Il 2013 non cambierà dal punto di vista fiscale, anzi la pressione sarà in leggero aumento, ma un modo per allentare questa stretta, almeno sulle tasse immobiliari, sarà la cedolare secca. Potrebbe essere una dichiarazione forzata, dal momento che la tassa secca del 21% sugli affitti a canone libero (e del 19% su quelli a canone concordato), attivata nel 2011 dal governo Monti, nel 2012 ha erogato nelle casse dello Stato soltanto 1 miliardo rispetto ai 4 teorizzati. Il motivo, ha spiegato il Sole 24 ore, è dovuto alle procedure d’adesione complicate e dall’ assenza dell’emersione degli affitti in nero, anche se adesso le cose cambieranno, visto che sulla casa si pagheranno sempre più imposte.

L’anno passato per la maggior parte dei possessori di abitazioni date in locazione (il cui canone medio dichiarato è di poco superiore a 300 euro) non ci sono stati risparmi sensibili, si è trattato giusto di qualche decina d’euro, fino ad un massimo di 200. La cedolare secca, tuttavia, converrà anche ai contribuenti di basso reddito a causa dell’inasprimento delle tasse sulla casa; infatti questi dovranno pagare l’Irpef sul 95% del canone libero (invece che sull’85%) e sul 66,5% di quello concordato (invece che sul 59,5%).

Dal 1° gennaio di quest’anno, però, è entrato in vigore il taglio delle deduzioni forfettarie dal 15% al 5% sulle locazioni ordinarie imposte dalla riforma Fornero sul mercato del lavoro. E’ una misura che agevola i cittadini anche se esclude gli alloggi affittati a uso foresteria a banche e imprese, oltre che negozi e laboratori dati in locazione ai privati.


Un proprietario di appartamento in affitto da 400 euro al mese e con reddito annuo fino a 15 mila euro, secondo un prospetto pubblicato dal Sole 24 ore, risparmierebbe 60 euro rispetto alla tassazione del 2012 (con deduzione al 15%) e il triplo, 180 euro, rispetto alla nuova tassazione (con deduzione al 5%). Il risparmio sale poi fino a 362 per coloro che hanno un reddito fino a 28 mila euro, 864 euro per quelli con un reddito fino a 55 mila e oltre i mille per chi ha redditi molto più elevati di questi.

Più aumenta il canone d’affitto e reddito del proprietario più cospicuo sarà il risparmio; anche qui, i proprietari con reddito sotto i 15 mila euro che affittano a 700 euro al mese trattengono in tasca 315 euro, fino a 28 mila recuperano 634 euro, fino a 55 mila addirittura 1.751 euro. I proprietari con reddito superiore ai 75 mila euro, ultimo scaglione Irpef, hanno un rientro secco che tocca quasi i 2.000 euro.

Chi affitta a 1.000 euro al mese e dichiara un reddito fino a 15.000 euro aderendo alla cedolare al 21% risparmierebbe 450 euro, chi dichiara fino a 28 mila euro pagherebbe 906 euro in meno, chi dichiara tra i 55 mila e i 75 mila euro addirittura 2.502 euro. Risparmi nettamente meno importanti, come detto, per i contratti a canone concordato. Se si vuole aderire alla cedolare, però, bisogna farlo adesso perché chi registra un nuovo contratto secondo la tassazione ordinaria dovrà aspettare la scadenza della prossima annualità contrattuale per poter cambiare.


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