Equitalia a un passo dal bivio: il tempo è ormai agli sgoccioli, ma gli enti locali temono il “vuoto” di riscossione che potrebbe venirsi a creare all’indomani dell’addio dell’istituto nazionale, fissato per il prossimo 30 giugno. Così, non sono pochi a invocare una proroga o, almeno, a chiedere una regolarizzazione del periodo transitorio per dare margine agli interessati di organizzarsi.

La situazione pare mutata radicalmente nel giro di 48 ore, nelle quali si è passati dal commiato di Equitalia in prima persona ai reclami di Comuni e  Province ancora legati a doppio filo all’ente di riscossione.

Appena la scorsa settimana, infatti, agli uffici dei municipi ancora sottoposti al regime di riscossione “ufficiale” era stata recapitata una lettera in cui era lo stesso istituto ad avvisare che, a partire dal 20 maggio, non ci sarebbe stato margine per portare a conclusione nuove pratiche. Dunque, l’invito rivolto ai corrispettivi degli enti locali, da parte dei funzionari di Equitalia, era sostanzialmente quello di non inoltrare nuovi ruoli all’ente di riscossione, poiché questo non avrebbe potuto godere del tempo necessario per completare l’iter di riscossione.

Una situazione che, già di per sé, avrebbe fortemente sfavorito i Comuni, i quali avrebbero sostenuto le spese per i costi amministrativi, senza, però, riuscire a incassare il dovuto a fronte della scadenza di mandato dell’ente preposto.

A questo proposito, dunque, prende sempre più piede un’altra ipotesi, che non è soltanto quella già abusata della proroga – ricordiamo che la scadenza iniziale del compito affidato a Equitalia doveva essere lo scorso 31 dicembre – ma anche un pacchetto di leggi che consentano a Province e municipi di indossare una sorta di paracadute a seguito dell’abbandono dell’agente nazionale di riscossione.

Oltretutto, denunciano gli enti, nei decreti che sancivano il mandato a Equitalia, non è stata inclusa una normativa “ponte”, tale da consentire, cioè, di riorganizzare a ciascun ente il proprio comparto di riscossione, magari affidandosi – o costituendo ex novo – alle cosiddette società “in house”, partecipate pubbliche – o talvolta anche private – che si fanno carico del ruolo di Equitalia in uno spazio d’azione più limitato.

Insomma, non sarebbero le alternative a mancare per gli enti, ma tempi e condizioni per metterle in pratica. A questo proposito, intanto, pare che Equitalia sia disponibile a rimettersi in discussione, magari rinunciando al volto feroce in favore di un atteggiamento più conciliante nei confronti dei debitori.

“Valutare caso per caso, persona per persona – ha dichiarato l’amministratore delegato Mineo – Non possiamo permetterci un comportamento non adeguatamente orientato alla sensibilità”. Un’affermazione che, a poco più di un mese dalla scadenza del mandato si presta a varie letture, non ultima quella di un ente che viene confermato, ma dalle prerogative più “umane” e ragionevoli. 


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