Francesco Nitto Palma, presidente della Commissione Giustizia del Senato attesta l’oramai chiaro rinvio del nuovo assetto geografico giudiziario. “Qui c’è accordo unanime, anche dei Cinque stelle. D’altronde tutti mi conoscono per essere un uomo di mediazione”, dichiara non velando soddisfazione lo stesso Palma. Il ridisegno geografico sembra essere atteso unanimemente da tutti gli schieramenti parlamentari, le stesse formazioni che prima dell’approvazione della riforma sembravano appoggiarla esplicitamente, ma che già subito dopo la sua convalida hanno iniziato a mettere in dubbio tutte le decisioni attuative del governo Monti.

L’unanimità vantata da Palma inoltre sembra voler completamente ignorare quanto dichiarato dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, la quale proprio lunedì in commissione, non ha accennato ad alcuna eventuale proroga della manovra di riforma, entrando essa in vigore come previsto il 13 settembre dal momento che, per dirla con le parole pronunciate dalla stessa Cancellieri, “la fase di realizzazione procede con speditezza”. L’accordo unanime sulla necessità del rinvio, al contrario, propende per la previsione di tempistiche più prolungate in quanto sembrano ancora “molte le cose da fare”. Ma già ieri, semplicemente accennando la questione generale riguardante il provvedimento di proroga di un anno, è affiorata in maniera più che evidente l’inequivocabile trasversalità degli accordi a favore del rinvio. La previsione lanciata dal presidente della Commissione Giustizia del Senato sembra anticipare il “voto già alla prossima settimana”. In riferimento, invece, al contrastante orientamento governativo, Palma è intervenuto dicendo che “c’è spazio per correzioni che non siano campanilistiche ma condivise e il rinvio consentirà di aprire un dibattito costruttivo con il governo”.

La paternità della riforma, ai tempi di quando ricopriva la carica di guardasigilli, spetta allo stesso Palma.  Secondo quest’ultimo non si porrebbero neppure complicazioni di copertura finanziaria in virtù del fatto che, tramite il rinvio, specifiche sedi giudiziarie che verrebbero chiuse potranno agevolmente prolungare l’apertura per un altro anno ancora. “I decreti prevedevano due anni di tempo per procedere alla chiusura”, prosegue l’intervento di Palma. Anche Scelta Civica, del resto, sembra volersi aggiungere alle fila di Pdl, Pd, e M5S pronunciandosi favorevolmente alla proroga, sia pure non di un anno ma di sei mesi. Anche il cambio di rotta del fronte montiano sembra non prendere affatto in considerazione quanto precedentemente detto dal ministro Cancellieri: “Le riforme non possono avere un punto di nuovo inizio a ogni cambio di legislatura. (…) Ci vuole il coraggio della continuità”. E ancora, “Il differimento dell’entrata in vigore correrebbe fortemente il rischio di essere mal interpretato e di generare un negativo effetto di disorientamento”.


Sono ampiamente conosciute le pesanti riluttanze politiche, oltre che campanilistiche e corporative che il taglio dei piccoli Tribunali comporta ad ogni avvicendamento governativo. Il termine “proroga” molto spesso viene confuso, anche dagli addetti ai lavori, con la parola “azzeramento”. Da ogni parte, le resistenza alla manovra, dopo l’approvazione della riforma, comportante la chiusura di 31 sedi minori di organi giudiziari e 220 sezioni distaccate, con un vantaggio in termini di risparmio di 17 milioni di euro per ogni anno, si sono acuite. Oltre alla categoria degli avvocati, in costante fibrillazione, che hanno indetto scioperi in lungo e in largo per la penisola, e ad alcuni magistrati, barricati in linea di fuoco (sono numerosissime le questioni che sollevano la costituzionalità dinanzi la Consulta, che si pronuncerà il 2 luglio), anche i comuni sembrano seguire l’ondata di protesta. Ieri l’Anci (l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ha chiesto al ministro Cancellieri un colloquio proprio per affrontare il problema della “ricaduta economica per i bilanci dei Comuni interessati all’accorpamento”.

Ciò nonostante, l’Anm (Associazione nazionale magistrati) ha sempre innalzato il provvedimento di riforma come un cavallo di battaglia, con la sola eccezione di Magistratura indipendente, guidata da Cosimo Ferri, prima della rispettiva nomina a sottosegretario alla Giustizia, da sempre schierata sul fronte opposto al disegno geografico ‘accorporativo’. Proprio nella giornata di ieri infatti Magistratura democratica tramite un comunicato è tornata a definire aspramente le presentazioni di rinvio, ribattezzandole come proposte “inaccettabili” e adducendo come “la buona amministrazione” non possa accettare “decisioni non attuate, percorsi ritardati, piccole furbizie e grandi alibi, che fanno pagare alla collettività un prezzo non più tollerabile”.


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2 COMMENTI

  1. …come al solito Magistratura democratica …… devono accorpare tutto così potrà estendere ben bene la sua nefasta influenza sula giustizia…avvisate quei signori che le soppressioni si dovrebbero fare a spese dei comuni …..che non hanno soldi…… finirà come l’altra nefasta riforma Flick (che davvero ha affossato la giustizia). Doveva essere a costo zero…poi sappiamo tutti com’è andata….. si mettessero a scrivere le sentenze !!!!!!! Poi danno la colpa agli avvocati che fanno una battaglia di civiltà…. vogliono che tutto venga immesso nel mare magnum delle sedi supergalattiche…così i processi dureranno altri 10 anni in attesa di conoscere a chi sia stato assegnato quello che pendeva presso l’ufficio soppresso (come già accaduto in passato) ..Buffoni !!!!!

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