Siamo alla vigilia di un appuntamento cruciale per il governo: l’incontro tra le componenti della maggioranza per dipanare la questione dell’Imu, ormai divenuta questione fondamentale per la sopravvivenza dell’esecutivo, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali.

Come tutti ricordano, la scorsa rata di giugno dell’imposta sugli immobili era stata sospesa in fretta e furia da un governo alle prime settimane di vita, con la promessa che, entro la fine di agosto, sarebbero state diramate le linee guida della nuova fiscalità immobiliare.

Così, la scadenza prefissata è infine alle porte: ma dentro i partiti maggiori a sostegno di Enrico Letta e i suoi ministri, emergono non poche differenze sull’esito di questa vera e propria battaglia fiscale.


Da una parte, fedele ai propri propositi elettorali, il Pdl con il capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta rivendica l’abolizione totale dell’imposta, senza distinzioni di reddito o di fascia abitativa. Dall’altro lato, il Partito democratico, prima con il viceministro dell’Economia Stefano Fassina, poi con il segretario Guglielmo Epifani, ribadisce che l’esenzione non deve valere per tutti, ma solo per una parte di contribuenti. “Le priorità sono cassa integrazione, esodati, precari”. Queste le parole inequivocabili del successore di Pier Luigi Bersani alla guida del partito di centrosinistra.

Anche lo stesso presidente del Consiglio, nei mesi scorsi, non ha mai parlato apertamente di abolizione totale, cercando di incanalare la discussione verso un più vasto discorso riguardante il comparto fiscale immobiliare nella sua interezza, nella speranza di allontanare i riflettori dall’Imu in senso stretto.

D’altro canto, a pesare sul capo del governo c’è l’altra, grande questione occorsa a metà del cammino che dal rinvio della data di giugno ha portato alla discussione di questi giorni: la condanna per Silvio Berlusconi a quattro anni per il processo diritti tv Mediaset. Qualora, infatti, il Pd confermasse di voler votare a favore della decadenza del Cavaliere da senatore, in base alla legge Severino del 2012 (incandidabilità per chi abbia riportato sentenze definitive oltre i due anni), allora le posizioni del Pdl potrebbero irrigidirsi, portando di fatto il governo a un passo dalla crisi.


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