Adesso è ufficiale: il ministro dell’Economia Saccomanni è alle prese con l’elaborazione di una strategia che possa garantire il rinvio dell’Imu anche per i capannoni industriali e i terreni agricoli. Alla conclusione dell’Ecofin, l’assemblea dei 27 ministri dell’Economia dell’Unione, Saccomanni, in merito allo slittamento che sembra defilarsi per aiutare le piccole imprese al rilancio economico, ha dichiarato “è in esame tutta una serie di cose rispetto all’iniziale idea di coprire soltanto la prima casa”.

Durante le due giornate dell’Ecofin, in sostanza, il neo ministro dell’Economia ha dovuto rassicurare l’assemblea sulla situazione economica italiana e assicurare il rispetto degli impegni europei, ed ha aggiunto “adesso vediamo quello che è possibile fare” richiamando implicitamente  l’esigenza di verificare prima la compatibilità con i limiti europei nei conti pubblici per il 2013. L’obiettivo è quello di mettere al vaglio del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo il rinvio dell’imposta, visto che nella stessa sessione si discuterà di altri provvedimenti economici.

Resta fermo il punto però che il rinvio dell’Imu più che al nostro governo è direttamente legato alle decisioni dell’Ue sull’Italia, quindi è possibile che la tempistica risenta dello scadenzario degli eventi comunitari e passi così in secondo piano, o fuoriesca dalla stretta attualità. Nella fattispecie grande attenzione è riposta nella data del 29 maggio quando la Commissione può propendere per l’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo oppure no.

E’ facile credere che fino ad allora Saccomanni temporeggerà, cercando di evitare una bocciatura per spese non coperte preventivamente, anche perché qualora l’Italia venga sollevata dalla procedura sul deficit godrebbe di una maggiore flessibilità nelle politiche di bilancio, il che permettere di utilizzare le misure di rilancio della crescita e dell’occupazione fissate da Bruxelles. La Commissione europea si è resa conto che il Governo Monti ha portato dal 120% al 130% del Pil il debito pubblico, ieri, contestualmente, la Banca d’Italia ha dato notizia del record negativo di indebitamento, 2034 miliardi di euro.

L’assenso dell’Ue per l’uscita dal deficit è fondamentale, la maggiore flessibilità dei bilanci permetterebbe sicuramente di riuscire a fronteggiare con maggiore efficacia l’aggravamento della recessione e i picchi record che sta raggiungendo progressivamente la disoccupazione, soprattutto quella giovanile che è uno dei quattro temi principali su cui intende concentrarsi l’esecutivo Letta. 

L’ultimo dato dell’Istat sull’inflazione ha indicato una discesa di mezzo punto percentuale, un segnale negativo secondo le associazioni agricole e di commercio che lo hanno interpretato come il risultato della caduta dei consumi in Italia e del bisogno urgente di misure per rilanciare l’economia. Nell’Ecofin Saccomanni si è schierato apertamente contro il freno posto dal Wolfgang Schaeuble, ministro tedesco, sull’autorità comune di salvataggio delle banche e, praticamente, sull’intero progetto di Unione bancaria.

L’Italia si è schierata con la Francia e una larga maggioranza di Paesi europei in appoggio alla Bce di Draghi, che spinge per procedere velocemente aggirando il veto di Berlino. Il ministro dell’Economia ha affermato che “dopo l’accordo sulla vigilanza unica dobbiamo mettere a posto velocemente tutti gli altri tasselli e penso che la direttiva sulla risoluzione delle banche sia fondamentale”.

Schaeuble ha mantenuto salda la sua opposizione, ma il presidente dell’Ecofin, l’irlandese  Michael Noonan, ha dimostrato la volontà di cercare un accordo nella prossima riunione in giugno. Saccomanni ha comunque escluso che istituti di credito italiani debbano richiedere l’aiuto del fondo europeo Esm perché “le banche italiane non hanno alcun bisogno di essere salvate”.


SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here