Redditometro 2013, ormai è questione di ore. Il tanto temuto sistema di controllo delle spese sostenute dai contribuenti in relazione alle proprie dichiarazioni dei redditi, sta per entrare a regime. Secondo indiscrezioni pubblicate dal Sole 24 Ore infatti, sarebbe in arrivo il tassello mancante per dare il via ufficiale all’operazione redditometro.

Per completare la fase organizzativa e legale dello strumento, non a caso, resta solo un vuoto: il provvedimento del Garante della Privacy, che dovrebbe sancire in via definitiva le specifiche per la tutela dei dati personali relativi ai cittadini oggetto degli accertamenti compiuti nell’orbita dell’ormai imminente redditometro.

Ripercorriamo, dunque, la successione dei passaggi chiave che hanno reso possibile l’arrivo di questo ennesimo sistema sofisticato di sorveglianza anti evasione, che va ad aggiungersi alle ultime novità in fatto di anagrafe dei conti correnti e sistemi di vigilanza sulla congruità del tenore di vita in relazione ai redditi dichiarati.


Iniziò tutto il 31 maggio 2010, quando divenne effettivo il decreto 78 che istituiva ufficialmente il nuovo redditometro, a partire dai redditi 2009 dichiarati nell’anno 2010, con l’abbassamento del limite al di là del quale scattano i controlli, ossia del 20% rispetto a posseduto secondo il fisco e denaro effettivamente investito.

Da quel momento, allora, è iniziata la serie di provvedimenti che hanno cercato di portare in attuazione uno strumento complicato sia dal punto di vista legale che da quello logistico, con una serie di mansioni da distribuire tra vari organismi dello Stato al fine di far confluire tutti i dati nei database dell’e Entrate rispettando le norme di legge.

Giusto un anno fa, il 20 novembre 2012, entrava in vigore la versione “beta” del redditometro, il cosiddetto redditest che consentiva ai contribuenti di verificare in via anonima la propria posizione e scoprire se si era a rischio di controlli approfonditi da parte del fisco. Quindi, a inizio  anno in Gazzetta Ufficiale ha fatto la propria comparsa il decreto istitutivo del redditometro, con l’indicazione di tutte le fasce di consumo soggette a controllo in caso di scostamenti superiori alla soglia di tolleranza consentita.

Quindi, per spiegare le fasi dell’eventuale procedimento di controllo sui contribuenti finiti nelle grinfie del redditometro, l’Agenzia delle Entrate aveva emanato la scorsa estate una circolare per delucidare le funzioni di ogni organismo coinvolto negli accertamenti, assicurando le garanzie per i contribuenti oggetto delle verifiche.

Da ultimo, allora, manca solo il Garante della privacy a certificare la liceità dello strumento anche in termini di rispetto dei dati personali coinvolti nelle eventuali procedure di accertamento, soprattutto per la protezione delle informazioni convogliate nei database informatici dell’erario e, insieme, le caratteristiche dei profili che serviranno da indicatori per individuare eventuali furbetti dalle spese gonfiate.

Una volta che sarà emanato anche il parere dell’Authority. Partiranno dunque i primi 35mila controlli già messi in cantiere per l’anno in corso. Ma chi ha sempre seguito le disposizioni, come al solito, non ha nulla da temere.

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