Mediazione civile, il rischio incostituzionalità è – ancora – dietro l’angolo. Nonostante la bocciatura dello scorso autunno, che rimise in soffitta la conciliazione per un eccesso di delega utilizzato dal governo in sede di legiferazione, sembra che, ancora una volta, la Consulta possa intervenire per stoppare l’istituto più controverso del mondo forense.

Come noto, la mediazione è ricomparsa in una veste, molto parzialmente, rinnovata, tra gli 86 articoli del decreto del fare, approvato lo scorso 15 giugno dal governo di Enrico Letta, che, di fatto, ha reintrodotto l’istituto scartato dalla Corte costituzionale dal nostro ordinamento.

Tra le novità, l’istituzione degli avvocati come mediatori di diritto e la restrizione delle materie soggetto a obbligatorietà, da cui sono stati espunti i sinistri stradali.


Un quadro che, però, non ha soddisfatto l’avvocatura, che si è vista ripiombare addosso la grande nemica ritenuta sconfitta con la sentenza della Consulta. Il governo Letta, invece, ha dimostrato di voler proseguire sul solco dei suoi predecessori anche in fatto di giustizia, riproponendo la mediazione come condizione di procedibilità, il punto su cui si sono incagliate le varie vedute sull’argomento, fino all’aperto conflitto verbale e politico.

Così, sul piede di guerra dall’indomani del ritorno alla mediazione 2.0, gli avvocati e i loro rappresentanti, Consiglio nazionale forense in testa, hanno presentato una serie di modifiche strutturali per rendere la mediazione più soft: richieste che, nella discussione degli emendamenti, sono state accolte pressoché in toto.

Secondo gli analisti, però, proprio una delle novità introdotte a seguito delle richieste degli avvocati, rischia di finire al vaglio della legittimità costituzionale, così come avvenuto con la prima versione della conciliazione obbligatoria. Si tratta del carattere gratuito del primo incontro al tavolo di conciliazione, che non deve essere retribuito al mediatore in caso non vada a buon fine, che è finita all’articolo 84 del decreto del fare.

Secondo alcuni osservatori, infatti, da una parte si rischiano le derogabilità che la norma, nella sua enunciazione, pare suggerire, con possibilità di caos nei tariffari. In seguito, poi, potrebbe essere violato il principio di privilegio anticoncorrenziale sugli organismi a partecipazione pubblica, oltre ai principi espressi all’articolo 36 della Costituzione.

In questo modo, si osserva, dovrebbe essere infatti lo Stato ad accollarsi quei mediatori e organismi finalizzati alla conciliazione che non riuscendo a convivere i litiganti a tentare la strada dell’accordo, si vedrebbero non corrisposte le proprie prestazioni professionali, condizione che potrebbe, tra l’altro, andrebbe a cozzare con le finalità di risparmio alla base dello stesso decreto del fare.

Vai al testo del decreto del fare

Vai al testo degli emendamenti al decreto del fare

 


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2 COMMENTI

  1. Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori: la seguente frase è incostituzionale con l’art 33 co 5 della costituzione e con l’art 6 del D.M 180\2010.

  2. Condivido senz’altro la posizione dell’autore.
    Purtroppo, però, la norma appena licenziata in materia di mediazione civile contiene altri, e ben più gravi, profili di incostituzionalità.
    Il più eclatante è senz’altro la lesione del diritto di accesso alla giustizia sancito dall’art. 24 della Costituzione, dovuto alla previsione dell’obbligatorietà dell’assistenza legale alle parti.
    Nel caso di persona ammessa al patrocinio a carico dello Stato –ai sensi del DPR 115/2002– per una controversia su una materia per la quale la mediazione civile è condizione di procedibilità, l’attività di assistenza (obbligatoria) dell’avvocato non sarà coperta dal fondo, in quanto attività stragiudiziale (cfr. Corte di Cassazione, Sez. Seconda Civ. – Sent. del 23.11.2011, n. 24723).
    Tale persona, quindi, non potendo permettersi di pagare il professionista che l’assiste, si troverebbe impossibilitata ad esperire il tentativo di conciliazione e, di conseguenza, ad accedere alla giurisdizione per la tutela dei propri diritti e interessi.
    Con la formulazione originaria della norma contenuta nel “Decreto del fare”, o anche con il vecchio D.Lgs. 28/2010, la parte avrebbe potuto partecipare gratuitamente al procedimento di mediazione, non avvalendosi dell’assistenza di un avvocato: adesso, la stessa parte si vede obbligata a un esborso che, viste le nuove tariffe forensi per l’attività stragiudiziale, può essere facilmente quantificata in circa 500 euro, fra “disamina della documentazione”, “preparazione dell’istanza.di mediazione” e assistenza durante il primo incontro.
    Questo, purtroppo, è l’effetto di una norma inizialmente ideata per offrire ai cittadini uno strumento rapido e a basso costo per risolvere le controversie e trasformata, per debolezza politica, in un procedimento ingessato e, obbligatoriamente, molto oneroso per le parti.
    Ecco, quindi, che per accordare, a suon di emendamenti, un ulteriore privilegio a una singola classe professionale, il legislatore non ha esitato a calpestare i diritti dei cittadini più deboli, nel compiaciuto silenzio delle associazioni forensi.
    Inoltre, non sfugge il fatto che sancire per legge l’obbligo di lavoro gratuito per i mediatori (e, indirettamente, per il personale degli Organismi di mediazione) e l’obbligo di assistenza legale, porterà i seguenti risultati economici:
    1) lo Stato risparmierà somme ingenti non erogando crediti d’imposta;
    2) poiché la mediazione è stata resa, nella maggior parte dei casi, più onerosa, molti cittadini saranno dissuasi dal ricorrere alla giustizia per difendere i propri diritti, sgravando il sistema giudiziario dei costi relativi;
    3) è stata accordata una nuova, facilissima occasione di guadagno per molti avvocati che, con una quantità di lavoro praticamente irrisoria (almeno rispetto al lavoro che dovrà svolgere il mediatore al primo incontro), potranno ottenere parcelle molto ingenti, versando poi IVA e IRPEF nelle casse dello Stato.
    Una nota buonanima diceva che a pensar male si fa peccato, però spesso ci si prende…
    I mediatori e gli Organismi di mediazione possono anche accettare la sfida di un primo incontro di mediazione totalmente gratuito: a patto che gratuito lo sia davvero, e non nasconda dietro la propaganda di una falsa gratuità l’inganno ben celato di un aggravio di spese per il cittadino (fra l’altro neppure coperte dal credito d’imposta come invece accade per le indennità di mediazione).
    Le rappresentanze forensi saprebbero dimostrare un analogo coraggio, appoggiando una correzione alla norma che sancisca la gratuità dell’attività di assistenza svolta dall’avvocato fino al primo incontro di mediazione, laddove il procedimento di mediazione non dovesse proseguire?
    E i nostri rappresentanti in Parlamento avrebbero il coraggio di guardare, una volta tanto, agli interessi della collettività senza far regalìe a questa o quella lobby?
    Sono, certamente, domande retoriche.
    In Italia, lo sappiamo, i diritti dei cittadini si fermano laddove cominciano i privilegi delle caste.

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