Eccola là, l’ideona. Accantonata, per ora, la bizzarra idea di chiudere per ferie gli uffici pubblici a Ferragosto e Natale, il Governo rispolvera una geniale pensata: accorpare le festività!

E tanto piace l’idea all’Esecutivo, che la spaccia pure per nuova. Glissando sulla circostanza che la trovata è già contenuta nell’articolo 1, comma 24, del d.l. 138/2011, convertito in legge 148/2011, la seconda (o decima, o centesima?) manovra estiva del 2011.

In effetti, quel comma richiede un decreto del Presidente del consiglio che stabilisca quali festività civili vadano accorpate al venerdì o al lunedì precedenti o successivi o unificate alla domenica. Monti, fin qui, è stato impegnato in altro.

Evidentemente, però, il clima estivo fa pensare alle ferie e alle festività. Dunque, dopo le esternazioni di poche settimane fa del Sottosegretario Polillo secondo il quale una settimana in meno di ferie farebbe incrementare il Pil di 1 punto percentuale e dopo aver accarezzato, grazie alla totale inadeguatezza di Bondi come commissario della spending review, il paradosso della chiusura dei servizi pubblici, rispunta l’accorpamento delle festività.

La teoria è sempre la stessa: con qualche giorno lavorativo in più aumenta il Pil. Ma, purtroppo, come si nota, anche la zuppa è sempre la stessa. Si gabella una manovra estiva per spending review e si continua sempre con i tagli lineari ai trasporti, alla sanità, agli enti locali. E si ribadiscono idee insensate, come appunto quella dell’accorpamento delle festività.

Al Governo pare sfuggire un dettaglio che, invece, vista la crisi economica, dovrebbe avere ben presente: l’Italia è in recessione. Cosa significa? Che le aziende hanno meno ordinativi, non producono quanto nel loro potenziale. Le settimane di ferie ad agosto sono passate da 2-3 a 4-5; spesso il venerdì si chiude; impazzano i contratti di solidarietà con orari produttivi ridotti; la Cassa integrazione è fuori controllo; la disoccupazione quasi al 10%; centinaia di migliaia di persone senza pensione e senza lavoro; decine di migliaia di dipendenti pubblici sull’orlo della perdita del lavoro.

Giusto pensare di rimediare alla crisi aumentando il Pil. Ma, forse, le ricette presentate oltre ad essere ingenue e ripetitive non si coglie siano del tutto sbagliate. Se già le imprese lavorano meno, giornate lavorative in più non faranno altro che incrementare le ore di non lavoro o le ferie.

Inoltre, uno degli elementi sui quali incidere per cercare la crescita dell’economia sarebbe la valorizzazione dell’immenso potenziale del turismo. Curiosamente nell’ennesimo recente “decreto sviluppo” della materia nemmeno si parla. E per tutta risposta cosa si pensa? Di ridurre le festività, puntando su una crescita del Pil impossibile, date le circostanze, senza considerare gli effetti devastanti sull’economia turistica, già a sua volta in crisi.

Insomma, l’ideona dell’accorpamento delle festività è concretamente più recessiva che produttiva di crescita del Pil. Dunque, possiamo stare certi che verrà attuata.


1 COOMENTO

  1. Con la conversione in legge del DL 138/2011, avvenuta con L. 148/2011, si è comunque persa per strada la possibilità di toccare 25 aprile, primo maggio, 2 giugno e tutte le feste religiose concordatarie. E’ rimasta solo la possibilità di accorpare le feste patronali ed al riguardo voglio vedere che tipo di DPCM attuativo faranno per spostare, uno ad uno, i patroni di tutti gli 8101 comuni italiani. Che fanno, nominano un altro commissario per considerare caso per caso?
    Comunque visto che nelle ultime ore si parla di nuovo delle feste civili 25 aprile, primo maggio, 2 giugno servirà una nuova legge ad hoc, magari per decreto, anche se secondo me la vera mira è cancellare il diritto alle famose 4 giornate di festività soppresse che a cui i lavoratori hanno diritto oramai da decenni.
    Staremo a vedere.

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