Lo tsunami che negli ultimi mesi ha investito la professione forense, tra la riforma della legge fondativa la professione, attesa da quasi ottant’anni, alcune sentenze importanti e, da ultimo, anche la legge di stabilità, non ha tralasciato il comparto economico.

Sono tante le novità, tra contributo unificato, parcelle e aggiornamenti in materia anche organizzativa, che andranno a  incidere sui compensi da riconoscere agli avvocati nei mesi a venire.

E’ stata proprio l’ultima in ordine di approvazione, la legge di stabilità per il prossimo biennio, che ha tracciato le nuove disposizioni riguardo il contributo unificato dei professionisti.


Innanzitutto va specificato come, riguardo il processo amministrativo, per le vertenze in cui sia stato richiesto rito abbreviato, viene fissata la cifra di 1800 euro dai precedenti 1500, mentre per gli altri procedimenti e gradi di giudizio è prevista una suddivisione precisa.

Sul fronte degli appalti pubblici le cause vengono dilazionate a seconda dell’ammontare: sotto i 200mila euro, entro un milione, oppure al di sopra del milione di euro. Nei tre casi i contributi unificati vanno, per il primo grado, dai 2 ai 6mila euro, mentre, per l’appello, dai 3mila ai 9mila. Va da sé che, in totale, tra Tar e Consiglio di Stato, la spesa potrà variare sensibilmente al crescere della somma coinvolta, da 5mila fino a 15mila euro di contributo. In generale, nel processo amministrativo la crescita del compenso è pari al 50% lungo tutto l’iter di giudizio.

Diversa la situazione riguardo il processo civile, con una curva progressiva del contributo che, tra primo grado, appello e Cassazione, passa da 660 a oltre 1300 euro, con la possibilità che, in giudizi sfavorevoli con correlate sanzioni su eventuali improcedibilità o respinte, il contributo si estenda ben oltre i 5mila euro.

Per gli altri casi, compreso anche il ricorso al Capo dello Stato, il contributo viene spostato da 600 a 650 euro. Tutte le previsioni in legge di stabilità avranno effetto, naturalmente, solo per le controversie aperte dopo il primo gennaio 2013.

Sul fronte della riforma forense, invece, la vera novità in fatto economico riguarda la retroattività dei compensi, con tanto di abolizione delle tariffe professionali.

Queste novità hanno fomentato il dibattito sui principi che regolano la valutazione delle prestazioni professionali, guardando anche oltreconfine, in particolare a quegli studi legali specializzati nelle consulenze alle società quotate.

Ebbene, in fatto di parcelle, un’indagine condotta in America ha rivelato come moltissimi uffici attivi nel mondo finanziario di Wall Street, facciano ancora ampio ricorso alla vecchia parcella oraria.

L’Italia, in questo quadro, non fa specie a sé, e si mantiene fedele alla pratica di ricorso alla tariffa fissa in caso di prestazioni a lungo termine, e dunque in vigore per l’intero svolgimento del mandato.

Indubbiamente, far coincidere le disposizioni di legge con pratiche consolidate nel mondo forense sarà impresa ardua, ma necessaria: un po’ più dura sarà, invece, spiegare ai clienti l’improvviso rincaro della tutela legale.

Vai alla guida sulla riforma forense


CONDIVIDI
Articolo precedenteRedditometro: oltre agli evasori rischiano anche i contribuenti onesti
Articolo successivoLegge di stabilità 2013: più semplice la difesa da Equitalia

1 COOMENTO

  1. Aumenta così il potere giudiziario e si indebolisce il potere del popolo.
    Aumenta il potere dei cittadini ricchi e si indebolisce il potere dei cittadini poveri.
    A fronte di tariffe così costose , di tempi così lunghi per avere giustizia, il popolo preferirà desistere.
    Questo per il momento, ma gli effetti negativi sono moltissimi ed in pericolo è la democrazia

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here