La guerra contro l’evasione fiscale potrebbe essere intensificata anche grazie al meccanismo del conflitto di interessi; infatti al di la degli sconti sulle ristrutturazioni, citati anche dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, e fondandosi sulle attuali spese detraibili o deducibili dall’Irpef, cerchiamo di capire dove al momento questo sistema è irrilevante  e dove invece ottiene buoni risultati.

Attualmente gli interessi passivi  e riguardanti gli oneri accessori pagati sui mutui ipotecati per l’acquisto dell’abitazione principale o per la sua costruzione o ristrutturazione sono detraibili al 19% dall’Irpef, tuttavia è improbabile per non dire impossibile che la banca si rifiuti di documentare e di dichiarare gli interessi passivi. Questo bonus fiscale è stato inserito per aumentare queste spese o per aiutare le persone fisiche in un momento di forte esborso finanziario, però non incide sul conflitto di interessi.

Il medesimo ragionamento è valido per la detrazione al 19% delle spese, tasse e contributi, per la frequenza di corsi di istruzione secondaria, medie e superiori, e universitaria, presso università italiane e straniere, pubbliche e private, sono compresi infatti anche master, dottorati di ricerca, di perfezionamento e di specializzazione. Si tratta, del resto, di tasse e contributi dovuti.

Discorso a parte bisogna fare, invece, per la detrazione al 19% delle spese sostenute da genitori, per le rette relative alla frequenza di asili nido pubblici o privati da parte dei figli di età compresa fra i 3 mesi e i 3 anni, spesa massima agevolata per ciascun figlio 632 euro. In questa circostanza la detrazione spinge il privato a pretendere la fattura o la ricevuta.

Per quanto riguarda le spese medicinali detraibili al 19%, difficilmente le farmacie non emettono lo scontrino, valutando che per la gestione degli ordini di magazzino, da anni registrano i carichi e gli scarichi dei farmaci mediante codici a barre. In caso di controllo dell’amministrazione finanziaria, quindi, questo magazzino contabile può essere facilmente controllato, facendo emergere facilmente la possibile vendita sottobanco di medicinali.

Sempre in ambito sanitario, invece, il conflitto di interessi funziona bene; anche con una detrazione del 19%, per le visite mediche specialistiche (medici, dentisti, psicologi) che sono esenti da Iva, anche se questi pagano un’Irpef che di prassi oltrepassa il 19%, difficilmente propongono sconti maggiori ai clienti.

Non c’è l’Iva neanche per gli abbonamenti ad associazioni sportive dilettantistiche, ad esempio, se sono considerati quote associative. Per questi, la detrazione è del 19%, se sono sostenute per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni. La stessa detrazione spetta per l’iscrizione annuale e l’abbonamento a palestre e piscine, dove l’abbonamento sconta l’aliquota Iva del 21% e dove evidentemente la detrazione del 19% è poco in conflitto di interessi con l’eventuale “sconto” che può praticare il titolare dell’esercizio.

Rispetto alle associazioni sportive dilettantistiche, anche la tassazione diretta delle palestre, inquadrate come imprese, è più alta, quindi, la detrazione Irpef dovrebbe essere maggiore del 19% per incentivare la richiesta della ricevuta.


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