Addio al ddl sulle misure alternative al carcere. Il provvedimento sulle pene contro la detenzione prolungata è stato rispedito, nella tarda mattinata di ieri, alla commissione Giustizia del Senato.

L’Aula di palazzo Madama, infatti, era stata chiamata a pronunciarsi per assegnare al governo la delega in materia di legiferazione sul disegno di legge, molto sostenuto dal ministro della Giustizia Paola Severino.

Ieri, dopo un’accesa discussione, il presidente del Senato Renato Schifani ha preso la decisione definita “amara”, quella, cioè, di rimandare alla Commissione il testo, destinandolo, dunque, all’affossamento (essendo poi arrivate le dimissioni del governo Monti).


Mentre il presidente del Senato stava esponendo la sua posizione, in aula è andato in scena anche uno spettacolo ai limiti dell’increscioso, tra manifesti, insulti e volgarità, poi spiegate palesemente dai singoli parlamentari per la messa a verbale.

Ad alzare la temperatura a palazzo Madama, qualche minuto prima, alcune dichiarazioni inerenti i reati che si sarebbero visti estinti in seguito al periodo di messa alla prova.

Le fattispecie coinvolte nel provvedimento, infatti, sarebbero state addirittura 23, ivi compresi i reati contro la pubblica amministrazione come peculato e corruzione che, dunque, si sarebbero visti del tutto estinti qualora le misure alternative avessero dato esito positivo per l’ex detenuto.

Il ddl è stato inoltre proposto come unica via per ridurre il sovraffollamento delle carceri e, insieme, assicurare una “Seconda chance” ai tanti reclusi nei penitenziari italiani.

Tutto vano, comunque. Preso atto delle difficoltà incontrate dal documento, non è stato possibile imprimere quell’accelerazione tanto sperata dal Guardasigilli, che aveva preso parola per proteggere il disegno di legge.

Tra gli argomenti portati dal ministro in Difesa delle misure alternative al carcere, la smentita sulle accuse che il ddl potesse venirsi a costituire come un indulto mascherato, o, in misura ancora più eclatante, un’amnistia.

E’ un testo importante che ha una sua razionalità – ha commentato dopo lo stop al testo Paola Severino – e l’ok sarebbe stata una pagina bellissima per concludere questa mia esperienza di governo. Invece vado via con amarezza anche se vi ringrazio per il sostegno che ci avete sempre dato“, ha concluso rivolgendosi ai senatori.

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteLegge di stabilità 2013 approvata in via definitiva. Tutte le misure e il testo
Articolo successivoNapolitano: le consultazioni e infine lo scioglimento delle Camere

3 COMMENTI

  1. […] Come rimedio, i giudici di Strasburgo suggeriscono nuovamente di puntare sulle pene alternative al carcere, così come era intenzione del Ministro Severino, che ha visto però decadere il disegno di legge proprio alle battute finali della legislatura. […]

  2. Da lodare l’inpegno avuto dal ministro di giustizia Paola Severino.Peccato non sia passato il ddl sulle pene alternative non volute per una sicura non conoscenza del problema carceri,che nello stato attuale incattiviscono solamente i detenuti in quanto il problema reale,e’ caratterizzato solamente da esclusivi detenuti ritenuti ” malati” in quanto dichiarati tossicodipententi e quindi autorizzati ad usufruire di una serie di agevolazioni (comunita’,affidamento in prova terapeutico ,ed altro fino ad un massimo di 4 anni,ma in casi specifici anche oltre.Quei detenuti “normali ” invece no,devono per forza stare in carcere o in detenzione domiciliare ma solo se la pena o residuo non supera i 2 anni.Il ministro di giustizia quindi voleva nel suo ddl approvare un decreto che desse a tutti i detenuti le stesse possibilita’ di avere almeno uguale possibilita’ di usufruire di misure alternative.Peccato consiglio vivamente a chi si trova ad attraversare problemi seri con la giustizia di dichiararsi tossicodipendente perche’ alla voce ho sbagliato datemi una seconda possibilita’,non c’e’ niente almeno per quelli che non hanno soldi e un buon avvocato.Grazie comunque il ministro di giustizia Paola Severino voleva solo una legge uguale per tutti.Ma evidentemente non ha trovato sostegni politici giusti e realmente consapevoli della effettiva emergenza carceri e necessaria urgenza di misure alternative “UGUALI PER TUTTI” e non per alcuni.Aspettiamoci qualche altro suicidio.che volete che sia,hanno sbagliato devono pagare.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here