Doveva essere il canale preferenziale con cui i giovani avrebbero fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro e invece si sta rivelando un lento pachiderma burocratico che si sta contraddistinguendo per la sua lentezza e farraginosità invece che per il ruolo di facilitatore per cui era stato realizzato. E dire che, dalla redazione del Testo unico, è già trascorso un anno.

La legge, entrata in vigore ormai 6 mesi fa, è stata di difficile interpretazione per le aziende che hanno faticato a capire le nuove regole, non solo a questo si sono aggiunti i ritardi di alcune Regioni e le rigidità in uscita. E’ emerso da un sondaggio realizzato dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro che solo un’azienda su cinque considera più semplice iniziare l’apprendistato di mestiere o professionalizzante per l’assunzione di giovani tra 18 e 29 anni. Il 75% dei giovani inseriti mediante questo canale rientra in questa forbice anagrafica.

Il contratto, sulla carta, è totalmente operativo nel settore privato; le parti sociali, infatti, hanno stabilito delle intese nei vari settori che ne consentono l’attuazione, inoltre la circolare 128 dell’Inps della settimana passata ha sbloccato gli “sconti” contributivi per le microaziende, tuttavia le imprese evidenziano certe regole che limitano la diffusione dell’apprendistato.


E’ opinione di tutti che l’aver affidato ai datori di lavoro la gestione della formazione tecnico – professionale è un elemento positivo, anche se “c’è poca chiarezza sulla figura del tutor – sottolineano da Confimprese, l’associazione delle aziende del franchising -: la legge stabilisce la sua presenza, ma non è precisato se ci debba essere una costante supervisione, che complicherebbe le cose soprattutto per le società localizzate in Regioni diverse”. L’impossibilità di far passare di livello l’apprendista e i costi per dismettere il contratto sono forse tra le nuove rigidità in uscita più pesanti.

L’obiettivo di Confindustria, invece, è focalizzato sulla durata massima della formazione: 3 anni decretati dalla legge, che aumentano a 5 nell’artigianato e per certe qualifiche. “ Sarebbe stato meglio fissare il tetto – dicono i portavoce di Confindustria – in base alle dimensioni aziendali, a prescindere dal settore di riferimento”. Criticità si riscontrano anche in ambito turistico dove c’è un certo dissenso nei riguardi del divieto per i contratti collettivi di diminuire la durata dei percorsi di “qualificazione”.

L’apprendistato rimane escluso, al momento, nel pubblico impiego dove è alla stregua di qualcosa di ignoto; il Testo unico prevede che la disciplina del contratto professionalizzante e di alta formazione sia estesa anche alla Pa. Il provvedimento del Testo unico doveva essere attivato da uno specifico decreto della Presidenza del Consiglio da varare entro un anno dall’ entrata in vigore della legge (ossia entro il 25 ottobre scorso), provvedimento che al momento non è ancora stato erogato.

Mancano, inoltre, ancora molte tessere del mosaico riguardante l’apprendistato “qualificante”, che ha come fruitori i giovani fra i 15 e i 25 anni di età. In questa circostanza sono le Regioni che devono fissare le regole per la formazione, nel rispetto di standard minimi “Alcuni enti – evidenziano da Confcommercio – sono in ritardo nell’avviare i corsi, altri hanno emanato discipline nettamente distanti l’una dall’altra: tutto questo comporta non poche difficoltà per le aziende con sedi sparse sul territorio, che sono scoraggiate nel realizzare assunzioni”. Risulta, poi, ancora inattiva la verifica degli standard per controllare la qualità dei percorsi formativi realizzati con l’apprendistato per la qualifica e con quello di alta formazione.

“Da circa dieci anni – ha dichiarato al sole 24 ore Enrica Carminati, , ricercatrice di Adapt e responsabile del portale www.fareapprendistato.it – si tenta di strutturare un repertorio nazionale delle professioni, abbinato a un valido sistema di standard per la certificazione delle competenze. Siamo comunque ancora lontani dal realizzare il progetto, che al momento è solo sulla carta”.


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