Dalla teoria alla pratica. E’ tutto pronto, ora che la spending review è intoccabile sulla carta, la fase “operativa” riparte proprio da dove quella teorica aveva cominciato a tagliare i rami secchi della spesa pubblica. Il primo nodo da sciogliere per i mesi autunnali è infatti quello degli statali, oggetto della discordia già in stesura del decreto poi diventato legge a Ferragosto.

Ora, si attendono i provvedimenti che specificheranno il calibro dei tagli nei vari enti e c’è già attesa per il primo decreto, che ridistribuirà le competenze delle Province soppresse agli altri livelli di governo. A partire da lì, si capirà con chiarezza fino a dove potrà arrivare la ghigliottina del governo.

Tra le righe del provvedimento originario, infatti, si parla esplicitamente di riduzione delle piante organiche nella pubblica amministrazione pari al 20% dei dirigenti e il 10% dei dipendenti. Percentuali-bussola che, però, non indicano quanto la riduzione della spesa porterà effettivamente via al settore pubblico. ecco spiegato, dunque, il fermento di questi giorni in tutti gli uffici per l’arrivo dei decreti attuativi, che impegneranno il governo Monti in maniera asfissiante d’ora in avanti, se tutte le riforme approvate in questi nove mesi gravidi di manovre vorranno effettivamente incidere sul tessuto economico e sociale del Paese.


Ecco, dunque, che l’unica certezza contenuta nella spending review, quella degli esuberi per un numero di lavoratori pubblici a meno di due anni dalla pensione, che alcuni stimano in24mila unità, diventa fonte di interrogativi sugli enti che ne saranno maggiormente interessati e quelli che, al contrario, ne usciranno pressoché indenni.

Neanche a dirlo, la roncola colpirà di certo le Province, destinate alla drastica riduzione di 64 sedi da nord a sud, con tutto il personale che freme per conoscere il proprio destino. In assenza di una normativa specifica, infatti, tutti i dipendenti degli enti provinciali “condannati a morte” non sanno ancora se dovranno trasferirsi in sede regionale, comunale o, perché no, nel nuovo capoluogo provinciale. Indubbiamente, molti di loro potrebbero essere gli indiziati per essere messi nella “panchina” del prepensionamento.

Allo stesso modo, Comuni e Regioni non si sentono al sicuro, proprio in attesa che vengano definite le nuove ripartizioni di competenze amministrative che arriveranno dalla soppressione delle 64 Province: alcuni uffici potrebbero essere allargati, altri sovrapposti, altri ancora, semplicemente sostituiti. Come già confermato, poi, il grosso delle riduzioni di personale – 11mila secondo i primi calcoli – si abbatterà sugli uffici centrali e i ministeri, che otterranno già nuova fisionomia nel mese di ottobre. Anche molti lavoratori dell’Inail, intanto, iniziano a sentirsi in pericolo, mentre prendono corpo indiscrezioni che parlano del taglio di mille dipendenti dell’ente nazionale per l’infortunistica.

Sicuramente, i lavoratori delle amministrazioni nei vari livelli di governo saranno i primi a sapere se avranno superato la scure della spending review o se, invece, saranno vittima dei tagli al personale. Dopo di loro, toccherà infatti, secondo la road map della fase due negli uffici territoriali di Prefetture – per la quale si è anche paventato l’accorpamento conseguente alle Province – Questure, uffici scolastici, ambulatori e così via.

Indubbiamente, un primo scalino verrà superato con la riapertura del tavolo tra governo e sindacati, che non hanno mai nascosto la loro contrarietà alle misure della spending review rivolte al pubblico impiego, tanto da confermare per il 28 settembre lo sciopero generale, con la sola Cisl ancora titubante sull’adesione. Tra gli impasse da scavalcare, quello dell’informativa sul reimpiego, che la revisione di spesa indica in dieci giorni, mentre la normativa di concertazione sindacale – giuridicamente prioritaria – prevede in un mese.


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