Mentre il governo continua a temporeggiare sui pagamenti alle imprese, continuano le cattive notizie per il comparto economico e sociale. Si attestano a 6,7 i milioni di lavoratori che attendono il rinnovo del contratto di categoria, con la zavorra dei 3 milioni e mezzo di statali.

Queste le cifre esorbitanti di una crisi senza fine, che si vede accollato un esercito di occupati dal regime collettivo in scadenza o già archiviato, senza che siano avviate le procedure per i rinnovi. L’ammontare dei precari “di secondo livello” dipende, come si diceva, quasi per la metà dai contratti dei lavoratori pubblici, tra i quali non mancano i lavoratori a termine anche “puri”.

Questi ultimi – sia dipendenti dell’amministrazione che facenti parte del personale scolastico – sono stati oggetto, negli ultimi mesi, di diversi provvedimenti, tra cui è possibile annoverare anche il concorso scuola, dove i posti in cattedra erano destinati per la metà ad appartenenti alle graduatorie, mentre per i funzionari, si è proceduto con un prolungamento fino al prossimo luglio dei rapporti in essere.

In merito alle contrattazioni sindacali, invece, nessuna decisione conclusiva è ancora stata presa, anche in riferimento all’irrisolto blocco degli stipendi in vigore da due anni e previsto, al momento, anche per il 2014. Nello specifico, era stato il Dpr 98 del 2011 a stabilire l’alt ai salari per un triennio, ma lo stallo politico e l’incertezza dei conti pubblici lasciano più di qualche dubbio sul fatto che la scadenza venga rispettata, piuttosto che protratta ulteriormente.

Musica simile sul settore del trasporto locale, dove il contratto collettivo ha perso ogni effetto nel 2007 e ancora attende il ripristino, magari con una nuova stesura. In ogni caso, a occuparsi di queste materie sarà il prossimo governo, il cui arrivo, al momento, non è dato sapere. 

Nel privato, le cose non vanno tanto meglio poiché, se moltissime realtà faticano a pagare gli stipendi perché in debito con la pubblica ammnistrazione – 91 miliardi l’ultimo conteggio realizzato da Bankitalia – qualche fiammella di speranza si è accesa. Ad esempio, chimici, agroindustriali e metalmeccanici hanno conosciuto di recente l’aggiornamento dei rispettivi contratti nazionali, mentre chi soffre davvero è l’edilizia.

L’inizio del mese di aprile,quindi, ha sancito, nell’area turistica, il termine per i contratti vigenti (oltre un milione), mentre si assestano a 660mila gli interessati sui tavoil aperti per il tessile.

Con un mercato ormai asfittico, che non dà cenni di ripresa, il settore delle costruzioni vede, infine, in stand by oltre 1 milione e mezzo di lavoratori in attesa della nuova cornice contrattuale. Gli unici segnali incoraggianti, al momento, sono arrivati per i manovali di cemento, calce e gesso.

 


SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here