano.

Anche Matteo Renzi, nella mattina di venerdì, ha voluto essere della partita “telematica”, limitandosi, però, a ritwittare la precedente comunicazione del premier e compagno di partito.

A fine giornata, quindi, l’annuncio ufficiale dell’approvazione del decreto che, però, ricalca il testo del disegno di legge approvato alla Camera: insomma, si è cercato di accorciare i tempi parlamentari, attraverso la presentazione di un decreto che sostituisce in toto il vecchio ddl.


Ma cosa prevede, nello specifico, il ddl ora trasformato in un decreto? Vediamo nel dettaglio come dovrebbe cambiare la disciplina di quello che non è effettivamente un finanziamento pubblico ai partiti, ma, secondo la legge, un meccanismo di rimborsi elettorali.

In apertura, il decreto specifica come sia di fatto “abolito il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e i contributi pubblici erogati per l’attività politica e a titolo di cofinanziamento”. Una definizione, che, a prima vista, non lascia spazio a dubbi. In realtà, però, le cose si complicano a vedere cosa sostituirà l’attuale sistema.

In primo luogo, viene introdotto a partire dal 2014 il principio del 2 per mille dell’Irpef, con riferimento alle dichiarazioni dei redditi 2013, a cui ogni contribuente può rivolgersi per effettuare una donazione a un partito dotato di regolare statuto.

Quindi, il testo approvato in Cdm prevede che, sempre a cominciare dall’anno a venire, si possano detrarre dal’imposta lorda sul reddito quelle erogazioni di persone fisiche a favore di partiti fino al 37% entro i 20mila euro e del 26% fino a 70mila. Oltretutto, viene sancita la possibilità di detrarre fino al 75% delle spese affrontate per prendere parte alla scuola di formazione di un partito, con tetto stabilito a 750 euro annui. Sulle società, l’Ires potrà vedersi detratta una somma pari al 26% delle erogazioni a favore di partiti politici tra 50 e 100mila euro.

Dal canto loro, i partiti, per poter usufruire di queste donazioni da società o persone fisiche, dovranno redigere uno statuto da trasmettere ai presidenti delle due Camere, le quali li gireranno all’apposita commissione, che avrà, tre le sue altre funzioni, anche quella di controllare la regolarità dei bilanci dei soggetti politici e la loro adesione ai criteri minimi di trasparenza.

Per i partiti, ulteriori requisiti di partecipazione alle donazioni, sono quelli di avere:

_un eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni per il Senato, la Camera, il Parlamento europeo o in uno dei consigli regionali o delle provincie autonome di Trento e Bolzano

_abbiano presentato nella medesima consultazione elettorale candidati in almeno tre circoscrizioni per il rinnovo della Camera, tre regioni per il rinnovo del Senato o in un consiglio regionale o delle province autonome o in almeno una circoscrizione per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettante all’Italia

Il tetto massimo delle donazioni per le persone fisiche è fissato a 300mila euro, mentre per le società a 200mila. Tra le misure correlate, poi, la penalizzazione per quei partiti che abbiano riservato meno del 40% di candidature a uno dei due sessi: le donazioni sono ridotte dello 0,5% per ogni punto percentuale sotto tale soglia.

 


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