TRACCIA

Alla morte di Mevia in Roma, si apre la successione fra i coeredi Tizio Caio e Sempronio figli della stessa. Tizio e Caio ritengono che l’eredità della madre debba dividersi secondo legge stante l’assenza di volontà testamentaria. Sempronio per contro, rivela l’esistenza di un testamento olografo in suo possesso redatto dalla madre, con il quale la stessa destina alcuni beni indivisamente ai tre figli, assegnandone altri ai singoli coeredi prevedendo altresì un prelegato a favore di sempronio avente ad oggetto l’acquisto di un appartamento nella zona di Roma che “Sempronio Preferisce” e l’acquisto di un servizio di posate in argento.

Gli altri figli di Mevia avanzano dubbi sulla autenticità del testamento. Assunte le vesti del difensore di Tizio e Caio il candidato formuli motivato parere illustrando gli istituti e le problematiche sottese alla fattispecie soffermandosi in particolare sulla validità del prelegato per come previsto dalla testatrice e sulle relazione fra l’istituto del prelegato l’eventuale azione di riduzione per lesione.


Possibile svolgimento della traccia 

Esempio n. 1

Ai fini dell’analisi della questione in oggetto occorre preliminarmente risolvere la questione della validità o meno di un legato il cui oggetto non è determinato dal testatore. L’art. 632c.c., infatti stabilisce che “è nulla la disposizione che lascia al mero arbitrio dell’onerato o di un terzo di determinare l’oggetto o la quantità del legato. Si tratta di ipotesi di cd. “relatio sostanziale” in cui la volontà del testatore è sostituita da una volontà esterna. Tale fenomeno è ammesso in limitati casi specifici con una serie di correttivi, quali la determinazione dei criteri di scelta da parte del testaore o l’individuazione degli elementi tra i quali scegliere. Nel caso oggetto di analisi il legato la cui determinazione dell’oggetto è rimessa al legatario è un prelegato ai sensi dell’art. 661. Tale norma stabilisce che “Il legato a favore di uno dei coeredi e a carico di tutta l’eredità si considera come legato per l’intero ammontare”.

Tale disposizione normativa, dunque, permette di ricomprendere nella definizione di “prelegato” sia l’ipotesi del legato a favore di un coerede senza l’indicazione degli eredi onerati, sia quella del legato a favore di un coerede che venga espressamente posto a carico di tutti gli eredi .

Il beneficiario di un prelegato cumula in sé la qualità di legatario (e, cioè, quella di successore a titolo particolare del de cuius) con quella concorrente di erede (cioè di successore a titolo universale). È possibile affermare, dunque, che la caratteristica fondamentale del prelegato risiede nella circostanza rappresentata dall’assunzione, da parte dello stesso soggetto, della duplice veste di legatario – onorato e di erede – onerato. Nell’ipotesi di mancata indicazione degli eredi tenuti alla prestazione, ovvero nella equivalente ipotesi che il legato a favore del coerede venga espressamente posto a carico di tutti gli altri eredi, il prelegatario acquista il lascito per intero a titolo di legato, e cioè anche la quota che a lui spetterebbe in quanto erede; con l’ulteriore conseguenza che egli ha diritto di conseguirlo nella sua interezza in anteparte, cioè prima della divisione ereditaria, fermo restando il suo diritto a conseguire la quota ereditaria. Da ciò deriva che le due qualità di debitore e di creditore nell’unico soggetto si estinguono per confusione. Per conseguenza, il coerede prelegatario non dovrà computare nella sua quota il valore del legato.”

In mancanza di una espressa indicazione da parte del testatore appare problematico il rapporto tra legato a favore del legittimario (in conto) e prelegato. Parte della dottrina ritiene che la qualificazione della fattispecie come legato o prelegato dipende dal fatto che il legittimario subisca o meno una lesione di legittima. Si obietta che tale criterio non sembra persuasivo, dal momento che confonde il profilo strutturale della fattispecie, il quale soltanto deve determinarne la qualificazione, con il profilo delle conseguenze derivanti dall’eventuale mancato rispetto delle quote di riserva da parte del testatore. Secondo l’impostazione criticata, infatti si avrebbe legato in conto di legittima ogni volta che, a seguito dell’adempimento dell’onere di imputazione e del conseguente esercizio dell’azione di riduzione, il bene legato vada a comporre la quota di riserva.

