Il consiglio dei ministri, questa sera, deciderà sul riccometro; infatti dovrebbe esserci la “deliberazione motivata” che dovrebbe dare l’ok finale al Dpcm che solo una settimana fa era stato fermato dalla conferenza unificata Stato – autonomie per l’unica opposizione della Lombardia che aveva causato la successiva intesa mancata con il Governo.

Per l’Isee, ossia l’indicatore della situazione economica equivalente,  comporterebbe l’inizio della persecuzione dei furbetti del Welfare e ai “presunti” poveri che godono delle prestazioni sociali agevolate senza averne però il diritto; dagli asili nido alle mense scolastiche, passando per tasse universitarie, assegni di maternità, prestazioni per la disabilità, perfino bollette della luce e canoni telefonici.

Praticamente, una vera e propria rivoluzione che analizzerà in modo totale le ricchezze, i redditi mobiliari e immoibiliari, con un sistema di franchigie e una scala di equivalenza completamente nuova rispetto al passato, unite alla ridefinizione del “nucleo familiare” che non darà modo di barare alle “pseudo famiglie” separate e permetterà di rivedere in tempi abbastanza stretti l’intero sistema di accesso (o di negazione) alle prestazioni sociali scontate.


Saranno valutate le titolarità di barche, auto di lusso, moto di grossa cilindrata (oltre i 500 cc.) e non faranno certo eccezione anche le somme all’interno di conti correnti, gli investimenti in azioni, fondi d’investimento, Bot e Btp, mediante controlli incrociati e un ruolo forte dell’Inps. Sono stati i sindaci e la maggior parte dei governatori, esclusi quella della Lombardia, a palesare la necessità di un cambio di marcia che ha indotto il Governo a velocizzare il procedimento, ripresentando dopo soli 7 giorni, solitamente ne devono passare 30, il provvedimento.

Il pericolo, infatti, era anche quello della possibilità politica del Governo di varare definitivamente il decreto (il 23 febbraio) quando era ormai vicino a mollare la presa, il giorno prima del voto. Questo avrebbe sicuramente giocato a favore della Lombardia che avrebbe potuto sostenere quella decisione appellandosi al proprio “fattore famiglia” e alle scale di equivalenza locali. 

Il governo, invece , ha stabilito, dissolvendo ogni dubbio, di procedere fin da subito con “deliberazione  motivata”, fatte salve sorprese dell’ultima ora. Il testo finale, in questo modo, sarà uguale a quello già reso noto in conferenza unificata, prevedendo un salvacondotto per Trento e Bolzano e dei loro sistemi in virtù della speciale autonomia di cui godono. Il termine dei 30 giorni è stato possibile aggirarlo grazie alla registrazione della mancata intesa, messa immediatamente a verbale, così si è rinunciato a ogni possibile riapertura del dibattito.

Non è stata solo la pressione di sindaci e governatori a spingere per l’accelerazione dei tempi; infatti ha avuto un peso anche la proposta della Lombardia che avrebbe snaturato in maniera tanto evidente il provvedimento da rendere vano l’intero percorso effettuato con le altre regioni e gli altri enti locali. 


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