Forse non tutti sanno che l’Imu, la tassa che nell’immaginario collettivo più facilmente si associa all’ultimo Governo Monti, non nasce dall’ultimo Governo ma è frutto di una collaborazione precedente, risalente al 2011, tra l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il leghista Roberto Calderoli. 

Proprio come un padre a cui viene sottratto un figlio, Tremonti sta portando avanti una battaglia, come si evince dal sito internet della sua lista “3L”, contro la costituzionalità dell’Imu che ritiene, dopo le modifiche apportate dal Governo tecnico, essere diventata incostituzionale, quindi indica al cittadino le tappe e il metodo per poter far ricorso e percepire un rimborso di quella che, comunemente, viene percepita come la tassa più ingiusta.

Tremonti ha definito l’attuale tassa sugli immobili “irriconoscibile” rispetto a quella indetta nel 2011 che era funzionale al federalismo fiscale, ecco perché l’ex ministro dell’economia si fa portavoce e promotore di questa sorta di crociata contro l’Imu. Come detto, sul suo sito spiega, analizzando nel dettaglio uno step dopo l’altro, il modo per poter ricevere un indennizzo, sperando che questo possa portare dalla sua parte un grande numero di cittadini, che vista la vicinanza delle elezioni potrebbero esprimergli la loro riconoscenza con il voto alle politiche 2013.


Se il tentativo di Tremonti andasse a buon fine, e incontrasse il favore del pubblico, cosa che non è da escludere, la Consulta si vedrebbe subissata di domande di rimborso, il che metterebbe la Consulta nella scomoda posizione di valutare la costituzionalità o meno della tassa che ha aumentato del 60% le rendite catastali e innalzato al 10,6 per mille l’aliquota sulla seconda casa. 

In attesa di questa decisione, l’ex  ministro dell’Economia del governo Berlusconi ha già dichiarato a La 7 i suoi dubbi sulla incostituzionalità dell’Imu “ è disuguaglianza tra cittadini; viola la capacità contributiva, non è un’imposta sulla proprietà, ma contro la proprietà“. Ricevere il rimborso, tuttavia, non è così semplice come ipotizzato, va seguito un iter specifico e preciso che andiamo qui di seguito a spiegare nel dettaglio.

La prima tappa di questo iter è, dunque, la richiesta di rimborso da inviare al comune. Il contribuente dovrà spiegare le motivazioni per cui rivuole quanto erogato con le rate della tassa, per fare ciò è necessario compilare un modulo che indica una sintetica elencazione di tutti i profili di incostituzionalità su cui si fonda l’Imu nella versione dl Salva Italia (dl 201/2011). La crepa principale della struttura fiscale dell’imposta è costituito dalla rivalutazione della base imponibile realizzata “senza alcun collegamento con i valori economici reali e sottostanti”.

I criteri di flessibilità non potevano essere omessi come è stato fatto, sono necessari per una imposta patrimoniale permanente quale l’Imu è, inoltre bisognava tenere conto che invece i valori immobiliari possono crescere ma anche scendere e precipitare visto il periodo di recessione economica. La conseguenza di questa rigidità è che chi ha un reddito adeguato potrà permettersi di pagare, chi non ce l’ha si vedrà praticamente costretto a vendere.

Il secondo passo del rimborso, decorsi 90 giorni dalla proposizione dell’istanza ai Comuni, è il ricorso alla Commissione tributaria, che può avvenire anche qualora il comune non abbia risposto. Ciò che si deve richiedere alla Commissione è l’incostituzionalità dell’Imu e chiedere la remissione degli atti alla Corte Costituzionale. 

Secondo Tremonti, le norme giuridiche infrante sono 3articolo 3 (principio di uguaglianza), articolo 47 (tutela del risparmio) e articolo 53 (principio di capacità contributiva). L’imposta sarebbe incostituzionale, per l’articolo 3, poiché “colpisce la titolarità dei beni immobili, in modo erratico e casuale, senza considerare correttamente il loro valore e la situazione personale dei soggetti passivi”. Il nucleo di questa poca ragionevolezza starebbe nelle sperequazioni inserite nelle valutazioni catastali che, effettivamente, come è stato appurato dai dati di gettito, per una stessa tipologia immobiliare, hanno reso molto più caro il conto per i contribuenti del Nord e dei grandi centri urbani.

L’Imu in versione Monti, per Tremonti, non tiene conto del fatto che una tassa sugli immobili può essere imposta solo nella misura in cui un soggetto può permettersi di pagarla “forme di tassazione patrimoniale immobiliare sono tollerabili” dichiara l’ex ministro dell’economiasolo se commisurate a valori immobiliari ragionevoli, e se di entità moderata, tenendo conto tanto della situazione del soggetto passivo , quanto della congiuntura economica”.

Alla luce di quanto detto l’Imu sarebbe illegittima anche per violazione del principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.) in base al quale i cittadini hanno il dovere di concorrere alle spese pubbliche in ottemperanza alle proprie risorse. L’Imu, invece, si fonda su un altro parametro in quanto la sua base imponibile è rappresentata dalle rendite catastali rivalutate che però presentano “rilevantssime e irragionevoli sperequazioni trra territori diversi e addirittura nell’ambito dello stesso territorio“. (centro e periferia per intendersi).