Alla luce di ciò, pertanto non vi è dubbio che il lascito in assenza di contraria volontà del testatore sul punto, è un prelegato e che, pertanto, esso deve ritenersi cumulabile con la quota ereditaria alla quale è altresì chiamato il beneficiario. È parimenti pacifico che, ex art. 564, secondo comma c.c. l’attribuzione in questione è imputabile , in assenza di espressa dispensa, alla legittima ai fini del calcolo della medesima e che pertanto, il bene legato andrà a comporla, se e nella misura in cui il legittimario conseguirà la soddisfazione integrale del suo diritto attraverso l’esercizio dell’azione di riduzione. A sostegno di tale ricostruzione si è espressa la suprema corte stabilendo che ” il generico intento preferenziale manifestato dal testatore con la disposizione del prelegato non è sufficiente a sottrarre i beni che ne formano oggetto all’azione di riduzione dei legittimari (Cass. 28-7-67, n. 2006)”

Nel caso oggetto della nostra analisi si ritiene che si sia in presenza di due prelegati: uno avente ad oggetto gli immobili ed uno la collezione di posate. Soltanto il secondo potrà essere considerato valido ed essere altresì oggetto di azione di riduzione da parte degli altri legittimari ; infatti per quanto su detto il primo legato è nullo per indeterminabilità dell’oggetto.

Veniamo ora all’analisi di un’ulteriore problema dal caso oggetto della nostra analisi: la validità del testamento olografo contestato dai signori Tizio e Caio. Tale testamento per poter essere considerato formalmente valido deve avere i requisiti di cui all’art. 602, ossia deve essere scritto di pugno dal testatore, dato e sottoscritto. Dagli elementi a noi forniti per valutare la validità o meno del testamento non emerge con certezza la presenza dei suddetti requisiti ,ma opinando nel presupposto che essi vi siano si ritiene che Tizio e caio potranno proporre azione di riduzione nei confronti di Sempronio solo nell’ipotesi in cui dal testamento risulti che le quote ad essi assegnate siano lesive della cd. Quota di riserva che il legislatore prevede in favore di determinati soggetti legati da vincoli di parentela forti nei confronti del de cuius (coniuge, figli ed ascendenti).

Per quanto fino ad ora detto si ritiene in conclusione che Tizio e Caio avranno convenienza ad agire ai fini della nullità del prelegato in favore di Sempronio.

Esempio n. 2, svolta dall’ Avv. Paola Sparano

La risoluzione del caso in esame merita preliminarmente brevi cenni sull’istituto del testamento olografo, in particolare sulla validità del prelegato in esso contenuto, nonché sull’azione di riduzione per lesione della legittima testamentaria.

La forma del testamento olografo è prevista dall’art. 602 c.c.. Per la sua redazione e validità, è sufficiente che il testamento sia interamente scritto di pugno dal testatore, cioè non deve contenere parti scritte a macchina o con il computer, oppure scritte da altre persone. Se il testamento non è autografo, è nullo; inoltre, deve essere datato, cioè contenere l’indicazione del giorno, del mese e dell’anno di redazione; ed infine deve essere sottoscritto dal de cuius ovvero firmato al termine delle disposizioni (Cass. Civ. 27 ottobre 2008 n. 25845).

Il legato, invece, è una disposizione testamentaria a titolo particolare in base alla quale un soggetto (legatario) succede in uno o più rapporti determinati. La disposizione testamentaria può contenere in se uno o più legati in favore di terzi.

Il prelegato, a differenza del legato, è un legato a favore di un erede ed allude al fenomeno in forza del quale il legatario che sia anche erede ha diritto di conseguire per intero quanto previsto a suo favore dalla disposizione a titolo particolare in prededuzione e, in aggiunta, la propria quota di eredità (assegnatagli per testamento o dalla legge). Così come il legato, il prelegato può costituirsi in un legato di genere disciplinato dall’art. 653 c.c. ed avente ad oggetto sia beni mobili che immobili.

Tale legato per la sua stessa natura rientra nei c.d. legati obbligatori in quanto non è immediatamente traslativo di un diritto ereditario, ma conferisce al legatario un diritto di credito ad una determinata prestazione nei confronti dell’onerato. Parlando dell’oggetto di legato è opportuno ricordare che questo, oltre che essere possibile e lecito, deve essere determinato o determinabile.

