Ieri l’Agenzia delle Entrate ha ufficializzato l’uscita del redditest per i contribuenti; lo strumento pensato per aiutare il cittadino a verificare la congruità del proprio reddito con i parametri indicati dal Fisco italiano ha riscontrato subito pareri contrastanti. Molti hanno parlato di software innovativo e certamente utile, è innegabile che svolga una importante azione preventiva e di aiuto ma molti altri sono concordi nel riconoscere come un test del genere, che per lo più sembra mancare di precisione, induca ad un terrorismo psicologico che rischia di scoraggiare le spese in un periodo reso già complesso dalla forte recessione.

Già al momento del lancio era stato specificato che il redditest presentava una soglia di tolleranza del 20%, ossia che i risultati ottenuti erano collocabili all’interno di una forbice indicabile nel 20% dei valori indicati dal Fisco, quindi solo gli esuberi davvero significativi venivano rilevati. Questa notizia però non sembra smorzare le preoccupazioni ed i cittadini che lo hanno sperimentato ne hanno, effettivamente, denunciato la superficialità e la banale approssimazione delle domande, palesando un certo scoraggiamento per i risultati ottenuti.

Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ai microfoni di radio 24 ha risposto alle preoccupazioni di cittadini e addetti ai lavoratori, difendendo strenuamente la sua creatura e ribadendo quanto in realtà sia “uno strumento fortemente innovativo perché per la prima volta il Fisco consente l’autodiagnosi al contribuente”, in questo modo, secondo il direttore, il Fisco non è più percepito come un’entità ingerente, che vessa con un controllo oppressivo, anche se gli ascoltatori non sembrano viverla proprio allo stesso modo.

Befera ne difende poi la qualità tecnicaè nuovo (il redditest) anche dal punto di vista tecnico e metodologico, può essere migliorato ma è uno strumento d’aiuto“. Il messaggio che preme far passare al direttore, e che forse al momento è stato solo intuito dai cittadini, è che il redditest nasce come uno strumento di aiuto, un mezzo in più di rilievo che non ha nessuno scopo inquisitorio da parte delle istituzioni ma è semplicemente uno scandaglio di cui avvalersi per compilare una dichiarazione dei redditi il più corretta possibile. In ragione di questo è stato ribadito come “l’agenzia delle entrate non ha alcun interesse a conoscere l’identità di chi compila il test”.

Il parere, abbastanza unanime, del campione che ha provato il software è che siano penalizzati più di altri redditi quelli medio – bassi, ossia quelli più esposti a dover sostenere spese fisse. Le famiglie che presentano redditi sotto i 30 mila euro dunque risconterebbero una certa facilità a veder accendersi la luce rossa, ma anche su questo Befera rassicura i contribuenti “il test ha coeficenti di conversione” che mettono al riparo da disparità di giudizio. Inoltre, ha aggiunto il direttore dell’Agenzia, onde evitare polemiche del genere, per verificare al meglio l’esattezza del risultato sono state sviluppati due metodi, uno rappresentato dal redditest, l’altro dal redditometro che si avvale del paniere Istat per valutare e analizzare i consumi e quasi sempre i risultati corrispondono, a dimostrazione che il redditest funziona correttamente.

Befera ha poi spiegato anche la sua dichiarazione secondo la quale una famiglia su cinque evade le tasse; questa affermazione, infatti, deriva da uno studio condotto dall’Agenzia delle entrate che ha raccolto tutte le informazioni delle proprio banche dati sull’intero mondo produttivo italiano, 22 milioni di famiglie, pari a circa 45 milioni di soggetti. Il direttore ha dichiarato che sono state sommate tutte le spese, che alcune sono state considerate solo in parte, ad esempio l’auto è stata considerata nei costi di manutenzione e non di acquisto, e che si è tenuto conto delle spese “minute” ossia quelle necessarie e quotidiane, alla fine di questa somma sono stati determinati parametri che sono stati relazionati ai redditi dichiarati dai cittadini ed è risultato che il 20% di questi sia risultato incompatibile con l’orizzonte d’attesa stimato dall’Agenzia.

Del resto Befera ha ammesso candidamente ” bisogna colpire il reddito laddove si produce (il reddito in nero)”, ma è evidente che per colpire il reddito nero bisogna analizzare chiunque ne produca uno, indipendentemente da quanto ne produca. La situazione dunque è più complessa di quel che sembra, se è sicuramente vero che il redditest è uno strumento utile per valutare la correttezza del proprio reddito secondo il Fisco italiano è altrettanto vero che gli esiti che il software fornisce possono scoraggiare gli acquisti in un momento storico nel quale sarebbe importante che i cittadini tornassero a consumare.

Befera ha detto che “forse entro dalla bocca per arrivare all’intestino per levare il tumore“, speriamo che riesca a farlo e non sia semplicemente una pratica dolorosa che appesantisca ancora di più il benessere, sempre minore, dei contribuenti italiani.

 


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