Il Gup di Milano ha assolto un imprenditore milanese dopo un’evasione in materia di IVA da 180.000 euro poiché è stato corretto con il Fisco, presentando la dichiarazione e facendo presente all’Agenzia che non aveva potuto versare l’iva poiché si trovava in crisi economica.

Non è il primo caso di assoluzione del genere, è infatti  già accaduto nel 2012 per un imprenditore di Valdarno Fiorentino, il quale è stato assolto dalla medesima accusa poiché in questo modo ha salvato la propria azienda dalla bancarotta.

Una notizia letta in questo modo potrebbe indurre  chiunque ad evadere le imposte e a pensare anche di farla franca.


In realtà vale la pena di porre l’accento su un aspetto non di poco conto che trasforma radicalmente la situazione.

Partiamo dalla fattispecie: l’imprenditore milanese in questione non ha versato l’iva per un importo pari a circa 180.000, ciò ha comportato un duplice effetto sulla sua figura di contribuente.

  • La manifestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate della pretesa tributaria pari all’importo di iva non pagato (oltre ovviamente ad interessi e sanzioni),
  • La sua imputazione ai sensi dell’art.  10-ter Dlgs 74/2000 in un processo penale, poiché l’importo non pagato di iva costituisce reato tributario secondo l’articolo di cui sopra, il quale recita che è considerato reato, l’omesso versamento dell’iva per un importo superiore, per anno di imposta, a 50.000 euro.

Tale reato è punibile con una reclusione dal 6 mesi a 2 anni.

Pertanto il contribuente milanese si è trovato a dover far fronte ad una duplice difesa, sia sotto l’aspetto tributario, sia sotto l’aspetto penale.

Non è dato al momento di sapere come stia proseguendo il contenzioso tributario in materia di iva e non è dato nemmeno di sapere come venga difeso in questo frangente il contribuente, che afferma di avere avvisato l’Agenzia delle Entrate, per tempo, della sua difficoltà economica. E’ proprio questo, infatti il motivo che ha indotto l’imprenditore a rinunciare al versamento iva in favore dei propri dipendenti ai quali ha scelto di corrispondere gli stipendi a scapito del tributo stesso.

Tale comportamento è logicamente emerso a fronte di una dichiarazione  iva che ha evidenziato debiti tributari non onorati.

Nella pratica il contribuente dice di essere stato corretto con il Fisco, poiché non ha tentato di camuffare la dichiarazione facendo apparire un debito inferiore a quello reale, bensì ha scelto la strada della correttezza, dichiarando poi, per altro, di non avere risorse per poter saldare quanto emerso dalla dichiarazione presentata.

Solo sotto il versante penale, per ora il contribuente è stato assolto e risulta vincitore, infatti, come detto inizialmente, il Gup ha ritenuto di volerlo “premiare” poiché non ha fatto tentativi di “truccare” dichiarazione, bensì è stato onesto presentando la dichiarazione iva come in realtà doveva essere, rimettendosi poi nelle mani delle autorità per le conseguenze.

Ciò è indice di onestà e merita per il Gup, l’assolvimento.

Poniamo molta attenzione al fatto, che comunque essere “onesti con il Fisco”, non dispensa il contribuente dal versare correttamente quanto dovuto, soprattutto se si ammette di avere esattamente “quel” debito, anche se si avesse la fortuna di venire assolti nel procedimento penale, permarrebbe comunque il contenzioso con le L’Agenzia delle Entrate, che proseguirebbe, presumibilmente imperterrita con le proprie procedure (avvisi, cartelle esattoriali, pignoramenti ipoteche ecc…), salvo che non si addivenga ad una rateazione o al pagamento integrale di quanto dovuto.

Quindi, essere onesti col Fisco salverebbe solo dal processo penale, se le somme non versate superano i limiti di legge, non esime né esonera assolutamente dal versamento stesso.

Fisco, assolto dopo evasione Iva di 180mila euro: fu onesto con le Entrate


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  1. DEFORMAZIONE PROFESSIONALE
    L’ Autrice dell’articolo scrive: ” Ciò è indice di onestà e merita, per il GUP, l’assolvimento.” Evidentemente voleva dire “l’assoluzione”. deughis

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