Per questo carattere della determinatezza, l’oggetto del legato generico non può essere troppo indefinito; occorrere che non si tratti di un “genus summum” giacché in tal caso si cadrebbe nella nullità sancita dall’art. 632 c.c. e restando nell’altrui arbitrio la determinazione dell’oggetto del legato.

Con riferimento al legato di immobile genericamente indicato, in particolare, giurisprudenza costante ritiene che tale legato sia valido solo se accompagnato dalla determinazione del suo valore. Il valore dell’immobile, quindi, assume una rilevanza importante al fine della determinazione del genus, al pari di altri elementi idonei ad individuare l’oggetto del legato.

Inoltre, qualora poi la successiva determinazione del valore dell’immobile dato in legato vada ad oltrepassare la disponibilità dell’asse ereditario nonché della quota di legittima spettante agli eredi, questi ultimi potranno avvalersi dell’azione di riduzione.

Tale azione ha lo scopo di far accertare giudizialmente la lesione della quota di legittima spettante al legittimario che agisce in riduzione e, conseguentemente, far dichiarare l’inefficacia (totale o parziale), nei suoi confronti, delle disposizioni testamentarie e delle donazioni le quali hanno ecceduto la quota di cui il defunto poteva disporre.

Ebbene, fatto salvo il diritto di Tizio e Caio di adire le sedi competenti per verificare la veridicità del testamento olografo di Mevia, nel caso posto alla nostra attenzione, Mevia con testamento olografo, disponeva in favore di Sempronio un prelegato avente ad oggetto l’acquisto di un immobile in Roma con la dicitura che “Sempronio preferisce” e l’acquisto di un servizio di posate in argento. E’ pacifico che la mera dicitura così come riportata indica come oggetto del prelegato sia un bene mobile che un bene immobile indeterminato, in quanto non si fa riferimento ad alcun valore economico corrispondente. Per tale motivo il prelegato in oggetto potrebbe rientrare nell’ipotesi di nullità sancita dall’art. 632 c.c..

Qualora invece si ritenga che tale disposizione speciale sia valida, Sempronio nello scegliere l’immobile da acquistare ben potrebbe optare per uno di un valore eccessivamente oneroso tale da ledere le quote di legittima spettanti agli altri eredi (Tizio e Caio). Inoltre, siccome il prelegato, in se stesso, denota un generico intento preferenziale del testatore, e non vale a sottrarre i beni che lo costituiscono all’azione eventuale di reintegrazione della quota riservata ai legittimari ed alle conseguenti riduzioni proporzionali di cui all’art. 558, comma 1, c.c. (Cass. civ., 29/12/1970, n. 2776), Tizio e Caio potranno far valere il loro diritto attraverso l’azione di riduzione facendo dichiarare giudizialmente inefficace il prelegato in favore di Sempronio in quanto lesivo della quota di legittima.


