Siamo alle solite, il Miur promette e non mantiene e i sindacati però non ci stanno e cominciano ad alzare la voce. La situazione è la seguente; ci sono 25.367 posti disponibili mentre sarebbero poco meno di 12 mila le assunzioni richieste dal ministero dell’istruzione al Tesoro per il prossimo anno scolastico ormai sempre più vicino. Al totale vanno sottratti gli 8 mila esuberi, anche se su classi di concorso naturalmente differenti da quelle per le quali c’è disponibilità di posti, resterebbero dunque senza copertura altre 5 mila cattedre.

Chi ha partecipato all’ultimo concorso a cattedre, dunque, rischia seriamente di dover saltare un anno perché dove ancora gli orali si stanno svolgendo, e quindi le graduatorie non saranno definitive per fine agosto, non si può procedere all’immissione in ruolo. Questo determinerebbe l’impiego per le assunzioni dei candidati provenienti dalle graduatorie permanenti, recuperando poi la volta successiva sulle liste del concorso, insomma un doppio canale molto improvvisato e rivisto.

Per scongiurare i malumori e le plausibili proteste dei vincitori del concorso, un’altra idea a cui sta cercando di dare forma il Miur è che si provveda ad immissioni anche ad anno già in corso, in maniera tale da attingere da entrambe le liste, ma solamente in punta di diritto; l’assunzione così sarebbe già valida giuridicamente dal prossimo primo settembre, eccetto gli effetti economici che decorerebbero dalla data reale di inizio del contratto.


Queste ipotesi non hanno alcun effetto se non quello di generare la tensione e la preoccupazione da parte degli aspiranti ad una cattedra fissa, che si tratti di iscritti alla graduatoria permanente o di concorso non fa differenza. La vertenza, che attualmente è amministrata a livello centrale con i sindacati, minaccia a settembre di detonare come una vera e propria bomba. Tutte le sigle sindacali, di fronte ad un precariato che oltrepassa le 150 mila unità, sono d’accordo nel chiedere una inversione di tendenza della politica nella gestione del personale e del reclutamento.

L’aver dato copertura solo a 2 posti disponibili su 3 ci rende come Paese anche deboli davanti a eventuali censure per violazioni del diritto comunitario” sostiene Rino Di Meglio, responsabile della Gilda degli insegnanti ” perché si tratta di posti disponibili in organico di diritto ed è su questi che è indifendibile la reiterazione oltre i tre anni dei contratti a tempo determinato. I ricorsi fioccheranno”.

Mimmo Pantaleo, segretario della Flc – Cgil, si scaglia contro una politica “che non fa altro che alimentare il precariato” ed ha ricordato al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza “la promessa di stabilizzare 27 mila docenti di sostegno, ma che fine ha fatto?”. Per Massimo Di Menna, numero uno della Uil scuola, “il problema non può più essere tamponato ricorrendo a poche migliaia di assunzioni l’anno. Sul precariato serve un confronto reale e proposte concrete”. 

Nel frattempo è scoppiata un’altra grana, ossia la vertenza in merito per la stabilizzazione del personale ausiliario, tecnico e amministrativo. “Le assunzioni sono ferme dall’anno scorso nonostante rientrassero nelle previsioni del piano triennale di assunzioni varato col decreto interministeriale 3 agosto 2011″, dichiara la Cisl scuola di Francesco Scrima. 

Per questo in una nota inviata al ministero, e sottoscritta da Flc – Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda, i sindacati chiedono che si proceda da subito alle assunzioni, “anche per evitare negative ripercussioni sull’avvio del nuovo anno scolastico”. I posti in ballo dal prossimo settembre sarebbero 3 mila. Il problema della partita delle stabilizzazioni è sempre di natura finanziaria, quella coperta che è troppo corta e su cui il Tesoro non sembra disposto a chiudere un occhio.


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