Un tempo, in Italia, si tassavano i celibi, oggi si cerca di togliere il voto a chi non paga le tasse.

Cambiano i tempi, ma le tasse sono sempre al centro della nostra attenzione.  C’è chi le paga, chi non le paga e chi, addirittura, non conosce neppure la loro esistenza. Il mondo è bello, si dice, perché è vario, ma la diversità dei comportamenti e delle opinioni in tema di tasse è qualcosa da far tremare i polsi anche ai più spericolati  equilibristi del circo.

Fatto sta che il governo Monti sta insistendo da tempo sulla necessità che tutti gli obbligati paghino le tasse, cosa tale da apparire talmente ovvia tanto da non essere per nulla scontata! Eppure si tratta di un principio costituzionale, consacrato dall’art. 53 che dispone in maniera estremamente efficace  che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Risponde, infatti, ad un sano principio di equità sociale che l’imposizione avvenga in maniera proporzionale  e, soprattutto, senza creare diseguaglianze o discriminazioni.


In altri Paesi dell’Europa ( e non solo ) è del tutto normale pagare le tasse, in Italia no! Non si riesce a capire se la diversità dai nostri cugini francesi o tedeschi sia dettata da una sorta di “furbizia” (disonestà?) tutta nostra, accompagnata da una vivace auto indulgenza verso i peccatucci in cui tutti incorrono, ma il punto è che nel nostro Paese l’evasione fiscale è in percentuale superiore rispetto ad altre realtà internazionali.

Ecco allora che provocatoriamente vi è chi sia intervenuto nella vexata quaestio – rendere o no gli italiani dei modelli in tema di tasse – con una proposta dai contorni scioccanti, ma non del tutto peregrina: togliere il voto a chi non paga le tasse.

La provocazione è di questi giorni
  ed è targata Francesco Pizzetti, giurista ed ex garante della privacy.

In buona sostanza, secondo il pensieropizzetti è indispensabile osservare singolarmente i propri doveri fiscali e chi non adempie al proprio dovere, specialmente se si tratta di un grande evasore (!), non può avere diritto al voto.

Si tratta di rovesciare il vecchio grido di guerra dei coloni ribelli americani che urlavano ai propri signori inglesi “no taxation without representation, cioè nessuna tassa se non si possono eleggere i propri rappresentanti.

Nonostante il clamore dato alla notizia dai media – con tanto di sondaggi o plebisciti favorevoli – la proposta non convince del tutto. In effetti, sembra troppo forte l’idea di sospendere la democrazia – perché di questo si tratta – a fronte del dovuto apporto alla vita della collettività.

Forse, migliore risultato si potrebbe conseguire con il rigore dell’esempio e la necessaria lotta all’evasione fiscale con gli strumenti posti a disposizione dall’ordinamento.

D’altra parte, siamo proprio sicuri che tra la prospettiva di scelta tra non pagare le tasse e non votare, vi sarebbe la fuga verso le urne?


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