Per i parametri forensi bisognerà aspettare almeno il 5 aprile. E’ questa la data limite  entro cui sarà possibile inviare le osservazioni alla bozza di decreto varata a fine febbraio dal Consiglio nazionale forense sulle tariffe professionali.

Nei giorni scorsi, si era avanzata l’ipotesi di un intervento d’imperio da parte del Ministero della Giustizia in materia, con un decreto che armonizzasse le direttive antecedenti alla riforma forense e le nuove disposizioni di legge.

Però, come ricordato dalla nota del Cnf degli ultimi giorni, le direttive inserite nella legge 140/2012 sono da ritenersi vigenti. E’ stato, poi, lo stesso ministro Severino a escludere categoricamente la possibilità di un ricorso al decreto d’urgenza sui compensi.

Infatti, ribadiva il Cnf, le norme sono già inserite negli articoli 1 e 13 dell’ultima legge sull’avvocatura, passata negli ultimi scampoli parlamentari prima delle dimissioni del governo e l’indizione delle urne.

Così, secondo le indicazioni della riforma, tocca al Cnf avanzare la prima ipotesi di suddivisione dei parametri a via Arenula, dove, in seguito, si dovrà esaminare il testo pervenuto per varare, infine, il regolamento attuativo e le disposizioni conclusive in materia.

Il Cnf, dal canto suo, ha assicurato di aver già avviato i colloqui con tutti i soggetti potenzialmente interessati, dalle associazioni, agli ordini, all’Oua. Un iter senza dubbio lungo e complesso, che giocoforza finirà per allungare a dismisura i tempi di concertazione. Per questa ragione, è stata dunque definita una data limite entro la quale sarà possibile avanzare precisazioni e richieste di chiarimento sulla bozza di provvedimento redatta.

In realtà, non è la legge che impedisce al ministero di intervenire con un testo temporaneo, in attesa della versione definitiva concordata con il Cnf come la riforma esige. Si tratta di una precisa scelta del governo, che preferisce far defluire la faccenda secondo il suo normale corso previsto dalla legge.

Una decisione, però, che non ha accolto il benestare di tutti gli osservatori. Nicola Marino, presidente Oua, rivela ad esempio che “è l’ennesima puntata di una brutta icenda a danno degli avvocati italiani, costretti a subire parametri infimi e ingiusti. Non ci sono assicura – rischi di disapplicazione da parte dei giudici”, in caso di messa a punto di un decreto correttivo.

Delusione anche dalle parole di Ester Perifano, presidente Anf, che rileva come “per l’intransigenza del Cnf i parametri dovranno essere rivisti sulla base delal nuova riforma della professione forense”. Anche Maurizio de Tilla, presidente Anai, sottolinea come “la contesa Ministero-Cnf danneggia gli avvocati in un momento molto delicato”.