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1 COOMENTO

  1. Quanto alla Validità ed autenticità del testamento olografo: il testamento
    olografo per sua natura, dovendo essere scritto di pugno dal testatore, ben
    potrebbe essere esposto al rischio di falsità, diversamente dal testamento
    pubblico il quale invece, essedo sottoscritto in presenza di un pubblico
    ufficiale, qual’è il Notaio, difficilmente correrà un simile rischio. Va
    tuttavia ben ricordato che, per poter impugnare un testamento olografo, in ogni
    caso, occorrono validi elementi, che mettono in dubbio ad esempio la
    sussistenza di elementi indispensabiuli per la sua validità, quali ad esempio
    la capacità di intendere e di volere da parte del testatore nel momento di
    stesura del testamento, oppure occorre dimostrare che vi sono dei vizi di forma
    all’ interno del testamento quali ad esempio la mancanza di data o di
    sottoscrizione (art. 602 c.c.) o ancora, come pare potrebbe riferirsi al caso
    di specie, ben potrebbe dimostrarsi che trattasi di testamento non scritto di
    pugno dal testatore ma scritto da altri, con conseguente ed eventuale
    possibilità di invocare la sanzione dell’ indegnità a succedere di cui all’
    art. 453 c.c. n. 6 (ben potendosi in tal caso ricorrere alla perizia da parte
    di un grafologo). Secondo la dottrina prevalente l’indegnità costituisce una
    sanzione civile e ha un fondamento pubblicistico, perché è socialmente ingiusto
    il conseguimento di un vantaggio patrimoniale nei confronti del soggetto
    passivo di un fatto illecito, che nella maggior parte dei casi, costituisce
    reato: TALE SANZIONE, PUR OPERANDO IPSO IURE, COME PRECISATO PIù VOLTE DALLA
    GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITà, dovrà essere dichiarata con sentenza costitutiva
    su domanda del soggetto interessato, dal momento che essa non costituisce una
    ipotesi di incapacità all’ acquisto della eredità, ma solo una causa di
    esclusione dalla successione. La dottrina prevalente ritiene che il soggetto
    sospetto d’indegnità conservi tutti i suoi diritti di successibile sino al
    momento dell’accertamento definitivo ad opera del giudice, della sussistenza
    della causa d’indegnità.Egli si troverà in una situazione analoga a quella dell’
    erede istituito sotto condizione risolutiva e non vi è perciò ragione di
    negargli il diritto di accettare l’eredità (o acquistare il legato) e di
    compiere tutte le attività che da tale qualifica dipendono; in particolare l’
    esercizio dei poteri conservativi previsti dall’art 460 c.c. L’azione è
    soggetta al termine di prescrizione ordinario decennale che decorre dal giorno
    dell’apertura della successione o dalla data di commissione del fatto a seconda
    che questo sia commesso prima o dopo la morte del de cuius, come precisato
    anche dalla Corte di cassazione relativamente all’ ipotesi contemplata all’
    art. 453 n. 6 c.c. (Cass. 5402/09).
    Per le cose anzidette dunque, nel caso in esame, il difensore di fiducia di
    Tizio e Caio, avendo questi ultimi dubbi circa l’autenticità del testamento
    olografo detenuto da Sempronio, verificata preliminarmente la regolarità
    formale del medesimo sulla base di quanto previsto dall’ art. 602 c.c., ben
    potrà agire giudizialmente al fine di accertare la eventuale falsità del
    testamento olografo in esame con conseguente richiesta di applicazione nei
    confronti di Sempronio, qualora questi abbia effettivamente falsificato il
    testamento, della sanzione di cui all’ art. 453 c.c. Pronunciata l’indegnità si
    verifica una situazione analoga a quella del primo chiamato che non può o non
    vuole accettare l’eredità e dunque, qualora non operino i meccanismi della
    sostituzione, rappresentazione o accrescimento, l’eredità sarà devoluta agli
    eredi legittimi del de cuius. Dopo la sentenza non occorrerà un’accettazione da
    parte degli ulteriori chiamati, ma i beni saranno immediatamente da essi
    acquistati, dovendo considerarsi la proposizione dell’azione un’accettazione
    tacita dell’eredità ed inoltre ai sensi dell’ art. 464 c.c. l’ indegno dovrà
    altresì restituire i frutti che gli sono pervenuti dopo l’ apertura della
    successione
    Inoltre, qualora non fossero rinvenibili nella fattispecie gli elementi di
    invalidità della scheda testamentaria innanzi menzionati, evincendosi del
    tenore letterale della traccia che la testatrice avesse destinato solo “alcuni
    beni indivisamente” ai tre figli, è bene sottolineare che la circostanza che
    non sia determinata la misura della quota ereditaria spettante a ciascun
    coerede non incide sulla validità della disposizione dal momento che, come
    anche si evince dall’ art. 588 comma 2 del codice civile, il legislatore pare
    non richiedere la necessaria determinazione della misura della quota
    accontentandosi della determinabilità ex post della medesima: sarà necessario
    sia quantificare il valore della chiamata ereditaria al fine di valutare se vi
    sia o meno una lesione dei diritti dei legittimari chiamati all’ eredità (sulla
    base del rapporto tra il valore dei beni attribuiti e l’ asse ereditario al
