La pressione fiscale nel 2012 ha ufficialmente raggiunto il record storico da quando si registrano le serie continue del peso imponibile sulle spalle degli italiani.

Il dato ufficiale comunicato dall’Istat si stabilisce, per la prima volta in Italia, alla soglia del 44% nel 2012, con una crescita di 1,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente, quando la corsa del fisco si era fermata al 42,6%.

Un sistema di riscossione sempre più ingordo, dunque, del quale gli italiani hanno dimostrato di essere esausti alle ultime elezioni, accordando la preferenza a partiti – come quello di Grillo – dove si propone l’abolizione di Equitalia o, in alternativa, a Berlusconi che aveva promesso il rimborso dell’Imu.

Dunque, specifica l’istituto statistico nazionale, ci troviamo di fronte a un vero e proprio record se è vero che, in 23 anni di registrazioni del termometro fiscale in Italia, mai era stata raggiunta una quota così elevata.

Insomma, siamo ufficialmente nel periodo storico in cui lo Stato chiede di più ai contribuenti, non riuscendo, per la verità, a ricambiare con servizi il cui livello di efficienza possa essere commisurato al valore dei versamenti effettuati dai cittadini.

Cosa può aver contribuito a incrementare ulteriormente questo valore spaventoso per i contribuenti? Sicuramente nuovi, pesanti oneri, Imu su tutti, con le tre rate che hanno pesato parecchio sul portafoglio delle famiglie. Quindi, a rendere il fisco ancora più inviso alla popolazione, sono arrivate nuove diavolerie, come il redditometro, o, ancora, l’annuncio di balzelli di fresco concepimento per il 2013, come la Tares, la futura tassa sui rifiuti.

Insomma, se il 2012 è stato l’anno peggiore della storia, fiscalmente parlando, allora il 2013 non promette di allentare la morsa degli esattori, se è vero che si prevede, con l’arrivo dell’estate, sia la prima rata della Tares che l’incremento di un ulteriore punto dell’Iva.

Intanto, il rigore del governo Monti pare aver portato frutti limitati, quantomeno alle casse pubbliche, guardando anche al livello del debito pubblico, cresciuto al 127%: anche qui, specifica l’Istat, siamo di fronte a un nuovo record, sancito nei mesi scorsi con il sorpasso della quota psicologica degli oltre 2mila miliardi di euro.

Infine, uno sguardo al Pil: l’asticella è tornata indietro di dodici anni, sotto il livello del 2001, mentre la spesa per i consumi delle famiglie, in media, si è abbassata del 4,3%. Uno scenario inquietante, che il quadro politico emerso dalle ultime elezioni non può promettere di risolvere a breve termine.


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