La Commissione finanze della Camera ha redatto il testo base della delega fiscale che presenta alcune importanti novità; la riforma del catasto, la riduzione della pressione fiscale da conseguire mediante la lotta all’evasione, il principio della responsabilità fiscale dell’amministratore, la codificazione dell’abuso del diritto, lo stop alla giungla delle addizionali, le semplificazioni degli adempimenti e novità sui giochi che mirano all’identificazione dei giocatori, pur nel rispetto della privacy, con l’obiettivo aumentare il contrasto al riciclaggio. In più c’è anche il potenziamento del contenzioso tributario con il recepimento della proposta di revisione avanzata dal Cnel e soprattutto la riforma della riscossione locale.

Il termine per la presentazione degli emendamenti è stabilito per il 10 settembre ma visto che il testo è stato messo a punto dal Comitato ristretto è stato licenziato all’unanimità con il contributo di tutte le forze politiche lascia immaginare ad un veloce processo parlamentare alla ripresa dei lavori. Sui tempi di messa in atto, poi, il nuovo testo concede 12 mesi al governo per sfornare i decreti delegati, ma almeno uno dovrà essere  “deliberato” dal Consiglio dei ministri entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore della delega.

La riforma del Catasto, con ogni probabilità, sarà il primo decreto ed è normale che abbia la priorità visto che, come ha segnalato la Commissione Finanze del Senato approvato ieri sull’indagine della tassazione immobiliare in Italia, è un passaggio obbligato per poter risolvere la questione legata all’Imu. Tra le novità inserite nella sfera del catasto il ricorso a funzioni statistiche, un vero e proprio algoritmo che per il Comitato ristretto dovrà in ogni caso guardare alle più aggiornate metodologiche statistiche impiegate a livello internazionale.


Alla base dei nuovi valori estimativi rimane il passaggio dal vano al metro quadrato, la relazione al valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ogni destinazione catastale. L’altra riforma prevista dalla delega è quella della fiscalità locale. Il ddl interviene per riavviare un mondo fermo dal 2011, quando il decreto Sviluppo di quell’anno determinò  l’addio di Equitalia e diede inizio alla catena delle proroghe.

In merito a questo, oltre ad incaricare il governo di stabilire nuove regole per le gare e i requisiti per l’iscrizione all’albo, la delega ha recepito nel comitato ristretto tre novità importanti, proposte da Michele Pelillo (Pd). La prima è diretta al dei costi della riscossione, e determina il principio per cui aggi e costi accessori connessi alle attività di raccolta dei tribunali locali siano allineati a quelli previsti per la riscossione a  mezzo ruolo. In pratica, vuol dire che in relazione ai decreti attuativi le società pubbliche e private che impiegano lo strumento dell’ingiunzione non potranno proporre ai Comuni oneri maggiori di quelli che la legge stabilisce per Equitalia, che ha l’esclusiva sul ruolo.

Definita questa regola, ed estesi alle attività di accertamento i criteri di “competenza, certezza e trasparenza” già previsti dal testo originario per la sola riscossione, la delega comunque riapre le porte alle società private, prevedendo che anche loro, insieme a Equitalia, mettendo a disposizione le proprie competenze ai Comuni.

Il tentativo è quello di creare un quadro di regole paritario, che consenta alle società locali private e pubbliche di competere nella gare di riscossione locale entro tetti “predefiniti” di costi per le amministrazioni, senza offrire esclusive o corsie preferenziali; nel frattempo rimane da capire il destino del Consorzio che secondo l’ultima proroga avrebbe potuto affiancare i Comuni nella fase di uscita di Equitalia, ma che per il momento rimane  un’ipotesi stabilita solamente sulla carta.


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1 COOMENTO

  1. LA RISCOSSIONE IN MANO AI PRIVATI ERA STATO UN GRANDE FALLIMENTO E UN GRANDE FALLIMENTO SARA UN GRANDE FALLIMENTO

    VEDI LE ULTIME SOCIETA DI RISCOSSIONI FALLITE CON MANCATI RIVERSAMENTI AI COMUNI

    E IMPORTANTE FARE CAPIRE AI COMUNI CHE IN CASO DI MANCATA ENTRATE DA PARTE DELLE SOCIETA PRIVATE LO STATO NON INTERVERRA PER RISANARE IL LORO PROBLEMA

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