Per la prima volta, la Suprema Corte dirama alcune indicazioni ufficiali sulla stesura dei ricorsi. La lettera inviata dal primo presidente di Cassazione Giorgio Santacroce al presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa è sicuramente un documento storico nella professione degli avvocati, che hanno a disposizione per la prima volta una serie di regole a cui attenersi nella stesura dei testi da spedire a piazza Cavour.

Occasione per l’intervento di Santacroce, è stato il convegno “Una rinnovata collaborazione tra magistratura e avvocatura nel quadro europeo” organizzato dal consiglio Consultivo dei Giudici Europei del Consiglio d’Europa, dal Csm e dal Cnf stesso.

Così, sull’onda del dibattito tenuto in sede di convengo tra i professionisti del settore, chiamati a confrontarsi sulle modalità di collaborazione dei diversi attori in gioco nell’amministrazione della giustizia, il primo presidente della Corte Suprema ha scritto al Consiglio nazionale degli avvocati per confermare alcune direttive, ora finalmente rese “ufficiali” dall’organo deputato a riceverle.


Quello dell’inammissibilità è infatti uno scoglio tropo alto in molte occasioni, contro il quale molte cause si scontrano non già per la mancanza di concretezza dei motivi del ricorso, ma per la modalità con cui questo viene presentato, che non rispondono ai canoni accettati dalla Cassazione. Così, ora sappiamo con certezza che le linee guida per la redazione di un ricorso o di una memoria – anche per l’ambito tributario – prevedono la sinteticità degli atti presentati a sostegno della presa in esame del dibattimento arrivato a sentenza in Appello.

Per favorire il lavoro di analisi della Cassazione, poi, per eventi particolarmente complicati dove il tetto suggerito di 20 pagine non fosse sufficiente, allora il ricorso potrà essere corredato da un riassunto di 2-3 pagine. In più, come apertura delle motivazioni da addurre al ricorso, è consigliabile – spiega Santacroce – aprire il paragrafo con un sommario, o un indice, in grado da fungere da guida per i giudici intenti all’esame del ricorso.

Tutto ciò, in sintesi, si sposa con una brevità della trattazione, che va in direzione opposta al vizio di molti legali che, con il timore di rientrare nei canoni dell’inammissibilità, finivano per completare ricorsi fiume di molte pagine, da rendere macchinoso il procedimento di verifica della Suprema Corte.

 


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2 COMMENTI

  1. sono un uomo di 56 anni e mi chiamo umberto afeltra stavo alle dipendenze del ‘italpol vogilanza roma dal 1997 vengo licenziato nell 2010 per abandono di posto di 5 minuti e sul posto si trovava una seconda guardia correvo verso casa che mia moglie soffriva di fibrillazione atriale e si trovava sola in casa .nel fratempo mi arriva la letera di licenziamento il 17 giugno 2010 dove lavoravo ancora fino ad agosto 2010 impugno il mio licenziamento dove i miei avvocati mi dicevano che avrei vinto e che era un licenziamento nulla . nel l’anno 2011 mia moglie viene colto da un infarto dove mori in opedale e per la disperazione di non potere piu pagare un affitto di 900 euro al mese e non riuscendo a trovare lavoro .nel 2012 vengo sfrattato di casa io con i miei ragazzi e non sapendo piu dove endare a dormire fra ostello e amici di casa ecc… faccio un reso conto delle mie buste paga e notavo che mancavano dei contributi e mi era stato immbrogliato il livello facendo un conto piu o meno di 29 mila euro da restituirmi .i miei avvocati dopo tre anni mi dicevano che non potevo piu fare nientte che avrei perso la causa di lavoro .e allora il alla fine o dovuto firmare la mia riassunzione sempre codesta azienda .davanti al giudice e anche il giudice mi diceva di firmare ,dove 6 mesi dopo mi anno licenziato di nuovo .con un banale asenzza ingiustificato ora i chiedo se ce qualkuno che mi piu aiutare a riprendermi il mio processo chiedo scusa per gli errori orttografici

  2. Infatti le 6 pagine – arial, non lette! – alla esordiente VII sez.-filtro
    non sono state gradite anche perché alle 3 ermelline [una pres., che non
    hanno fatto menzione del nome della mia avv.ta… subentrata per effetto
    della cinica comunicazione che m’avvertiva del rischio (certo!) d’inammissibi
    lità] non gli è andato giù il tono polemico usato nel segnalare anomalie
    procedurali anacronistiche in quel tribunale ora soppresso. Laddove, ad es., è
    è successo che in 10 anni 4 sent. non sono state mai comunicate… compreso
    una “penale” cui viene di fatto impedito l’appello (si può essere condannati
    senza essere mai sentito?), non viene restituito il termine e i distanti
    ermellini fanno spallucce? Persino i 1000 euro alla cassa delle ammende
    che, però, non viene inflitta a un notaio nonostante che le sue 7 doglianze
    fossero tutte rigettate? Compensate anche le spese! Ma guardo caso il ricorso
    dalla CEDU è stato dichiarato “ricevibile”. Ma anche da lì dopo 40 mesi non
    si hanno notizie, così per la mia avv. sospesa che trattiene le 10 etichette,
    e che non mi consente di poter scrivere alla Corte. La cassazione dopo aver
    emesso una sent. che invita alla sintesi è passata alle”istruzioni per l’uso”
    Ma come la mettiamo se poi questi professoroni (bacchettoni) del diritto si
    contraddicano al punto di suggerire ai 2 prof. di diritto, ricorrenti e
    perdenti, di leggersi 60 sent. indicate tra le 30 pagine della loro sentenza?
    Nondimeno, è accaduto 3 anni fa per cui gli ermellini criticarono le senten
    ze “amanuense”, e nel mentre all’inizio si mostravano comprensivi verso i
    ricorrenti, alla fine conclusero che con uno sforzo si potesse superare…
    Ma non passa una settimana ed esce una sent. della sez. lavoro scritta a
    mano; ipocrisia doppia per effetto del contenuto, laddove si dà ragione alla
    proprietaria del bar cha aveva licenziata una dipendente sorpresa dalla Gdf
    nel non emettere scontrini… come da prassi consolidata?

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