L’ultima novità del documento per rilanciare la produttività, che sarà inviato al Governo, sarà una corposa premessa “politica” per richiedere, da parte dei lavoratori dipendenti fino a 40 mila euro lordi l’anno, invece che degli attuali 30 mila, la strutturale detassazione del salario di produttività a favore di tutti coloro che sono impiegati e operai al momento estromessi da questo beneficio.

Il Governo con il Ddl Stabilità ha  stabilito l’erogazione complessiva di 2.150 miliardi di euro per il 2013 – 2015. Il documento per il rilancio produttivo presenta una ossatura piuttosto articolata, 10 pagine di linee programmatiche che analizzano 7 tematiche nevralgiche strettamente connesse al mondo della produttività. Nella premessa, inoltre, è contenuta anche un’altra richiesta al Governo, affinché sia attribuita “compiuta applicazione” alla legge 247 del 2007, conosciuta anche come il Protocollo del Governo Prodi con le parti sociali, che contempla lo sgravio contributivo per incrementare la contrattazione collettiva di secondo livello fino al limite del 5% della retribuzione contrattuale percepita.

Più precisamente, il primo punto del documento menziona le “considerazioni introduttive” nelle quali viene spiegato come in Italia ci sia una crescita mediocre della produttività che riduce la competitività delle aziende nostrane. In virtù di questo la richiesta fatta al Governo prevede l’attuazione di “una riforma strutturale” del sistema fiscale, per  diminuire la tassazione che incide sul lavoro e sulle imprese.


Il nucleo fondante del documento è costituito dal secondo punto, dove sono invocati i principi a cui dovranno ispirarsi le relazioni industriali, e il ruolo di garante del Ccnl sui trattamenti economici – normativi comuni per tutti i lavoratori, lo stesso Ccnl potrà inoltre rinviare al contratto di secondo livello la distribuzione di quote di salario rivolto ad aumenti di produttività.

Nel terzo punto, invece, si tratta la questione della “rappresentanza”, fissando la scadenza del 31 dicembre 2012 per mettere in atto le nuove regole di misurazione stabilite dall’ accordo del 28 giugno 2011. Il quarto punto concerne la “partecipazione dei lavoratori nell’ impresa” con la richiesta al Governo di cominciare un confronto serio e deciso con le parti sociali prima dell’esercizio della delega. La “formazione” è tema del quinto punto, qui si mira a ottimizzare i fondi interprofessionali per migliorare la ricollocazione di cassintegrati e lavoratori in mobilità.

Nel punto numero 6 si chiede al Governo di definire una cornice normativa per facilitare la “solidarietà intergenerazionale” tra i lavoratori divisi dall’ età anagrafica, fornendo una congrua copertura contributiva. L’ultimo punto, infine, attribuisce alla contrattazione collettiva alcune materie – come l’equivalenza delle mansioni, la flessibilità degli orari di lavoro, l’introduzione di nuove tecnologie – al momento normate prevalentemente o esclusivamente dalla legge affinché decresca la rigidità senza intaccare i diritti dei lavoratori.


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