Siamo al giorno decisivo, quello in cui si decideranno le sorti dell’Imu che interessano milioni di proprietari di abitazioni in tutta Italia. Forse, più prosaicamente, a essere definito sarà il destino del governo Letta, che potrebbe incontrare un primo, pesante scoglio sulla propria strada, o, in alternativa, restare a galla almeno fino al prossimo 9 settembre, giorno in cui si aprirà la discussione sulla decadenza di Berlusconi da senatore.

Ma andiamo con ordine: oggi è fissato il Cdm che presenterà le misure del governo per ridefinire l’Imu, dopo i numerosi incontri del presidente del Consiglio sul tema negli ultimi giorni. Ieri sera, anche l’Anci ha incontrato una delegazione dell’esecutivo, a conferma di come le intenzioni sulla questione Imu siano molto profonde e riguardino da vicino anche la distribuzione del tributo a livello locale.

Anche i ministri dei vari schieramenti hanno svolto una serie di riunioni riservate per mettere nero su bianco un accordo in grado di soddisfare tutte le parti in causa, con il Pdl che invoca l’abolizione totale e il Pd che invece invita alla cautela, dando la precedenza a Cig ed esodati per l’utilizzo delle poche risorse a disposizione.


Le indiscrezioni trapelate nella serata di ieri lasciano pensare che, alla fine, un accordo verrà trovato e il governo Letta potrà andare avanti. Secondo quanto si vocifera, in Consiglio dei ministri dovrebbe essere varato un provvedimento che cancellerà tout court la rata di giugno già a suo tempo rinviata, con inserimento dell’imposta immobiliare all’interno della futura Service Tax.

Quanti siano i proprietari immobiliari coinvolti dalla nuova misura fiscale, è il vero nodo ancora da sciogliere: le previsioni parlano di un allentamento della pressione sul mattone per 4 padroni di casa su 5, insomma la stragrande maggioranza delle abitazioni.

Resta ancora da vedere, poi, come sarà costituita questa Service Tax che dovrebbe includere non solo il tributo sulle case di lusso o le abitazioni non principali, ma anche altri servizi locali di prima necessità che potrebbero essere finanziati mediante questa nuova formulazione tributaria.

Un altra via, è invece quella che vede l’Imu sparire per tutto il 2013 sia per le prime case che per i terreni agricoli, in attesa di una nuova promessa di riforma radicale a partire dal 2014. Un restyling che non potrà prescindere, in ogni caso, dall’avvenuta riforma del catasto all’interno del ddl sulla delega fiscale, provvedimento a lungo atteso, che sta per sprigionare i suoi effetti sulle classificazioni domiciliari vigenti negli uffici tecnici di tutti i Comuni d’Italia.

Insomma, la questione Imu va molto al di là della mera lotta politica, o del freddo rendiconto finanziario: si tratta di un tema che ha a che fare con il portafoglio dei cittadini, con il normale procedere delle pubbliche amministrazioni e la loro abilità di concedere servizi accettabili ai cittadini.

 

 


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