Tra i tanti decreti e disegni di legge che sono finiti nel dimenticatoio in seguito all‘annuncio delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Monti, non figura, come noto, la Riforma forense.

Attesissimo dai professionisti del settore, il provvedimento che rifonderà l’avvocatura e i suoi passaggi di carriera è stato calendarizzato per la prossima settimana, con il via libera definitivo che dovrebbe arrivare nella giornata di giovedì 20.

Insomma, avvocati e tirocinanti tirano un sospiro di sollievo? Non tutti, quantomeno, si riterranno soddisfatti, questo è certo. Già, perché nella riforma che si appresta a diventare norma dello Stato, viene predisposta una tagliola per l’accesso alla professione che metterà i giovani laureati in legge nella condizione di lavorare gratuitamente presso gli studi legali.


I futuri praticanti, insomma, se vorranno davvero avventurarsi nella carriera di avvocato, dovranno adeguarsi a prestare servizio senza alcun tipo di remunerazione nel periodo di praticantato.

Così, la “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense” non riserverà succose novità per i giovani che si affacciano alla professione di avvocato.

La specifica è contenuta nell’articolo 41, comma 11 del nuovo testo fondativo: “decorso il primo semestre, possono essere riconosciuti con apposito contratto al praticante avvocato un’indennità o un compenso per l’attività svolta“. Sottolineato, dopo i primi 6 mesi.

Centottanta giorni di beneficenza, formativa finché si vuole, ma senza lo straccio di un riscontro economico. Come se non bastasse, la disciplina del mondo forense stabilisce che il rimborso a partire dal settimo mese debba essere letto in via facoltativa e non obbligatoria. 

Di tutt’altro tono, invece, le novità per gli avvocati di lungo corso, con l’aggiornamento professionale continuo che viene reso volontario solo per chi ha oltre 25 anni di attività, sempre come iscritti all’Albo, naturalmente.

L’Aiga, associazione dei giovani avvocati, commenta così la riforma: “Si impedisce ogni prospettiva di crescita, di progressione di carriera, oltre a costituire una vera e propria emergenza sociale nei confronti di quei giovani che non riescono a raggiungere la soglia dei mille euro al mese“.

Riguardo il mancato compenso in periodo di praticantato, il presidente Dario Greco rimarca come l’attribuzione del rimborso “cessi al termine del periodo di pratica lasciando completamente scoperti quei giovani che attendono di fare l’esame di avvocato oppure che l’hanno superato, ma continuano a frequentare lo studio e a lavorare a tempo pieno per il loro dominus“.

C’è da stupirsi, si chiede Gian Antonio Stella sul Corriere, se “una legge così venga salvata da un palazzo Madama presieduto da un avvocato nel quale gli avvocati sono addirittura 50 su poco più di 300 senatori?

Rimandiamo all’approfondimento sul tema di Silvia Surano a questo indirizzo

Vai al testo della riforma forense

F.M.


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5 COMMENTI

  1. Mi spiegate che senso ha che un praticante abilitato debba aggiornarsi qualora non abbia superato l’esame di abilitazione?
    Per superarlo, infatti, è anche vero che si studia e quindi ci si aggiorna… però bisogna fare formazione…
    come dice Marco… W l’Italia

  2. […] i fondamentali e filtri sempre più spessi per entrare a pieno titolo tra i professionisti: il praticantato gratuito. Forse per indorare la pillola, i termini di praticantato vengono tagliati dai canonici 24 a 18 […]

  3. […] novità incluse nella riforma forense racchiudono una platea sterminata di avvocati o potenziali professionisti, che supera le 300mila […]

  4. Viva l’Italia.
    Per non parlare di un esame impossibile che, abolendo codici commentati e imponendo le materie piu’ difficili all’orale, rende praticamente impossibile l’accesso alla professione.
    Questo dopo anni di studio e di sacrifici.
    Viva l’Italia.
    Lasciamo pure da parte le misure alternative al carcere ma assolutamente non potete permettervi di perdere l’occasione per affossarvi ancora di piu’ nelle vostre poltrone logore.
    Viva l’Italia.

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