È ormai polemica aperta tra Equitalia  e l’Anci dopo l’approvazione, avvenuta venerdì 2 novembre alla Camera, di un emendamento presentato dalla Lega Nord (tradizionalmente ostile all’ente pubblico di riscossione dei crediti) al decreto sulla riduzione dei costi della politica, per mezzo del quale si consente ai Comuni di revocare il rapporto di riscossione tributaria all’ente che di fatto costituisce il braccio operativo dell’Agenzia delle Entrate.

Sabato l’Anci aveva fatto sapere che ammontano a 11 miliardi i crediti che devono ancora essere riscossi in circa 6.000 Comuni d’Italia, specialmente di piccole dimensioni. Secondo l’Associazione, la percentuale di crediti cosiddetti coattivi (cioè sorti a seguito di un inadempimento da parte dei cittadini) riscossi da Equitalia oscilla in una forbice compresa tra il 15 ed il 30%, il non incassato tra il 70 e l’80%. Tali percentuali potrebbero più che ribaltarsi con un nuovo sistema, più attento e diretto, di riscossione: la riscossione coattiva potrebbe arrivare all’80-90% ed il “perso” attestarsi al 2-3%.

Non si è fatta attendere la replica di Equitalia, che cifre alla mano ha dichiarato che la riscossione coattiva vede un recupero medio pari al 50% del totale dei crediti affidati da parte delle amministrazioni comunali. Il fatto che in alcune realtà la percentuale della riscossione coattiva sia effettivamente più bassa, spiega Equitalia, si deve al fenomeno delle c.d. “cartelle pazze”, motivo di ansia per molti contribuenti. In simili casi può capitare che i crediti richiesti dai Comuni ai cittadini non siano più esigibili alla fonte, come nel caso, per fare un solo esempio, di multe impugnate dai cittadini che hanno ottenuto, nel frattempo, sentenza favorevole.


Per quanto riguarda invece la riscossione volontaria dei tributi (quella cioè non dovuta a errori o inadempimenti dei cittadini, come ad esempio la Tarsu, la tassa sui rifiuti, su cui vige un aggio di circa l’1-2%), Equitalia vanta una percentuale di riscossione di oltre il 90% del totale dei crediti a lei affidati dai Comuni.

Inoltre, sempre secondo fonti dell’ente pubblico di recupero crediti, un abbandono generalizzato di Equitalia si tradurrebbe per i Municipi italiani in perdite per mancate riscossioni valutabili in alcune centinaia di milioni di euro, a cui dovrebbero aggiungersi i costi di struttura (dai software alle sedi dislocate sul territorio). Attualmente sono 1.500 su un totale di 8.000 i dipendenti di Equitalia che lavorano per gli Enti locali.


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