Il decreto Iva-lavoro è ufficialmente legge dello Stato. Dopo un lungo batti e ribatti, finalmente, il Parlamento ha detto sì in via definitiva al provvedimento che introduce nuovi incentivi per l’assunzione di giovani e rinvia l’aumento dell’Iva al 22% al prossimo primo ottobre.

Sono stati 265 i voti favorevoli e 118 quelli contrari, in un’Aula di Montecitorio in larga parte deserta, dopo una seduta fiume che si è conclusa in tarda serata per la conversione del provvedimento appena arrivato dal Senato. Una maratona resa necessaria dalla serie di emendamenti arrivati in extremis, da renderne obbligato un ulteriore passaggio parlamentare.

Alla fine, però, almeno questo impegno del Parlamento è stato rispettato: il decreto era in via di  scadenza e andava necessariamente tramutato in legge dello Stato prima della pausa estiva.


Nel complesso, il decreto Iva-lavoro mette a disposizione delle imprese un miliardo e 200 milioni di euro per agevolare l’accesso di giovani nel mondo del lavoro, in particolare per la loro assunzione a tempo determinato. Di questi, 500 milioni finiranno nel Mezzogiorno, mentre quasi 300 andranno alle aree settentrionali. Il resto verrà suddiviso in tre tranche da 160 milioni, tra autoimprenditorialità e aree svantaggiate, borse di tirocini e la social card al sud.

Per usufruire dei bonus contributivi, che avranno un tetto mensile di 650 euro per ogni neo assunto, il giovane preso alle dipendenze dovrà avere tra i 18 e 29 anni, arrivare da sei mesi di disoccupazione oppure trovandosi sprovvisto di diploma di scuola superiore. Alla distribuzione degli incentivi penserà l’Inps, previa relativa domanda da parte dell’azienda che propone il contratto a tempo indeterminato.

Significative le modifiche che il decreto ha portato alla legge Fornero sul lavoro. In primo luogo, l’Aspi, assicurazione sociale per l’impiego che ha sostituito le vecchie indennità di disoccupazione e di mobilità. In caso di assunzione stabile di un ex lavoratore sottoposto al regime di contribuzione Aspi, allora il 50% verrà abbuonato all’azienda fino alla conclusione del sostegno.

In aggiunta, rispetto alla legge Fornero vengono accorciati i tempi di intervallo tra un contratto a termine e il successivo: da 60 e 90 giorni, il margine viene ridotto a 10 e 20. Novità anche sugli atipici: viene posto un tetto di 400 giornate nei 3 anni per chi svolge lavoro intermittente, mentre si agevola il ritorno dei contratti a progetto. Infine, viene stabilito che le nuove linee guida dell’apprendistato debbano essere varate entro il prossimo 30 settembre.

Ultima modifica arrivata in Senato al decreto, poi, è lo sblocco di altri 25 miliardi di debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, una cifra che porta a 65 i miliardi coperti sui 90 totali stimati dai ragionieri dello Stato.

Vai al testo finale del decreto lavoro-Iva

 


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