Imu alla Chiesa, nuovo capitolo e nuovo tentativo del governo di esentare gli immobili religiosi dal pagamento della tassa che ha preso il posto dell’Ici. Nonostante le mille pressioni da Europa, Consiglio di Stato, e alcuni partiti, l’esecutivo sembra del tutto intenzionato a non imporre agli edifici della Chiesa il tributo tanto contestato, che tutti gli italiani dovranno pagare entro fine anno.

Sul capo del governo, è bene ricordarlo, pende il richiamo della Commissione europea, che ha diffidato le istituzioni italiane di dare via libera a quelli che si sarebbero concretizzati come veri e propri aiuti di Stato.

Il rischio, per l’Italia, è di subire innanzitutto una multa per la reiterazione di questo comportamento e, in seguito, anche il saldo delle somme fin qui non corrisposte dagli enti religiosi detentori di immobili a finalità commerciale, tutto ciò stimabile sui 3 miliardi di euro.


A mettere in difficoltà il governo di Mario Monti, recentemente, ci aveva poi pensato anche il Consiglio di Stato, bocciando il regolamento emanato dal Ministero del’Economia, che spiegava i criteri attraverso i quali gli enti religiosi avrebbero dovuto dimostrare la profittabilità o meno degli immobili posseduti.

E’ a questo punto che il governo ha deciso di adottare il piano B: per scongiurare interventi di Bruxelles, e nel contempo garantire agli edifici religiosi di passare indenni dalla tassa che sta spolpando gli Italiani, si è inserito una breve postilla nel decreto enti locali, emanato in seguito agli scandali di sperpero nelle Regioni.

Così, ora a immobili della Chiesa e di enti no profit sarebbe richiesto di intervenire con qualche piccolo accorgimento nei propri documenti statuari al fine di poter evitare il pagamento dell’Imu.

Basterà, infatti, specificare che nelle finalità dell’ente non viene inclusa quella di distribuire eventuali utili o, in alternativa, di destinarli interamente per scopi di valore sociale.

Un’ulteriore opportunità, per Chiesa ed enti no profit, sarà quella di mettere in evidenza che, nell’ora dello scioglimento eventuale, tutto il patrimonio accumulato venga destinato a un altro soggetto caratterizzato dai medesimi obiettivi.

Potranno, così, restare fuori dal mirino dell’Imu tanto le strutture sanitarie accreditate, si tratti di ospedali, ambulatori o cliniche, quanto le scuole afferenti alla categoria delle cosiddette “parificate“.

Ancora, si vedranno esentate tutte quella strutture adibite alla mera ricettività di matrice sociale e solidaristica. Quindi, per chi si occupa di cultura, sport e attività ricreative basterà la vaga dicitura di “emolumenti simbolici“.

In questo modo, gli istituti che avranno dimostrato la propria non vocazione commerciale, potranno scamparla dall’Imu: ivi comprese le innumerevoli proprietà ecclesiastiche – oltre 60mila dicono le cifre ufficiali – che fino a oggi non hanno versato un centesimo all’erario. Tutto ciò, naturalmente, Commissione europea permettendo.


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