Partiamo dalla proposta “choc” di Silvio Berlusconi: al primo Cdm verrà abolita l’Imu e saranno resi i soldi versati nel 2012. La copertura finanziaria per la resa dell’Imu dovrebbe arrivare dall’accordo con la Svizzera sui conti correnti italiani nella banche elvetiche, una tantum di “25 – 30 miliardi” e un flusso annuale di 5 mld. Il Cavaliere precisa però che in attesa di perfezionare l’accordo svizzero i soldi verranno presi in prestito dalla cassa depositi e prestiti, detti in altro modo i vecchi libretti postali.
Molti sono stati i politici ad insorgere dopo l’annuncio, criticandone la fattibilità e numerosi sono stati gli studiosi, specialmente economisti che si sono confrontati sull’argomento, decretandone la difficile realizzazione a causa della mancata copertura finanziaria che inficerebbe il progetto
Il Professor Vaciago, economista e docente alla Cattolica di Milano, in passato consigliere economico del Tesoro e di palazzo Chigi, dichiara in un’intervista rilasciata all’Huffington Post che la proposta “choc” sia poco credibile. Dello stesso parere Mario Seminerio, economista e blogger che sostiene “Anche volendo soprassedere sul paradosso di restituire ai cittadini soldi prelevati dai depositi dei cittadini stessi, c’è un problema di fondo. Lo statuto della Cdp, cassa depositi prestiti, non prevede assolutamente una mission di questo tipo. Quindi bisognerebbe, inizialmente, cambiare lo statuto“. Sull’intesa svizzera, Seminerio come Vaciago aggiungono “Stiamo parlando di un accordo che è già stato bloccato dalla Camera alta tedesca e che lo stesso Monti non è riuscito a concludere“.
Altri dubbi sull’efficienza delle restituzione dell’Imu pervengono da studi del Nens, l’osservatorio sulle politiche sociali. Il rapporto stilato basandosi su dati diffusi dall’Agenzia del territorio, evidenzia come a beneficiare del rimborso Imu sarebbero maggiormente i ricchi più della classe “meno benestante”. Secondo il Nens, infatti, il 20% dei più ricchi ha versato il 44,65% dell’imposta, a fronte del 5,08 % versato dai più poveri.
Antonio Misiani, il tesoriere del Pd, artefice di questa analisi, parte dalla considerazione che il gettito generato dall’Imu sulla prima casa sia stato pari a 4 miliardi di euro. I dati dell’Agenzia confermano una forte correlazione tra i valori catastali delle abitazioni principali e la progressività dell’Imu.
Lo studio ripartisce i contribuenti in “decili” di rendita catastale, il Nens ha dimostrato che il 20% dei contribuenti con rendita catastale tra il IX ed il X decile ha versato per l’Imu 1 miliardo e 786 milioni di euro, ossia il 44,65% dei 4 miliardi di gettito totale, mentre il 20% dei contribuenti tra il I e II decile ha versato per l’Imu sulla prima casa 203 milioni di euro, cioè il 5,08% dei 4 miliardi complessivi.
L’onorevole Misiani a conclusione dello studio aggiunge che sicuramente una revisione dell’ Imu si rende necessaria ma che “occorre in particolare alleggerire il carico sulle abitazioni principali di valore medio e medio – basso…..Le ingenti risorse necessarie per esentare le abitazioni principali di valore più elevato potrebbero essere meglio finalizzate utilizzandole per ridurre il carico fiscale sui redditi da lavoro e da impresa“.


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