Uno dei capitoli meno conosciuti della nuova riforma del lavoro è quello riguardante gli immigrati e il welfare. Molti lavoratori stranieri, infatti, giungono in Italia in cerca di un nuovo lavoro, salvo, però, perderlo dopo pochi mesi: mai come oggi, infatti, anche gli stranieri si imbattono nelle conseguenze della crisi economica, tanto è vero che alcune indagini recenti hanno messo in luce come stia prendendo piede il fenomeno dell’abbandono del suolo italiano da parte della popolazione non autoctona. Le nuove misure sono illustrate nella circolare 5792/2012 diramata dal Ministero dell’Interno.

Ora, infatti, con l’entrata in vigore, lo scorso 18 luglio, della nuova legge sul lavoro firmata dal ministro Elsa Fornero, anche per i dipendenti extracomunitari sono stati contemplati alcuni ammortizzatori sociali più incisivi, che tengono conto sia del momento di crisi occupazionale ed economica, sia dello stato di precarietà in cui molti immigrati sono costretti a vivere svolgendo lavori saltuari o poco sicuri. Questa misura, che modifica il Testo unico sugli immigrati o decreto legislativo 286/1998, è finalizzato a favorire il reintegro lavorativo della forza lavoro straniera già presente sul territorio nazionale.

In particolare, la durata del permesso di soggiorno per attesa occupazione è stata raddoppiata, passando dai precedenti sei mesi a un anno di permanenza regolare per chi ha perso l’occupazione. E non è tutto: qualora l’immigrato licenziato, per esempio, usufruisca di misure di sostegno del reddito, come Cig o indennità di disoccupazione, il permesso di soggiorno resta in vigore fino all’esaurimento dell’ammortizzatore sociale. Anche in caso di dimissioni del lavoratore, poi, la libera circolazione di un anno per lavoro subordinato resta pienamente in vigore.


C’è, infine, un altro sistema per restare in regola all’interno dei confini italiani pur in assenza temporanea di occupazione: dimostrare, secondo quanto stabilito all’articolo 29 del Testo Unico per l’immigrazione, di godere di un reddito minimo annuo proveniente da fonti lecite. Questa somma, in ogni caso, non potrà essere inferiore all’ammontare dell’assegno sociale, al fine di assicurare all’immigrato una regolare permanenza anche in stato di temporanea disoccupazione.

Queste misure sono l’anticamera della sanatoria che prenderà il via il 15 settembre, quando verranno aperte le liste per regolarizzare l’altra faccia della medaglia dell’immigrazione, quella del lavoro nero. Infatti, i datori di lavoro potranno essenzialmente pagare un conguaglio di mille euro per ogni cittadino straniero non in regola con i documenti di soggiorno, che riesca a dimostrare di trovarsi nel suolo italiano almeno dal 31 dicembre 2011. La linea di inclusione del governo Monti verso la popolazione immigrata è insomma tracciata con forza e punta a prevenire sia le condizioni di sfruttamento che i crescenti fenomeni di abbandono della penisola.

Leggi la circolare 5792/2012 del Ministero dell’Interno


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