Ora che la proroga per l’acconto di giugno dell’Imu è ufficiale le preoccupazioni dell’Esecutivo si focalizzano sulla strutturazione di una riforma più ampia degli immobili che dia una nuova organizzazione alla tassazione che maggiormente fa soffrire i contribuenti perché va a toccare il bene che viene percepito come più caro, la casa.

Dunque dopo aver fissato anche la proroga per quanto riguarda la presentazione del modello 730, strettamente legata alla proroga dell’Imu, il Governo nella figura di Fabrizio Saccomanni ha ufficialmente aperto il cantiere sulla riforma degli immobili e le prime indiscrezioni che trapelano non sono proprio delle migliori, anche perché tengono inevitabilmente conto della pressione esercitata dalla Commissione europea  che è favorevole ad una detassazione sugli immobili ma non all’abolizione totale del balzello che frutta parecchi miliardi allo Stato italiano.

Un documento depositato ieri in Parlamento dalla Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (Copaff) presso il ministero dell’Economia, segnala che la tassazione sugli immobili ” non potrà essere ridotta in maniera rilevante” dal momento che i margini di bilancio sono ancora troppo esigui nonostante la chiusura della procedura europea per la risoluzione del deficit del 3% del Pil per cui l’Italia ha ricevuto l’idoneità.


Secondo i tecnici dunque sarà possibile solo “una ricomposizione del prelievo immobiliare tra singole tipologie di cespiti o di contribuenti”. Proseguono i tecnici del Tesoro ” non sussistono fondati motivi di natura economica per riconoscere all’abitazione principale uno status di particolare privilegio rispetto agli altri immobili”, in questa maniera viene respinta senza mezzi termini la proposta tanto cara al Pdl dell’abolizione dell’Imu.

Tuttavia il problema non è solo del Pdl ma anche del Pd visto che sempre secondo i tecnici sarebbe poco percorribile anche l’ipotesi di aumentare l’attuale franchigia da 200 a 500 euro visto che questo comporterebbe l’esenzione al pagamento dell’Imu di circa il 90% dei contribuenti generando così un costo di 2,5 miliardi che al momento lo Stato non sa assolutamente dove reperire.

Stessa sorte tocca anche alla Service Tax che ha ricevuto l’ennesimo stop da quando è stata proposta, ormai due anni fa. La tassa che si propone di fondere in una sintesi unica l’Imu e la Tares, non è attuabile perché secondo i tecnici ” determinerebbe il trasferimento di parte del prelievo dei proprietari agli inquilini con effetti redistributivi indesiderati” e incompatibili con la legge comunitaria secondo cui ” chi inquina paga”. Infine Copaff suggerisce al Parlamento di di focalizzarsi sugli immobili strumentali delle imprese, vittime di “un sensibile incremento della pressione fiscale” sospendendo il pagamento della prima rata.

Nel frattempo entra sempre più nel vivo la questione sull’aumento dell’Iva che partirebbe a luglio. Dopo le dichiarazioni di Saccomanni che è sembrato frenare circa la possibilità di evitarlo, in osservanza alle raccomandazioni europee, il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, ieri ha azzardato ” io credo che un punto di Iva non abbia un effetto deprimente totale. Certo, sarebbe stato meglio evitarlo, ma se non è possibile allora i fondi aggiuntivi che verrebbero prodotti dall’aumento dell’Iva vadano a vantaggio di misure economiche di rilancio dell’economia“.

Affermazioni che hanno prodotto la risposto del presidente di Confcommercio, Carlo Sangallial meglio evitarlo di Squinzi aggiungo assolutamente necessario evitarlo perché già oggi il livello della pressione fiscale su famiglie e imprese è incompatibile con qualsiasi ipotesi di pur moderata crescita“. Per le imprese, tuttavia, ieri non è stata una cattiva giornata; infatti la Commissione Bilancio ha terminato l’esame del decreto per lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese, approvando una importante novità.

Dal 2014 verrà corrisposto interamente lo stock di debiti nei confronti delle imprese mediante anticipazioni del sistema creditizio nazionale e internazionale e garanzia dello Stato. Il decreto passa ora in Aula lunedì e potrebbe diventare legge già la prossima settimana alla Camera. Fra le altre novità incluse nell’emendamento di sintesi dei due relatori, Antonio D’Afi e Giorgio Santini, ci sono le sanzioni ridotte per gli enti locali che per pagare le imprese  abbiano sforato il patto di Stabilità e l’estensione dei pagamenti ai professionisti.

E’ arrivato abbastanza sorprendentemente il rinvio di altri sei mesi della riscossione coattiva dei Comuni da parte di Equitalia; una proroga valida per tutti i tributi che permetterà ai Comuni di non perdere i proventi delle infrazioni non riscossi. Ieri l’associazione dei Comuni (Anci)  ha incontrato Saccomanni ottenendo l’apertura di un tavolo su Imu e patto di Stabilità e la probabile  proroga della chiusura dei bilanci da giugno a settembre.


1 COOMENTO

  1. si deve ridurre la pressione fiscale sui redditi bassi; umentare il primo scaglione e diminuire, ma di molto, la prima aliquota; i redditi bassi sono i consumatori, quelli che tengono alta l’economia, che creano ricchezza per la nazione.
    più reddti minimi uguale più consumi; più consumi uguale più produzone e più entrate per lo Stato; più produzione uguale più posti di lavoro; più posti di lavoro uuguale più redditi; più redditi (di lavoro) uguale più consumi ( e più entrate per lo satato e più PIL e meno debito) e più crescita; e poi di nuovo daccapo.
    ma questo loro lo sanno, almeno dovrebbero, ecco la crescita immediata; se non lo fanno è perché quesat situazione gli fa comodo, ma tra non molto , se continua così, nessuno potrà più pagare niente; e allora?
    31/05/2013 di lorenzo angelo – lariano (RM)
    un salutone a tutti,
    un ragionietre vecchio stampo ( di quelli tosti ) diceva qualcuno

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