    momento della apertura della successione), sia eventualmente interrogarsi circa
    la sorte di eventuali beni residui, ossia di quei beni che non sono
    espressamente contemplati all’ interno del testamento e che si rinvengono nell’
    asse ereditario al momento della apertura della successione i quali, secondo l’
    orientamento prevalente in dottrina, devono essere attribuiti secondo la
    successione ex lege.
    Quanto alla validità del prelegato di SEMPRONIO, avendo esso ad oggetto l’
    acquisto di un appartamento nella zona di roma che “Sempronio preferisce”, pare
    parecchio dubbia la validità della anzidetta disposizione a titolo particolare,
    dal momento che la stessa pare in netto contrasto con la disposizione di cui
    all’ art. 632 c.c., ai sensi del quale “È nulla la disposizione che lascia al
    mero arbitrio dell’onerato o di un terzo di determinare l’oggetto o la quantità
    del legato”: la norma in esame infatti, pur dimostrando l’ intenzione del
    legislatore di ammettere una integrazione della volontà testamentaria, in
    omaggio alla tutela del principio di personalità della disposizione stessa,
    ammette l’ intervento integrativo di un terzo solo se improntato all’ arbitrium
    boni viri. Il principio di personalità innanzi citato serve ad impedire che la
    volontà di soggetti terzi possa sostituirsi a quella del testatore e dunque, ai
    fini della validità della disposizione sarà comunque necessario che il
    testatore detti i parametri ai quali il terzo dovrà attenersi, traducendosi in
    caso contrario la scelta operata da quest’ ultimo in un mero arbitrio: infatti,
    come anche più volte precisato dalla giurisprudenza di legittimità, la
    differenza tra il mero arbitrio e l’ arbitrium boni viri sta nel fatto che
    siano stati preconfigurati dal testatore dei criteri certi al quale il terzo
    dovrà attenersi nell’ effettuare la scelta. Orbene, per le cose dette, nel caso
    di specie, essendo il prelegato effettuato nei confronti di Sempronio scritto
    in maniera poco precisa e troppo generica, essendo solo precisata la città
    nella quale dovrà essere ubicato l’ immobile e non essendo dettati criteri
    certi in ordine alla individuazione dei beni oggetto del medesimo tali da
    escludere la sussistenza di un mero arbitrio in capo al soggetto deputato ad
    effettuare la scelta del bene, agevolmente potrà invocarsi la nullità della
    disposizione, essendo essa lesiva del principio di personalità della
    disposizione testamentaria il cui contenuto, come detto, non può essere
    determinato integralmente da soggetti terzi: nel caso di specie infatti, se
    SEMPRONIO potesse stabilire con assoluta discrezionalità l’ oggetto e la
    quantità del lascito, potrebbe agevolmente indirizzare la propria scelta verso
    beni di valore nettamente superiore a quelli ai quali il testatore intendeva
    far riferimento, traendo così di fatto un indebito vantaggio in contrasto con
    il principio di personalità anzidetto. E’ bene precisare che ad analoga
    conclusione potrà pervenirsi anche relativamente all’ acquisto del servizio di
    posate in argento.
    Quanto alla relazione tra l’ istituto del prelegato e l’ eventuale azione di
    riduzione per lesione, essendo esso un vero e proprio legato fatto in favore di
    un soggetto particolare qual’è il coerede, sarà normalmente soggetto all’
    azione di riduzione qualora il testatore non abbia rispettato le quote di
    riserva ( o di legittima), disponendo oltre la quota di legittima. E’ bene a
    riguardo sottolineare che se deve riconoscersi alla attribuzione di un
    prelegato a chi viene nel testamento espressamente istituito erede insieme ad
    altri, l’ intento da parte del testatore di beneficiare l’ onorato in misura
    maggiore rispetto agli altri e quindi di preferire l’ onorato del legato in
    rapporto agli altri eredi, è anche vero che tale intento preferenziale si
    esaurisce con la disposizione stessa, in quanto il prelegato in sè non è
    sufficente a sottrarre i beni pervenuti a tale titolo all’ azione di riduzione:
    infatti, affinchè ai sensi dell’ art. 558 comma 2, la riduzione non sia
    applicabile ad una disposizione testamentaria, non è sufficiente che con tale
    volontà il testatore abbia manifestato la volontà di beneficiare una
    determinata persona a preferenza di altre, giacchè tale volontà è individuabile
    in ogni disposizione testamentaria, occorrendo invece che il testatore abbia
    manifestato la volontà di preferire una data disposizione rispetto alle altre.
    Dunque, non vi è un automatismo tra il prelegato e la preferenza di cui all’
    art. 558 comma 2 c.c., laddove in quest’ ultimo inoltre la volontà di preferire
    non dovrà risultare da formule solenni, ben potendo essere implicita nel
    complesso delle disposizioni usate dal testatore. Dunque, nel caso di specie, anche qualora il suddetto prelegato fosse valido, nel caso in cui vi fosse lesione dei diritti di
    legittima riservati in favore di Tizio e Caio, esso sarà normalmente riducibile
    come qualsiasi altro legato, in virtù delle norme dettate in materia di azione
    di riduzione

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