Infine, l’Imu del governo Monti, infrange il principio costituzionale di tutela del risparmio e accesso alla proprietà immobiliare perché colpisce il risparmio investito in immobili, creando due pericolose conseguenze; il crollo delle quotazioni e la corsa alla vendita delle abitazioni, agevolando così solo la speculazione contro ogni logica di efficienza economica.


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7 COMMENTI

  1. Quello che mi pare più incostituzionale della norma è che a parità di “ricchezza” tra denaro in banca e immobile, il primo non venga colpito da alcuna tassa mentre l’immobile sia assoggettato all’IMU. Quindi due contribuenti con la stessa ricchezza, hanno differenti carichi fiscali mentre la costituzione prevede che tutti i contribuenti siano uguali e concorrano al mantenimento dello stato (€ 200.000,00 in banca niente tassa-€ 200.000,00 in alloggio tassa di almeno 500,00 € annui). Sottolineo che non stiamo parlando di reddito dell’investimento che giustamente va tassato ma qui si tassa il possesso. Si questo dovrebbero battere le class action

  2. Io e mio marito abbiamo la nuda proprietá del nostro appartamento in quanto mio suocero, non residente nel ns comune, possiede l’usufrutto. Mio suocero non ha la proprietá di nessun altro immobile, infatti, all’acquisto, abbiamo usufruito tutti, mio suocero compreso, delle agevolazioni prima casa. Insomma, ho pagato e continuerò a pagare l’imposta come seconda casa, quando di immobile ne esiste solo uno! é giusto? Qualcuno mi può dare qualche consiglio? Se non esiste il pagamento della tassa relativa alla prima casa, come può esistere il pagamento della seconda?? Eppure anche il mio Comune si attacca al fatto della resistenza….e l’esistenza di un solo immobile non viene tenuta nemmeno in considerazione. Qualcuno mi può aiutare??

  3. Sono un istruttore direttivo in materia tributaria di un Comune italiano.
    Anche se lo scopo dei nostri uffici è quello di reperire risorse costruendo una base imponibile conforme alla legge tributaria, l’interesse del Comune è anche quello di salvaguardarsi dall’applicare norme di dubbia costituzionalità, altrimenti se l’ente finisce per dover rimborsare un tributo, successivamente dichiarato incostituzionale dalla Consulta, il risultato finale è un bel danno erariale cui tutti (politici e funzionari) hanno partecipato senza battere ciglio. A subire il danno poi è il Comune e quindi il cittadino.
    Sono ragionevolmente d’accordo sull’incostituzionalità dell’I.M.U. sperimentale del governo MONTI, in ordine alla rivalutazione percentuale uniforme degli estimi, per tutte le categorie immobiliari (compreso la cat. “B” che era già stata rivalutata negli anni precedenti il 2012) senza processi tecnico estimativi mirati o automatici (dati del docfa o comunque dati che devono essere riverificati ed attualizzati), che distinguano ad esempio la redditività di immobili costruiti nel 1960, magari obsoleti, ed immobili ultimati dal 2000.
    Sono pure d’accordo con la tesi che la misura massima dell’aliquota, spingendo la tassazione immobiliare sino all’1,03% dei valori immobiliari, ottenuti a loro volta con rendite rivalutate in malo modo, per possedere costituzionalità, debba essere ricondotta a criteri di individuazione della capacità contributiva, come dice la costituzione, sotto il profilo reddituale e patrimoniale del soggetto passivo.
    Per cui ritengo giusto sottoporre alla Consulta, l’esigenza di imporre al legislatore uno studio vero e motivato per ricostruire l’imponibile dell’IMU, scongiurando il pericolo che la superficialità e l’irrazionalità piu’ elevata diventino un metodo costante nell’amministrare la fiscalità dei cittadini e delle imprese, da parte del governo e del parlamento.
    Se le cose vengono fatte bene dall’inizio, nella fase di istituzione del il tributo, si evitano contenziosi pericolosi per la stabilità finanziaria del paese, stabilità già compromessa dalla crisi.
    Riccardo Barbi

  4. Un ricorso alla corte costituzionale costa parecchio…ecco dove sta l’inganno, fanno di tutto per farti rinunciare a un diritto sacrosanto.Come mai non si muovono le associazioni con le class action?

  5. se realmente tremonti afferma quanto contenuto nell’articolo credo che la corte costituzionale avrà buon gioco a respingere i dubbi di costituzionalità della norma; manca infatti il presupposto normativo alle obiezioni sollevate (forse a tremonti fa male la vicinanza di berlusconi).

  6. OTTIMO L’ARTICOLO MA MI E’ SFUGGITO LA STAMPA/E PER IL RICORSO.
    GRAZIE ANCORA.
    FERRARA 05-02-2013

  7. […] anzi la pressione sarà in leggero aumento, ma un modo per allentare questa stretta, almeno sulle tasse immobiliari, sarà la cedolare secca. Potrebbe essere una dichiarazione forzata, dal momento che la tassa secca […]

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