Prendo spunto dall’ottimo intervento di Luigi Oliveri a proposito del Codice di comportamento, sul punto la mia riflessione a caldo è quella di puntare ad un vero e proprio cambiamento culturale. Non solo norme viste quali adempimenti, ma appunto quali comportamenti in un sistema di valori che metta al primo posto l’etica professionale necessaria in qualsiasi lavoro e ovviamente amplificata quando si parla di lavoro pubblico.

Ebbene mi permetto sul punto di rinviare ad un mio precedente intervento  ed aggiungo che vi è comunque l’operosità silenziosa di tanti dipendenti che ogni giorno svolgono il loro compito in maniera esemplare dandosi attraverso la propria coscienza un proprio codice di comportamento, spesso il più importante. Perché l’etica non si acquista con una norma, ma attraverso i principi morali che si hanno dentro e che si riportano nella cosa pubblica. Sapere di lavorare per la collettività deve essere un onore e una fonte di responsabilità intesa quale massimo rispetto per ciò che si deve fare nei tempi e nei modi giusti.

Le distorsioni che vi sono fanno male al sistema e provocano il diffuso senso di malessere nella percezione collettiva. In tal senso, il dipendente pubblico diviene oggetto di generalizzazioni che oscurano le eccellenze e questo non è giusto.


Un cambiamento culturale deve essere il primo punto all’ordine del giorno per una diversa PA davvero aperta e trasparente. Apertura e trasparenza affinché questi termini siano pieni di contenuti e non solo vuoti contenitori.

Il tema dell’etica è davvero tutto da affrontare e sviluppare, sia sul piano più elevato sia su quello operativo del Codice di comportamento ma anche all’errato approccio dell’anticorruzione diventato oggetto di mero adempimento e non di reale rivoluzione culturali. Vi è però un tessuto di persone vivaci e serie che intendono cambiarla la PA. Sono disposte a formarsi e ad avere una nuova mission aggiornata alle nuove frontiere che i tempi richiedono. Una formazione mirata per la crescita e per la preparazione anche di eccellenze sull’esempio ENA. Dare a tutti la possibilità di elevarsi e di dare il massimo. Astenersi perditempo.


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4 COMMENTI

  1. Dicono che l’unione faccia la forza: non potremmo, in qualche modo, tramite un’associazione, un gruppo in facebook, o non so che altro, fare gruppo/forza? Altrimenti rischiamo, unicamente, di scrivere solo begli articoli, no?

  2. E’ un argomento che sento da sempre, ma che inevitabilmente finisce sulla piazza delle discussioni e delle riflessioni, dimenticando che il lavoro e la sua qualità deve avere un solo obiettivo: la produttività,la velocità,la trasparenza e soprattutto un cambio culturale:il cittadino è portatore di diritti, non più servo. Se così è, la macchina amministrativa va adeguata nel suo funzionamento. Le eccellenze hanno la responsabilità non solo di scrivere, ma di studiare i meccanismi e di adeguarli alle esigenze dei cittadini,di eliminare dai segmenti procedimentali i soggetti dhe fanno saltare la catena o mettono il freno a mano. E’ necessario che regolamenti e procedimenti vengano adeguati non su proposte di amministratori-politici, ma dai dirigenti responsabili di procedimenti.E’ necessario che le responsabilità non restino sulla carta ,ma vengano sanzionate e seriamente. E’ necessario che una pratica sotto tutti gli aspetti raggiunga gli uffici competenti e venga istruita in tutta la sua globalità e ciò può avvenire se il sistema informatico dell’Ente non sia solo un filo di comunicazioni, ma di infomazioni propositive.Solo in tal modo il cittadino potà essere soddisfatto in tempi celeri,in modo esauriente e soprattutto con una qualità di lavoro certa e garantita nel tempo. Occorrono tante idee chiare e tanta responsabilità, non solo, ma soprattutto la serietà di accantonare tanti pesi morti ,ancora legati al cordone onbelicale della politica.Occorre, a mio avviso, che il palazzo della politica venga strutturalmente separato da quello operativo. Solo così il cittadino capirà che per la sua pratica deve rivolgersi alla legge.buon lavoro e buona permanenza.

  3. Con Antonio ed altri dipendenti pubblici è in atto una discussione fattiva e promettente.
    Farebbe piacere che altri si aggiungessero poichè l’argomento merita un più vasto e collaborativo uditorio. Sono gradite considerazioni in merito.

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