L’Anfis, l’associazione nazionale dei formatori insegnanti supervisori, in un rapporto che ha fornito ad orizzonte scuola, ha messo in evidenza lo stato attuale dei percorsi di formazione TFA, che ormai stanno volgendo al termine in tutta Italia. Se da una parte ci sono gli elogi per la struttura dei percorsi organizzata dal Decreto, rimangono parecchie perplessità in merito all’organizzazione ad opera degli atenei.

Una delle problematiche principali è stata quella dei ritardi nell’attivazione dei corsi; il rapporto mette in risalto come gli enti formatori, che avevano la funzione di attivare il TFA, non si siano attivati autonomamente e questo ha fatto si che si generasse una previsione sbagliata dei tempi di sviluppo dei percorsi. Questo ha inciso fortemente sul servizio fornito, visto che ha dato luogo a notevoli differenze che hanno condizionato negativamente la qualità dei percorsi e con ogni probabilità la formazione conseguita.

Inoltre, i ritardi, in base al rapporto Anfis, non sono stati fronteggiati dagli atenei con le giuste misure. Per esempio, alcuni atenei hanno attivato, per smuovere la situazione, i tirocini nelle scuole anche se ancora i tutor coordinatori non erano stati incaricati.


Il rapporto dichiara che il 70% degli intervistati ha affermato , pur informati di tutte le altre procedure, di non sapere se vi siano stati rapporti tra rappresentanze di ateneo e USR. Questo non vuol dire che non ci siano stati incontri, ma che, in ogni caso,la comunicazione non sia avvenuta. Quindi diventa complicato capire l’influenza di eventuali incontri di questo tipo sul TFA. Il Miur aveva proposto una “stretta collaborazione” in una nota del 2011, ma, se c’è stata, non ha coinvolto le risorse destinate alle azioni di formazione.

Solo nel 5% dei casi si è riusciti ad impiegare un modello di tirocinio derivante dal lavoro congiunto tra scuola e università. Nel 43% dei casi è stata la sola Università ad elaborare il progetto di tirocinio. Il tirocinio che, per altro, è uno dei cardini del D.M. 249/2010. Sono molteplici le modalità in cui esso è stato inteso dalle varie realtà formative. Il rapporto mette in risalto, soprattutto, la grande variabilità della distribuzione delle ore tra tirocinio diretto e indiretto. Nel 75% dei casi le ore rivolte al tirocinio indiretto sono nettamente superiori, da una volta e mezzo fino a quattro volte, rispetto a quelle destinate al tirocinio diretto.

Altro elemento di disaccordo fra gli atenei è nel peso da attribuire all’autoformazione; infatti, in molti casi si è riscontrata la notevole entità che ha assunto il valore assoluto delle ore di autoformazione riconosciute, fino a 355, tre quarti del monte ore totale. Il sospetto è che la carenza organizzativa sia stata coperta affidando il completamento delle ore di tirocinio con l’impiego dell’autoformazione.


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