Oggi è ricominciato il cammino della delega fiscale in Senato, anche se rimane in sospeso l’accorpamento delle Agenzie del territorio (con le Entrate) e dei Monopoli (con le Dogane), almeno fino al momento in cui il governo non riterrà di dover rendere noto il testo su cui, probabilmente, verrà votata la fiducia. La settimana appena trascorsa, in commissione finanze l’esecutivo è stato superato all’unanimità sul procedimento di fusione, la riorganizzazione, prevista dalla spending review e messa in atto mediante due decreti del ministero dell’economia già registrati dalla Corte dei conti, dovrebbe cominciare a breve, il 1° dicembre.

I senatori della VI commissione si sono presi un po’ più di tempo, decidendo per uno rinvio a giugno 2013, aspettando di analizzare più dettagliatamente i reali risparmi che l’operazione determinerebbe per le casse pubbliche. Come è già successo nella prima lettura alla camera, ad ogni modo, con il maxiemendamento il governo potrebbe scegliere di rimanere immobile sulla propria posizione e di cancellare dal testo il cambiamento concernente le agenzie fiscali.

Non dovrebbe succedere nulla, invece, in merito al c.d. “contrasto di interessi”: la commissione ha introdotto la delega all’esecutivo per sistemare i meccanismi di detrazione dall’Irpef di scontrini e ricevute, per contrastare la microevasione al dettaglio. Su questo tema il sottosegretario al Mef, Vieri Ceriani, ha già palesato alcune perplessità, pur avendo manifestato un parere favorevole dopo la riformulazione dell’emendamento.


Per il momento, comunque, si comincerà con l’esame di una questione pregiudiziale presentata dal alcuni senatori del Lega Nord (primo firmatario Federico Bricolo) che dichiara l’illegittimità del ddl delega per due motivi; uno perché si pone in contrasto con gli articoli 76 e 81 della Costituzione, il secondo perché “in ragione dell’approssimarsi della naturale scadenza  della legislatura si valuta che il termine indicato è insufficiente per l’esercizio della delega”. 

 


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